Teatro Metropolitan di Catania: Antonio Albanese e i suoi “PERSONAGGI”

Torna in Sicilia Antonio Albanese con il tour PERSONAGGI, per far ridere e riflettere sull’Italia di ieri e di oggi.

CATANIA – La serata non è delle migliori dal punto di vista meteorologico, ma il Teatro Metropolitan di Catania è ugualmente gremito di gente che attende di veder salire sul palco ‘quell’uomo’ che da decenni  fa sorridere e ridere di quello che è il nostro Belpaese nelle sue varie sfaccettature umane.

Personaggi  inventati, sicuramente, ma che rispecchiano perfettamente uomini e situazioni ancora attuali, anche se molti di loro hanno visto la luce più di 20 anni fa.

L’uomo che il Metropolitan  attende è il comico e attore Antonio Albanese, che ha deciso di tornare in Sicilia (regione di origine paterna) dopo 10 anni di assenza dalle scene siciliane per riproporre quei “PERSONAGGI” che, oltre a far ridere il pubblico, lo fanno anche riflettere su ciò che è l’Italia di ieri e, purtroppo, di oggi.

Alle 21,30 si apre il sipario e appare Albanese in “borghese” che inizia lo spettacolo parlando di come molte persone non hanno nemmeno idea del  loro ruolo in ambito professionale. L’ “Analista della gestione integrata” ad esempio che, quando incontra i colleghi in pausa pranzo chiede quali siano le loro mansioni, si rende conto che nemmeno loro sanno di cosa si occupino, però agli occhi dei “comuni mortali” della società appaiono come persone importanti.

In fondo però anche l’Analista della gestione integrata è una persona normale, come tutti noi, e quando trova una valigia abbandonata, non sa come comportarsi perché ormai  si vive nella paura di un attentato terroristico o di chissà cosaltro.  Così, comportandosi da bravo cittadino, chiama il servizio emergenze che, come tutti gli altri servizi italiani lo lascia in attesa, incollato ad una cornetta telefonica, fino all’esasperazione e facendogli abbandonare tutte le buone intenzioni con cui aveva composto quel maledettissimo numero. Mettendo da parte il buon senso e l’educazione, il bravo cittadino se ne infischia di cosa possa contenere quella valigia, anche perché in fondo c’è sempre la paura di cui parlavamo…

E, nel caso dell’analista, la valigia appartiene proprio al “Ministro della Paura”; entrando in scena su una poltrona telecomandata, vestito di nero e con in volto una maschera ed un paio di occhiali da sole, Albanese da vita ad uno dei suoi personaggi  più oscuri.

Il “Ministro della Paura” è un po’ come tanti politici che si sono susseguiti nel Parlamento italiano, sa perfettamente da cosa provengano le paure e le ansie del popolo ma continua a sminuirle, asserendo tra l’altro, che le armi di distruzioni di massa non sono quelle che tutti conosciamo, ma gli SNOWBOARD e gli ACQUASCOOTER.

Dal Ministro, si passa poi ad uno dei personaggi più “datati”: Alex Drastico.

Drastico è il classico siciliano che ha sempre voglia di far niente, disoccupato (ovviamente)  e con tre figli a carico, non ha (e non cerca) lavoro. Un giorno gli viene proposto da un “amico”, detto Don Antonino, un impiego a Milano che Alex accetta. Drastico scoprirà dopo quali consequenze porterà anche il suo lavoro, quando un giorno, accendendo la tv vedrà le immagini di una strage di uomini che combattevano la  mafia in Sicilia  e ne sono rimasti vittime.

Dalla mafia siciliana si passa a quella del Nord con l’imprenditore Perego che ha eretto un impero costruendo immobili con l’eternit.  Cosa può importare, a questi uomini senza scrupoli, delle migliaia di persone che si ammalano e muoiono quando essi possono diventare ricchissimi impiegando il minimo capitale?

  Perego è uno di questi avvoltoi che, dopo essersi arricchito notevolmente, decide che ha lavorato anche troppo nella sua vita e vende tutte le sue fabbriche, i suoi capannoni in eternit, ai maggiori azionisti del mercato mondiale: i cinesi.

Lasciato Perego alla sua nebbia, si ritorna al soleggiato Sud dove ritroviamo uno dei personaggi più amati dal pubblico, forse il più conosciuto, ma di cui Albanese dichiara di vergognarsi perché uno dei più scurrili: il candidato alle elezioni calabresi, Cetto La Qualunque.

Cetto, in perenne campagna elettorale, promette le cose più assurde (gesto già conosciuto, ahimè, al popolo italiano)  pur di far votare il suo “Partito do Pilu”, con lo slogan “Cchiù Pilu ppi Tutti”. Comunque lui, come molti politici, una volta salito al potere, darà ai suoi elettori “Na Beata Minchia” e si arricchirà  anche lui alle spalle dei cittadini. 

Dallo spavaldo La Qualunque allo stralunato e malinconico Epifanio che viene chiamato alle armi.

Epifanio, poeta nell’animo, di natura pacifista e sensibile, quando gli viene ordinato di sparare, lui spara una raffica di… baci.

Mentre viene inscenato il discorso di Epifanio con un colonello militare, uno spettatore grida un insulto dalla tribuna che viene sentito anche da Albanese che, anche se in viso è apparso un po’ sorpreso e amareggiato,  non fa una piega, anzi sorride dicendo:  “state calmi”…continuando la sua pièce.

L’ultimo personaggio a calcare il palcoscenico è “il Sommelier” che ammalia il teatro con la sua “danza dell’assaggio” facendo divertire tutti.

 Arriva il momento dei saluti e ,tra applausi scroscianti  e ovazioni , Albanese ringrazia pubblico e collaboratori.

Partecipare ad uno spettacolo di Antonio Albanese, è un po’ come passeggiare per le strade d’Italia ed incontrare quei PERSONAGGI che la sua mente ha partorito: il Ministro della Paura, Alex Drastico, Perego, Cetto La Qualunque, Epifanio e tanti altri personaggi , sono persone che se ci soffermiamo a guardarci intorno e un po’ anche dentro noi stessi, fanno parte di ciò che è la nostra patria, il nostro costume e la nostra civiltà, per questo motivo ci rimangono impressi nella mente e nel cuore.

 

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