Matteo Salvini in tour nella Sicilia orientale

Tra gli up and down di un popolo che esterna umori e spera in risposte e proposte politiche rassicuranti e utili per i cittadini.

Daniela Turillo IMG-20190811-WA0040

Bagno di Folla all’hotel “Caparena”, per il “premier in pectore”, Matteo Salvini, che ha effettuato una tappa taorminese del suo annunciato tour in riva al mare. Non sono mancate le contestazioni, come ad esempio, un cartello posto nella frazione taorminese di Mazzeo sul quale era scritto: “La Sicilia non si Lega”. Ad accoglierlo, tra le curiosità di questo momento, anche personaggi noti come Nicola Salerno e Piero Arrigo, simpatizzanti del movimento “Cinque stelle”. “Siamo qui – ha spiegato Arrigo – solo per conoscere da vicino il personaggio Salvini”. La taorminese, Alba Muscolino, ha, invece, regalato al leader della “Lega” un mazzo di fiori ed un “ferro di cavallo” contro la “iella”. Il promotore della crisi di Governo, è stato accolto, dunque, con grande affetto, qualche contestazione e tanta speranza in un cambiamento. “Chi perde tempo in una situazione delicata come questa – ha ribadito l’attuale vice premier – lo fa unicamente per salvare la poltrona, non ci sono scuse di manovre, responsabilità, Iva. Chi perde tempo danneggia l’Italia e salva la sua poltrona. Prima si fissa la data delle nuove elezioni, prima il popolo decide, prima nascono un nuovo Parlamento e un nuovo Governo, prima si fa una manovra economica, prima l’Italia”.

 

Aragosta al lido Caparena, e trionfatore

 

Sulla spiaggia dell’hotel “Caparena”: selfie, tuffi, e sempre più candidato premier in campagna elettorale.

La giornata del vice primo ministro e ministro dell’Interno Matteo Salvini: l’hotel sorto, ma questo Salvini poteva anche non saperlo, per la sagace intelligente determinazione di Attilio Castrogiovanni che fu il segretario del Partito Indipendentista Siciliano. Quando si dice il destino metafisico di luoghi e cose.

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A Mazzeo tra cordialità e curiosità

Mediamente accolto tra la modesta contestazione nella frazione di Mazzeo “La Sicilia non si Lega” e l’omaggio di un mazzo di fiori e di un ferro di cavallo scaramantico, Salvini si è lasciato fotografare con adulti e bambini, poi, sollecitato sul punto, ha dichiarato “Chi perde tempo in una situazione delicata come questa lo fa unicamente per salvare la poltrona, non ci sono scuse di manovre, responsabilità, Iva. Chi perde tempo danneggia l’Italia per salvare la poltrona. Prima si fissa la data delle nuove elezioni, prima il popolo decide, prima nascono un nuovo Parlamento e un nuovo Governo, prima si fa una manovra economica, prima l’Italia”.

Accolto trionfalmente a Letojanni

Qualche piccola contestazione all’arrivo sul lungomare di Letojanni

Colazione da “Nino” a Letojanni (pesce crudo, aragosta alla catalana, spaghetti ai ricci specialità della casa, una carrellata di frutta (fichi compresi) e una torta al pistacchio di Bronte a forma di Sicilia, con l’Etna in risalto. Tutto accompagnato da vino isolano. Al tavolo vista mare, insieme al leader del Carroccio siedono Francilia, il sindaco di Letojanni, Alessandro Costa e il coordinatore siracusano della Lega

Salvini parla poco, digita tanto sul cellulare ma gradisce tutto: per un’ora e mezza si discute sui possibili scenari politici tra crisi e governo istituzionale. Assalto dei fan all’uscita e tanti selfie. Applausi “dai Matteo, sei grande presidente” poi in auto e via verso Catania.

Salvini: “Catania modello dell’Italia del sì, ora al voto”

Il leader leghista ha fatto tappa, tra qualche contestazione, a palazzo degli Elefanti

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L’incontro con Pogliese

Cordiale l’incontro con il primo cittadino – che Salvini chiama “Salvo” – e dopo una breve introduzione di Pogliese, che ha ringraziato per l’aiuto dato alla città dal Governo nazionale, ha iniziato il suo discorso partendo proprio dalla vicenda Catania.

In risposta al comunicato del Movimento Cinque Stelle che rivendicava la primogenitura e il merito degli aiuti dati alla cittadina etnea, Salvini ha detto: “Abbiamo esteso l’aiuto, previsto solo per Roma, ai cittadini catanesi e di altri comuni che sono gli ultimi ad essere colpevoli di questo disastro, perché altrimenti il primo luglio a Catania sarebbe stato l’anno zero: in quel decreto crescita, sostanzialmente c’era solo il salva-Raggi. Siamo stati noi a dire o tutti o nessuno”.

Poi il ministro ha elogiato il percorso “di riordino e di efficienza assolutamente meritorio” dell’amministrazione etnea e ha indicato la città “modello” dell’Italia del sì: “Siamo qui perché abbiamo salvato Catania e se fosse per qualcuno di questi distratti qui fuori, la città avrebbe avuto i bus fermi e l’immondizia in mezzo alle strade. Io guardo ai fatti”.

Le contestazioni

A Catania Salvini ha trovato tre diverse “piazze”: contestatori (parti della sinistra e dell’associazionismo), sostenitori (non troppo calorosi) e i cittadini distanti dalla politica

Di questi argomenti il leader leghista ha parlato “da ministro” nella sala giunta di palazzo degli Elefanti, poi alcune domande maldestre dei giornalisti lo hanno trascinato sul terreno politico per un confronto al quale non si è sottratto: Salvini sembra già avere il “claim” della sua prossima campagna elettorale: “l’Italia del sì”. Lo ha ripetuto più volte contrapponendo il suo concetto di Paese a quello degli ormai ex alleati di governo che avevano detto “troppi no” anche alle “cause più importanti”.

Il ritorno al voto

Innervosito probabilmente dall’intervista rilasciata da Matteo Renzi al Corsera, che ha fatto intendere di una possibile intesa con i pentastellati per proseguire la legislatura, Salvini è tornato a chiamare in causa proprio l’ex premier toscano: “Stanno cercando di siglare il patto della poltrona. L’appello di Renzi ai cinque stelle è squallido. Arrivano numerose accorate sollecitazioni per fare ammucchiata e non mollare la poltrona: c’era il patto della crostata – ha aggiunto ironicamente -, oggi si invoca il patto della poltrona. L’appello di Renzi è fondato sulla paura di ascoltare il popolo; cosa c’è di più bello del fare decidere i cittadini?”.

“Offriamo agli attuali parlamentari, ma soprattutto a 60 milioni di italiani, 5 anni di prospettiva certa, stabile, onesta, coraggiosa. L’importante è fare presto. Ci sono elezioni in Austria il 29 settembre, in Polonia il 13 ottobre, probabilmente anche in Spagna entro la fine di ottobre; non possiamo perdere il treno della democrazia che in Europa tra settembre de ottobre passa da diversi paesi”.

La rottura con i Cinque Stelle

Per spiegare la rottura con i pentastellati, in una terra dove i grillini nelle ultime politiche hanno trionfato, Salvini ricorre sempre alla dicotomia: “C’erano troppi no: sulla riforma della giustizia, sull’autonomia delle Regioni, sulla Tav, sul taglio delle tasse. Noi siamo per avere una nazione dei sì”.

“Ho avuto una pazienza infinita, ora basta. Quando ho visto imprenditori che si lamentavano della crescita dello zero virgola non potevo fare finta di niente”, ha poi aggiunto.

E’ arrivata anche una bordata sulla misura “principe” dei Cinque Stelle: “Se ci rendiamo conto che il reddito di cittadinanza non crea lavoro, ma crea lavoro nero è un problema. Se non incentiva lavoro in più, ma anzi lo disincentiva allora credo che bisognerà ripensare a ciò che è stato fatto. Ho ricevuto qualche segnalazione di imprenditori in questi giorni, vanno fatte delle verifiche”.

“Quello che mi hanno detto gli imprenditori, gli albergatori e gli agricoltori sul reddito di cittadinanza è l’esatto contrario dei presupposti di partenza. Se questo provvedimento, invece di incentivare il lavoro, allontana dal lavoro e diventa più conveniente stare a casa e non lavorare, evidentemente, per un paese che vuole crescere è un problema”, ha aggiunto.

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Salvini e le priorità

Per Salvini la priorità è il taglio delle tasse e far ripartire la crescita economica e, quindi, il lavoro. Con al fianco il neo coordinatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese il ministro non si sbilancia sulle alleanze, anche se si dimostra più aperto rispetto a qualche giorno fa, quando aveva annunciato una corsa in solitaria.

Il ministro dice di essere aperto a tutti e a chi crede all’Italia “del sì”, specificando che incontrerà i leader del centrodestra Berlusconi e Meloni nei prossimi giorni per parlare delle elezioni regionali in Umbria e, certamente, anche del quadro nazionale.

Per quanto riguarda le liste per le future competizioni politiche Salvini vuole aprire all’esperienza di sindaci e amministratori locali che hanno “fatto e assegnato appalti”, lanciando anche una stoccata a qualche pentastellato che non aveva mai avuto esperienze politiche di rilievo.

Sulla classe politica leghista al Sud ancora in fieri e con molti “ex” che bussano alle porte del Carroccio il ministro ha sottolineato: “Non mi entusiasmano i cambi di casacca, quelli che si scoprono responsabili all’ultimo momento. Ma non nego che alle porte della Lega stanno bussando in tanti. Ma non faccio nomi. Certo che non possiamo accettare chi ci ha insultato fino a ieri e la sinistra. Ma l’appello al popolo del sì è aperto a tutti”.

Poi la conclusione, prima di congedarsi e avere un colloquio riservato con sindaco e giunta: “Se si vota a metà ottobre, a fine ottobre potrebbe avere un governo in carica nel pieno delle sue funzioni, si avrà così il tempo di fare una manovra finanziaria coraggiosa. Basti pensare che l’anno scorso la manovra  finanziaria si è fatta tra Natale e il nuovo anno”.

Accoglienza e omaggio finale

Omaggio l’elefantino si conclude l’incontro istituzionale, con tanto di doni, un elefantino e una cupola del duomo in ceramica di Caltagirone. Un numero non robusto di contestatori nella piazza di Catania, con striscioni e brutte parole di odio e offensivo

 

Proteste in piazza Duomo

La piazza sotto l’Elefantino, continuando a parlare di politica, guarda l’altra piazza che contesta andare via così come il corteo di auto al seguito del ministro.

Erano state annunciate, assieme agli esposti anche alla corte dei Conti, e ci sono state. Inizialmente poche decine, poi sempre di più, i manifestanti dinanzi all’ingresso del palazzo municipale hanno atteso l’ingresso – e poi l’uscita – del ministro degli Interni. Cartelli, qualche striscione sulle finestre delle abitazioni che si affacciano su piazza Duomo (“Catania non si Lega”), bandiere raffiguranti la Trinacria e cori hanno accolto il leghista.

C’è stato anche qualche piccolo scontro tra manifestanti e sostenitori di Salvini. Per quest’ultimo “fuori c’è il popolo del no, un mix di centri sociali, estrema sinistra e pezzi di Cinque stelle” e ha aggiunto: “Io chiamo a raccolta il popolo del sì”.

La prevista granita sembra essere poi saltata, sia per il ritardo accumulato sul ruolino di marcia sia per l’attesa dei contestatori che non hanno abbandonato la piazza e che, anzi, alla sua uscita hanno lanciato qualche bottiglia vuota contro la sua auto.

 

Siracusa fra adorazione e contestazione

Per scaldare il cuore dei suoi sostenitori ha parlato di famiglia e ha agitato il rosario. Per scaldare i suoi contestatori invece è bastato salire sul palco. Per scatenare entrambi è servito parlare di turisti. Buoni quelli che pagano, cattivi quelli che vengono pagati (i migranti). Quello del tempio di Apollo a Siracusa non è stato un comizio facile. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è giunto a bordo di un’Apecar che svolge servizio per i turisti a Ortigia (e con la quale sembra si sia recato anche dal prefetto), poi ha battibeccato per tutta la prima parte con un gruppo di contestatori, minoritari nella piazza, ma sicuramente più rumorosi.

“Io non faccio distinzioni tra bianchi e neri, ma tra persone educate e persone maleducate. Come in questa piazza”. Apriti cielo, i contestatori hanno ricordato le origini della terra che calpestava. Il principio sacrosanto dell’accoglienza nella culla della Magna Grecia, perché proprio davanti al tempio di Apollo quei ragazzi si sono schierati nella settimana infinita della Sea Watch. Dopo il comizio il momento dei selfie. In decine si sono assiepati sotto il palco mentre le forze dell’ordine hanno creato un cordone attorno ai contestatori. Con i fan tutto più facile.

 

Conclusioni

Tanta confusione per la contestazione rivendicata dai Cinque Stelle ma qui si apre la querelle, Damiano Cucè, coordinatore regionale PaP: “domenica noi di Potere al Popolo c’eravamo. Prima di arrivare in piazza Duomo siamo stati in alcuni quartieri popolari a volantinare e parlare con la gente. È una vergogna che il M5S attraverso i social ha rivendicato questa situazione.

Sicuramente una giornata di gran disagio con le sinistre accanto in un tormentone di un caldo pomeriggio estivo. Ma ecco che anche tra i Dem e i Grillini perplessità sul ruolo di Renzi con Mattarella che aspetta alla finestra; così tra buonismo migratorio e chissà anche per aiutare i centri di accoglienza tutti si agitano e mettono in moto una macchina puntando problematiche che non si risolvono ma diventano becere lotte di potere di partiti. Nuove maggioranze in Parlamento, ma la cosa più certa è che dobbiamo andare a votare se siamo in una democrazia affinché si metta fine a tutto questo caos e inquietudine sociale attraverso l’espressione diretta del popolo.

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