“Ultimo”: estromesso dall’Arma e ora impegnato nel sociale

Dalla lotta a Cosa Nostra alle accuse di favoreggiamento, per poi essere prosciolto, dalle inchieste sulle ecomafie al sostegno dei poveri e degli emarginati.

Nome in codice Ultimo, ed è il capitano dei Carabinieri che nel 1993 arrestò il Capo dei Capi, Totò Riina, infliggendo un duro colpo alla criminalità organizzata. Oggi, dopo aver dedicato un capitolo della sua vita alla tutela dell’ambiente nel nucleo operativo Noe ed esserne inspiegabilmente estromesso lo scorso agosto, è immerso nel volontariato con l’Associazione Volontari capitano Ultimo Onlus.

Com’è possibile che l’uomo che arrestò Totò Riina è stato tagliato fuori dall’Arma? Non avrebbe meritato quanto meno un promozione per i successi ottenuti nella lotta alla mafia? Poco si parla del colonnello Sergio De Caprio un uomo che ha dedicato buona parte della sua vita a un obiettivo ben preciso, la lotta alla mafia, che sembra quasi avergli dato più guai che soddisfazioni a causa delle accuse di favoreggiamento per via dei “ritardati arresti” dei boss. Situazione questa che gli creò un profondo senso di amarezza verso la Giustizia italiana che, dal suo punto di vista, preferì mettere in discussione il suo operato dando maggiore validità alle parole dei “pentiti” piuttosto che a quelle di colui che inchiodò Totò Riina.

Attualmente si dedica agli emarginati e agli esclusi, i gradini più bassi di questa spietata società con l’associazione che si trova nella periferia Sud-Est di Roma nella tenuta La Mistica, una Casa Famiglia per il recupero e il reinserimento dei minori disagiati o figli di famiglie legate al mondo del crimine. Le turbolente vicende del colonnello Sergio De Caprio vengono fatte risalire agli anni che precedono l’arresto di Totò Riina. La sua modalità di azione era basata su scelte che si scontravano con il classico protocollo dell’Arma, ritardando alcuni arresti allo scopo di arrivare ai cosiddetti “pesci grossi”. E proprio questi ritardati arresti sono stati l’inizio di un rapporto conflittuale con le più alte sfere dell’Arma.

Sempre al centro di numerose polemiche sia a livello giudiziario che giornalistico, si è spesso scontrato con alcuni esponenti dell’Antimafia per la vicenda della mancata perquisizione del covo di Totò Riina, dalla quale venne poi prosciolto. Nel libro “Ultimo. Il capitano che arrestò Totò Riina” di Maurizio Torrealta, Sergio De Caprio racconta che se si vuole sconfiggere la mafia non si possono sempre seguire in maniera meticolosa tutte le regole della giustizia, ma a volte occorre andare fuori dagli schemi.  Proprio per questo modo di condurre la lotta alla criminalità organizzata con il suo gruppo di allora, Crimor, non gli è stata resa vita facile della più alte cariche dell’Arma. I contrasti sono continuati quando il colonnello Sergio De Caprio è passato da Crimor a Noe, il nucleo operativo contro i reati di ecomafia e l’apice è stato toccato infatti lo scorso agosto 2015 quando il Comando Generale dell’Arma gli revocò i compiti operativi di vicecomandante del Noe, decisione presa dal comandate generale Tullio Del Sette, come confermato dal quotidiano Il Fatto.

Privato dei poteri operativi necessari per poter contrastare i reati ambientali, il colonnello Sergio De Caprio dichiarò all’Ansa la sua indignazione contro questa decisione, lamentandosi di essere stato rimosso dal vertice del Noe proprio in un momento in cui vengono inasprite le leggi sui reati ambientali. La sconcertante situazione è stata segnata da un inaspettato silenzio mediatico e a favore di Ultimo si sono schierati i Dalla Chiesa e l’attore Raoul Bova che lo ha interpretato nelle miniserie televisiva “Ultimo”.

Oggi ci troviamo di fronte un uomo che non fa più parte dell’Arma e che attraverso il sociale cerca in ogni modo di portare un pò di giustizia nel mondo. E’ mai possibile che persone come Ultimo vengano private della possibilità di fare fino in fondo il loro lavoro?

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