Taormina: scandalo. È sfida tra cinema e potere

“Come alcuni film hanno cambiato la storia d’Italia dal ’40 al ’70”.

Spesso lo scandalo arriva dal cinema. E non parliamo di pruderie, ma di censure vere e proprie, di  crociate, stampa e religione, gestite dalle “due chiese”, Pasolini docet ,e cioè le due ideologie ingombranti, DC e PCI. Il nostro Paese, dagli anni ’40 agli ’70, é raccontato in “Scandalo in sala. La sfida tra potere e cinema in Italia” di Serafino Murri e Alexandra Rosati, documentario presentato oggi al Taormina Film Fest.

E per poterlo capire proprio tutto, questo pezzo di storia italiana dobbiamo immaginare un’Italia nettamente diversa da quella di oggi. Un Italia in cui il cinema era il “mezzo più potente”, ovvero capace di influenzare l’immaginario degli italiani. Insomma, una specie di termometro capace di indicare cambiamenti etici e sociologici, oltrepassare tabù duri a morire e solo apparentemente inossidabili. E questo in un percorso parallelo a eventi storici come il Sessantotto, la Strategia della Tensione e gli Anni di Piombo, fino al berlusconismo.

Spiegano gli autori in conferenza stampa “Viviamo in un’era post-televisiva e dopo trent’anni di costante lavorio dei mass media di erosione della coscienza storica e di costruzione di un conformismo radicale dell’opinione pubblica, a modificare la percezione del reale è subentrato Internet, con le sue enormi potenzialità e i suoi altrettanto evidenti limiti. La generazione dei “nativi digitali”, di chi è nato e cresciuto utilizzando i nuovi media, vive l’immagine televisiva che ha plasmato la nostra (sotto)cultura nazionale come una voce tra le tante, non più come il podio ufficiale della verità. E il cinema come un’esperienza non necessariamente legata alla sala, ma possibile ovunque: in casa su dvd o in televisione, in rete su computer e tablet, persino in strada sugli smartphone“. 

Il racconto si snoda da “Totò e Carolina” di Monicelli a “La dolce vita” di Fellini fino a “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini, passando per “I Pugni in tasca” di Bellocchio, “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci e “Todo Modo” di Petri. Il docufilm racconta lo scontro con le testimonianze di autori come Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Nanni Moretti, Wilma Labate, Marco Tullio Giordana, Vittorio Taviani e Francesca De Sapio, e attraverso l’analisi critica di Alberto Crespi e Monsignor Dario E. Viganò.

“Scandalo in sala” aggiungono Serafino Murri e Alexandra Rosati racconta anche ”di coloro che dall’alto delle istituzioni hanno avversati certi film in nome della pubblica moralità: da Giulio Andreotti a Mario Scelba a personaggi che operavano nell’ombra come il magistrato-insabbiatore e Carmelo Spagnuolo,  della P2, fino all’avvento di Silvio Berlusconi, che invece di opporre un braccio di ferro istituzionale a un certo cinema scomodo, lo “compra” e lo diffonde con le sue televisioni fino ad annullarne gradualmente il potenziale “eversivo”

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