Toscano o cubano, il fumo del sigaro di qualità è una passione e non un vizio

Sigmund Freud scriveva: «I sigari mi sono serviti per cinquant’anni come protezione e come arma nella battaglia della vita»

Clint Eastwood, Winston Churchill, Che Guevara, Arnold Schwarzenegger, Jack Nicholson, Diego Armando Maradona tra i cultori degli “habanos”, mentre Mario Soldati, Gianni Brera, Burt Lancaster, Totò, e Pietro Germi sono tra i fumatori del Toscano italiano. Gli appassionati, perché di passione si tratta e non di vizio, lo definiscono “fumo lento”, che non si aspira giù nei polmoni ma si fa roteare e si gusta in bocca, come un vino o un liquore.

Per i puristi esistono solo due categorie, il Cubano e il Toscano appunto, e loro prendono le distanze da quelli aromatizzati, perché il vero sigaro deve sapere di tabacco, non di anice o caffè. Vediamo le caratteristiche delle due tipologie: il sigaro cubano è detto puro, termine che indica che tutte le sue componenti hanno la stessa provenienza, cioè Cuba. I cubani, comunemente chiamati “avana” dal nome della capitale dell’isola caraibica, sono tutti long filler, ovvero realizzati impiegando foglie di tabacco intere.

Il sigaro viene generalmente prodotto assemblando diverse qualità di foglie nei tre principali costituenti: fascia (in spagnolo capa), sottofascia (in spagnolo capote) e ripieno (in spagnolo tripa). La capa è la parte superficiale del sigaro, composta da foglie molto spesse raccolte da una varietà particolare di tabacco, detta corojo. Le foglie ricavate per la fascia, scelte per la bellezza e la lucidità, non hanno invece grande importanza nel “sapore” del sigaro. Il capote è la cosiddetta sottofascia del sigaro, composta da foglie di seconda scelta (dal punto di vista estetico) della varietà corojo, la stessa della fascia. La tripa è il ripieno del sigaro. Le foglie utilizzate sono molto più sottili di quelle usate per la capa. Inoltre vengono raccolte da una varietà di tabacco diversa, detta criollo. Le foglie terminali della pianta, più potenti e ricche di nicotina, sono dette ligero, quelle intermedie, dette seco, sono quelle più aromatiche, mentre le foglie più vicine a terra, dette volado, non hanno proprietà organolettiche particolari ma hanno un’ottima combustibilità.

I sigari di marche di qualità, tra le quali possiamo citare Cohiba, Montecristo, Hupmann, hanno gusti particolari che li caratterizzano, chiamati “tipicità”: ad esempio i Partagas sono noti per essere più forti (per cui avranno in proporzione più foglie di ligero e meno di seco e volado), mentre i Romeo y Julieta sono tendenzialmente più dolci.

 

Prima della rivoluzione di Fidel Castro (fumatore di Cohiba), le marche erano di diversi proprietari mentre adesso è lo Stato a possederle tutte. Di tutt’altro gusto e provenienza del tabacco sono i Toscani, i sigari italiani per antonomasia. Il Toscano, salvo poche eccezioni, è composto da foglie di provenienza americana, la pregiata varietà Kentucky per quanto riguarda le foglie per la capa, mentre le foglie della tripa sono solitamente italiane (nel sigaro toscano il capote non esiste), ma sempre Kentucky. Tutti i Toscani sono “monocultivar”, perché prodotti completamente con questo tipo di tabacco.
Il 50% del Kentucky viene coltivato in Campania (per la maggior parte nella provincia di Benevento), le altre regioni di elezione sono l’Umbria, la Toscana, il Lazio, il Veneto e la Puglia. La varietà Il Moro (prodotta a mano ed in quantità limitata) è l’unica che prevede un solo sigaro all’interno di una confezione di legno e ha un prezzo elevato. Tra quelli più pregiati troviamo il Toscano Originale ed il Toscano Originale Selected, che sono i due tipi lavorati a mano oltre al Moro, al Millennium e al Toscano del Presidente, sigari questi a tiratura limitata. Vi sono inoltre “sigari d’autore”, legati a tre personalità italiane: Toscano Garibaldi (confezione verde), Toscano Modigliani (confezione bianca) e Toscano Soldati (confezione rossa); affiancate, le confezioni formano la bandiera della Repubblica Italiana; tali sigari hanno una stagionatura di 6 mesi. Narrano le cronache che nel 1885 si lega al sigaro Toscano la nascita di un giornale che a Bologna è una testata famosissima. Il Toscano era diventato caro, un prodotto che negli anni da economico era divenuto pregiato fino a raggiungere il prezzo di 8 centesimi: la moneta da 10 centesimi che era adottata in Emilia-Romagna era il Carlino, e fu perciò creato un giornale da 2 centesimi che venne simpaticamente denominato “Il Resto del Carlino” e veniva abbinato all’acquisto del Toscano per arrotondarne il prezzo. A Firenze e in altre città ci furono dei casi analoghi e comparvero in edicola dei quotidiani chiamati “Il Resto al Sigaro” oppure semplicemente
 “Il Sigaro”. I sigari, sia essi cubani o Toscani, devono essere conservati o invecchiati in appositi contenitori di legno denominati “humidor”, che mantengono un’umidità costante. Agli amanti dei sigari piace anche abbinare la fumata con vini o liquori particolari, come ad esempio il porto il cognac o l’armagnac. Alcuni intenditori arrivano a indicare perfino l’etichetta precisa: un prosecco Colfòndo di Bele Casel con il sigaro Toscano Soldati, malvasia dolce di Camillo Donati con l’Antico Toscano. Con i sigari cubani si può abbinare un Cohiba Behike 54 con l’Albana di Romagna passito Scacco Matto 2008. E con un sigaro piccolo da aperitivo? Se si tratta di un Upmann Half Corona l’ideale è un Franciacorta mentre con il Toscano Garibaldi si sposa il Ferrari Riserva e con l’Extravecchio il passito campano Privilegio di Feudi San Gregorio. Ma un abbinamento vale più di tutti: fumare poco e bere con moderazione. 

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