“Tutti in scena – Giuseppe Fava, l’uomo, il suo teatro”

Omaggio al grande giornalista, scrittore e drammaturgo siciliano

nel trentesimo anniversario del suo assassinio,

consumato davanti al Teatro Verga per mano di Cosa nostra

 

Ucciso da Cosa nostra, alle nove di sera, davanti al Teatro Verga, freddato a colpi di pistola sul selciato della via che da allora porta il suo nome. Era il 5 gennaio del 1984, Giuseppe Fava era appena sceso dall’auto e stava per entrare nella storica sala del Teatro Stabile di Catania. Era di casa in quello che era ormai il “suo” teatro, il palcoscenico di elezione dei suoi drammi, delle sue commedie. Lì lo aspettarono i suoi sicari.   

E proprio al Verga avrà luogo il “memorial” per onorarne la memoria nel trentesimo anniversario del suo vile e feroce assassinio perpetrato dalla mafia. Una serata nel segno del forte legame che univa Fava allo Stabile, grazie al sodalizio stretto con il direttore Mario Giusti, che produsse le più importanti pièce teatrali del fecondo giornalista, narratore, drammaturgo, intellettuale a tutto tondo dal militante impegno civile. Una libera sequenza intessuta di testimonianze, arricchita di rari filmati, ma incentrata soprattutto sui vibranti testi di un autore che ha lasciato un segno profondo nella vita culturale e civile. “Tutti in scena – Giuseppe Fava, l’uomo, il suo teatro” è il doveroso e sentito tributo promosso dallo Stabile in fattiva sinergia con la Fondazione Fava e con la famiglia di una delle più illustri e coraggiose vittime finite nel mirino delle cosche siciliane. L’appuntamento è per sabato 4 gennaio alle ore 21. Interverranno i figli Claudio ed Elena Fava, il sindaco Enzo Bianco, il presidente del TSC Nino Milazzo, il direttore Giuseppe Dipasquale e gli attori Alessandra Costanzo, Fulvio D’Angelo, Leonardo Marino, Mimmo MignemiPietro Montandon, Pippo Pattavina, Marcello Perracchio, Angelo Tosto, con il contributo in video di Leo Gullotta. L’ingresso è libero.

Fava sarà raccontato e rievocato attraverso un’antologia del suo corpus drammaturgico, che oggi suona come un autentico testamento spirituale. Il teatro fu per lui un grande amore, tant’è che cominciò a scrivere per il palcoscenico poco più che ventenne con “Vortice” (1947). Seguì una serie di titoli in cui l’impegno civile s’intrecciava all’acuta analisi della condizione esistenziale: “La qualcosa”, a quattro mani con Pippo Baudo (1959), “Cronaca di un uomo” (1966), “La violenza” (1969”, “Il proboviro. Opera buffa sugli italiani” (1972), “Bello, bellissimo” (1974), “Delirio” (1979), “Opera buffa” (1979), “Sinfonia d’amore” (1980), “Foemina ridens” (1980), “Ultima violenza” (1982).

L’opera teatrale rappresenta dunque una sezione importante (e ancora in parte da riscoprire per via dei numerosi inediti) all’interno della produzione globale di Giuseppe Fava, firma autorevole che seppe percorrere le vie del giornalismo militante come della letteratura più blasonata: basti ricordare il suo romanzo Passione di Michele, da cui egli stesso trasse la sceneggiatura di Palermo or Wolfsburg, il film di Werner Schroeter, Orso d’Oro a Berlino nel 1980.

«Il primo impegno che ho assunto nel luglio scorso nell’intraprendere il mio mandato – sottolinea il presidente dello Stabile, Nino Milazzo – è stato proprio quello di realizzare un evento che, trent’anni dopo la barbara uccisione, rendesse omaggio a Fava giornalista e drammaturgo. Un momento di riflessione e aggregazione intorno a questa esemplare figura di cittadino e intellettuale, di cui mantengo vivo il ricordo anche in forza del lungo rapporto personale, denso di stima e amicizia».

L’anniversario del 2014 vede il Teatro Stabile impegnato su più fronti: alla serata del 4
gennaio al Verga seguirà infatti, in aprile, la programmazione di “Foemina ridens” al Teatro Musco. «Con Fava – dichiara il direttore Giuseppe Dipasquale – siamo di fronte ad un autore simbolo della coscienza civile e culturale della nostra terra. Perciò intendiamo riproporlo al pubblico, soprattutto ai giovani, partendo dal trentennale della morte. E siamo onorati di farlo in perfetta consonanza di intenti con la sua famiglia e la Fondazione a lui intitolata».

 

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