Trecastagni: Rossana Bonafede racconta Lorena Salerno con “L’amore é Salvo?”

Quattro storie più una con protagonista un uomo di nome Salvo

Quattro storie più una. Storie di donne diverse ma con un minimo comune multiplo. E cioè, quello di esser vittima di un anonimo uomo di nome Salvo. Tutte donne, meno una, la quinta, ovvero l’attrice catanese Rossana Bonafede, che nell’ultimo monologo racconta sé stessa e la sua metamorfosi, facendo vedere al pubblico come da vittima diventa vincente. E che non a caso si chiama Salvatrice.

Questa, in estrema sintesi, la pièce teatrale in cinque atti unici scritta da Lorena Salerno, “L’amore è Salvo?“, e interpretata dall’attrice a Trecastagni.

Un progetto, questo-‘nato per gioco’- spiega la Salerno, docente di Lettere- ‘Ho creato cinque monologhi di donne diverse alla ricerca dell’amore”.

Si va dalla donna vittima e dipendente di un amore malato, alla borghese in menopausa con cagnolino a seguito, vegana per amore, ma che trova il coraggio per viaggiare da sola.

Il primo atto è molto forte. Spiega la Bonafede: “Salvo spara alla sua donna per avere un sacrificio da parte sua, una sorta di prova d’amore, e lei, masochista, attende che il suo Salvo violento ritorni mentre pronuncia queste parole “Io non voglio che si sappia il suo nome. E questo, è testimoniato da tanti casi di violenze domestiche in cui le donne non denunciano il loro compagno“.

Il primo atto si chiude così, con la consapevolezza da parte della protagonista del pericolo: “Io aspetto Salvo– dice lei- questa volta ho paura non di lui, ma di me, perché prenderà bene la mira e mi ammazzerà”

Poi è la volta dell’alunna ‘nazional popolare‘ catanese, che si confida con la sua insegnante. La liceale è innamorata di Salvo che le torce il polso per gelosia e che controlla il telefonino di Castagnedda, la protagonista del terzo atto. Ma è proprio questo che piace a Castagnedda, perché in fondo Salvo sarà un ragazzo molto geloso, sì, sarà anche burbero, ma fatto sta che “quando SaVVo respira– recita la Bonafede interpretando Castagnedda- gonfia il suo torace muscoloso e depilato e mostra l’immagine di Sant’Agata (la patrona di Catania,n.d.r.), e si vede che la Santa “RRide, e proprio questo mi piace di Salvo, cioè che è “DDevoto“.

Questo tipo di rapporto– spiega l’autrice- ci fa capire come le modalità di amare sono sempre le stesse, ma ciò che cambia è il modo in cui l’amore viene rappresentato con whatsapp, facebook, e la conseguente voglia di esercitare il controllo sulla persona amata in un mondo virtuale“.

Il quarto atto vede protagonista una donna ottantenne che riesce a trovare una sua risoluzione dell’amore, innamorandosi di quarantottenne, ma è anche vittima delle convenzioni borghesi e della propria passione.

Nel quinto ed ultimo monologo– continua la scrittrice- sembrerebbe che la Bonafede vada un po’ ‘a braccio’, ma in realtà è tutto pianificato ed è un po’ autobiografico“.

In effetti, nel quinto atto, l’attrice lascia cadere i copioni dal leggìo, quasi a voler testimoniare la liberazione dalle catene e la sua salvezza, e racconta la sua storia con i dolori, i fallimenti, ma anche con una rinascita, intesa come liberazione dalla schiavitù, dalla dipendenza e dalla manipolazione maschile. “Per raggiungere così– continua la Salerno- l’amore e la cura per noi stesse, perché le donne non devono soffrire per amore, e l’emancipazione femminile è una strada ancora in salita che deve partire da noi“.

Nell’ultimo atto– le fa eco la Bonafede- sono proprio io. Si rompe appositamente la parete, cade il leggìo e divento la Rossana che racconta la sua storia“. Al centro, questa volta, c’è la storia conclusasi due anni fa con Vincenzo (nome di fantasia), che – ricorda l’attrice– mi ha tolto tacchi, trucco e vestiti attillati, mi ha manipolata, fino ad allontanarmi persino dal teatro. Ma mi sono ripresa e ho vinto“.

La Salerno – continua l’attrice – ha raccolto senza che io me ne accorgessi, appunti dei nostri colloqui telefonici, ed è nato così questo monologo in forma di outing che rappresenta le mie storie d’amore“.

 Quali tra queste donne ti rappresenta al meglio?               

Risponde la Salerno: “Noi donne siamo vittime di stereotipi accumulati nel tempo,e così, mi ritrovo, mio malgrado, ad esserne la vittima di turno, in quanto cucino, pulisco servo e riverisco. Una tradizione millenaria e culturale dalla quale non ci si può liberare facilmente.”

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