Il “Terzo occhio” del pittore catanese Giacomo Failla

Incontrare per un’intervista l’artista catanese Giacomo Failla è come entrare in una dimensione di vita avvolta da energia, forza, colori, fragilità, introspezione ed al contempo semplicità.

COPERTINA PRINCIPALE

Grazie al “Terzo occhio” di Failla ci si può immergere in una realtà circondata da emozioni. Un percorso di introspezione molto profondo, intimo, che con lento incedere porta Giacomo Failla ad una continua ricerca del suo sé artistico attraverso la pittura, specchio del mondo non solo interiore. Il suo modo di “sentire” la complessa esistenza dell’essere umano sulla terra, diventa poesia al tocco dei suoi pennelli.
I suoi quadri diventano musica, ricordi, profumi, urla, sussurri, ma non solo per l’artista stesso, in quanto artefice dei suoi dipinti, ma per chi, piacevolmente folgorato davanti ad una sua tela, si ritrova a vagabondare dentro la propria anima. L’uso del colore è definito, incisivo, comunicativo anche nel silenzio dei suoi tratti.
Un uomo creativo che ha realizzato nel corso della sua vita diverse forme scultoree, un pittore attento, curioso, che ha saputo assecondare e coltivare con passione la sua propensione artistica, che già nei primi anni della sua gioventù si palesava timidamente nelle sue opere, affascinando gli informali salotti catanesi.
I suoi progetti prendono forma e mutano con il vigore tipico delle sue produzioni.
Alcune delle sue mostre, le più recenti, BIO-DISSOLVENZE, HOLOGRAM, SUBLIME PESO DELLA LEGGEREZZA, BEYOND THE SILENCE, DISEGNI DI SIMBOLI DI TERRA, DI LUCE DI COLORE, confermano la sua continua rielaborazione di stili , quasi a voler raggiungere un equilibrio tra la propria necessità di esprimersi artisticamente ed il mondo esterno inteso come natura.
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Come nasce il suo incontro con il grande artista Nakajima Hiroyuki?
A Monaco di Baviera, durante una mostra, rimango folgorato dal suo lavoro, dalla motivazione della sua arte,la gestualità, come un rumore che esce dal centro del cuore.
Hiroyuki vorrebbe lavorare con me, in quanto reputa affine il nostro modo di sentire la pittura. Uno scambio di messaggi virtuali e di reciproca conoscenza nonché attrazione artistica, ci ha permesso di condividere una rielaborata visione della pittura.
Noi viviamo in un era bombardata da messaggi veloci ma senza qualità, messaggi elettronici ma senza anima, messaggi funzionali ma senza personalità, questo è il momento appropriato per rivalutare la forza e la indiscutibile bellezza della grafia, è arrivato il tempo di dare nuova importanza alla scrittura e l’arte.
Genero le mie opere quasi come fossero rapporti erotici con il mio corpo e la tela. Adagiando la forza del corpo la profondità dell’ anima traccio il disegno che si trasforma in arte pura. Seguendo il percorso del pennello i quadri esprimono colori, forme e spazio. Nel mio lavoro esprimo il tempo come traccia della verità vissuta in un determinato momento. Una nuova visione dell’arte, molto essenziale. A breve andrò ad
Osaka per incontrarlo.
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Quanta vita personale si manifesta nelle sue opere?
Tanta, forse tutta. Nella mia mostra HOLOGRAM, composta da 42 quadri grandi, ho deciso di fare un tributo ai viaggi e alle musiche che hanno accompagnato la mia vita. HOLOGRAM, righe minimal, rappresenta i frammenti della mia memoria, difatti c’è anche un quadro dedicato ad un mio fraterno amico Aldo Marino, prendendo spunto da una sua foto scattata a Parigi mentre lui beveva un birra.Un viaggio attraverso le canzoni della mi avita, tutti i titoli dei quadri sono frasi o titoli di canzoni per me significative.​
Quante sue mostre ha portato in giro per il modo?
Non ci crederà, ma ne ho perso il conto, molte mostre sono istituzionali.
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Oggi è difficile essere un’artista?
Il campo dell’arte è difficilissimo, non c’è più niente da inventare, adesso l’arte si sta orientando nella denuncia sociale. Difatti la mia ultima mostra BIO-DISSOLVENZE (la natura che si dissolve), i quadri non hanno neanche il titolo, sono permeati da colori scuri, la natura non ha più colore ma del colore ne resta solo il ricordo, la natura che muore.
Da spettatore, se lei dovesse scegliere un suo quadro, da quale periodo della sua crescita artistica lo sceglierebbe?
Da quest’ultimo periodo, assolutamente. Ci sono dei quadri a cui sono molto affezionato e che non avrei voluto neanche vendere, magari dei quadri che piacciono solo a me, ma a cui sono particolarmente legato.
Sicuramente, ultimamente, sono attratto dai colori mastice, il viola oppure il rosso Cina. Devo dire che lo sposalizio artistico dato dalla collaborazione con il mio curatore- critico d’arte , nonché storico Architetto Giacomo Fanale, mi ha permesso di approcciarmi alle forme ed ai colori , ancora una volta, con occhi nuovi.
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