Tornatore e Rosi a confronto: Il cinema come denuncia sociale di realtà e verità

Nel secondo appuntamento della cinquantanovesima kermesse del Taormina Film Festival, non poteva mancare il regista “made in sicily” Giuseppe Tornatore 

 

TAORMINA (ME) – Il regista italiano può contare su un palmarès di ben 6 David di Donatello e un Premio Oscar e direttore di capolavori cinematografici come “Nuovo Cinema Paradiso” (1988), Baaria” (2009), “Migliore offerta“. Tornatore infatti è stato ospite del centro congressi Diodoro dove ha incontrato i giovani ragazzi appartenenti al Campus e molti altri appassionati. L’incontro però si è arricchito con il collegamento in diretta con il noto regista Italiano Francesco Rosi, che può vantarsi di titoli come, “Salvatore Giuliano” (1962), “Le Mani sulla città“(1963), “Lucky Luciano” (1973). Temi che condividono le strade e le narrazioni percorse dai due registi che mettono in risalto le realtà crude che la società cerca di nascondere sotto un sottile velo, temi affrontati anche nel libro  scritto a quattro mani “Io lo chiamo cinematografo“.

“Il cinema deve raccontare la realtà dopo la verità, quando ho girato il film su Giuliano sono andato a Montelepre ed ho chiesto a quei contadini di che avevano vissuto il momento terribile della sparatoria di Portella della Ginestra, di fare delle comparse nel mio film, e dopo aver girato la scena correvano da me e mi gridavano “tale e quale, tale e quale!”, dunque il cinema vede quello che noi non vediamo e così i dettagli verranno fuori, io credo inoltre che oggi non basti solamente la denuncia ma bisogna andare oltre, come ho fatto io, lo spettatore si deve riconoscere nelle cose che vede, deve essere complice del regista perché la realtà viene dopo la verità!” queste le parole del maestro Francesco Rosi. Dopo numerosi applausi è stata chiesta la parola a Giuseppe Tornatore e dopo che sono state sovrapposte dalla regia le immagini del film Salvatore Giuliano a quelle di Baaria, ed è stato impossibile non notare la stessa linea di stile e di racconto. “Il cinema cambia da Salvatore Giuliano perché è un cinema di invenzione e riesce a trasportare lo spettatore all’interno della vicenda, perché alla fine è questo l’obiettivo, far nascere delle obiezioni nello spettatore”.

Il regista di Bagheria ha poi concluso l’incontro ha concluso poi l’incontro citando un dialogo con Leonardo Sciascia riguardante il rapporto tra la Sicilia ed il cinema. “Una volta chiesi a Leonardo Sciascia qual è questo legame, mi rispose che la Sicilia è di per se un cinema, non esiste al mondo un luogo cosi’ piccolo che abbia ispirato tutta questa grande quantità di film, per non parlare dei numerosi set naturali che possiede, alla fine chi viene in Sicilia gira il film, magari paga anche il pizzo e poi va via.”

 

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