Taormina Opera Stars chiude col celebrato successo del concerto pianistico di Martha Argerich e Daniel Rivera

Il pubblico tributò copiosi applausi alla “diva” del pianoforte ed al collega rispondendo come sempre a codesti eventi, più unici che rari e gremendo quasi completamente platea e gradinate del teatro: con la direzione d’orchestra di Gianna Fratta.

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Quando, negli anni quaranta del secolo decimonono, si inventò il fenomeno del divismo pianistico con un personaggio eccezionale che ebbe nome Francesco Liszt, nessuno poteva immaginare che esso sarebbe continuato ed avrebbe varcato serenamente la soglia del ventunesimo secolo, incidendo il corso del suo fiume di note in assoluta fermezza. Così la chiusura della rassegna “Taormina Opera Stars“, che diretta artisticamente da Davide Dellisanti con la cura di Maurizio Gullotta, ha voluto scenograficamente ornare il vetusto teatro greco di Taormina la sera del 25 agosto, con il concerto di due celebrità del pianoforte a livello mondiale: Martha Argerich e Daniel Rivera.

Il pubblico ha risposto come sempre a codesti eventi, più unici che rari, gremendo quasi completamente platea e gradinate del teatro: con la direzione d’orchestra di Gianna Fratta, la quale ha profuso ogni densità della sua arte virtuosistica (e di umiltà, come diremo, davvero notevole) nel gestire una serata che rimarrà nella storia di quelle taorminesi, come di tutti i “fans” dei grandi pianisti, soprattutto della Argerich che si può dire essere una “diva” mondiale da molti lustri (sin da quando nel 1957 vinse il concorso Busoni e poi nel 1965 quello Chopin: prese lezioni da Benedetti Michelangeli e si dice egli le trasmise la “musica del silenzio“…) del magico strumento, il quale dona emozioni sovrumane per chi ne comprende l’anima. 
In tale frangente, si iniziò con la sinfonia della Carmen, diretta dalla Fratta con l’orchestra dell’Opera Stars (formata tutta da valevoli e preparati elementi); dopo salì sul palco la “diva” Argerich, avviandosi al primo movimento del concerto per pianoforte e orchestra di Liszt: l’imprevisto fu che dopo pochi minuti fece ella notare che il riverbero errato delle luci portava fastidio alla visione della tastiera. Ma dopo breve tratto, concludeva – col suo tòcco particolare, delicato, straniante che l’ha resa celebre nel mondo assieme ai polsi legati dal “fil rouge” –  il  concerto. G. Caruso
     a lato. Il M° di percussioni Giovanni Caruso         accompagna la Argerich.
Il disagio del pubblico, specie durante la inaspettata interruzione, fu però breve: a Martha Argerich, alla “diva” del pianoforte (che non poteva non essere uno Stenway & Sons, precedentemente accordato con scrupolosa cura dalla ditta Toscano) tutto si può e si deve perdonare.
Scrosciarono quindi copiosi applausi mentre ella, che si fece appositamente richiamare, concedeva tre bis di Mozart e Chopin, a quattro mani con Daniel Rivera: Gianna Fratta sfogliò lo spartito, dimostrando che un vero direttore può svolgere anche quel ruolo.
Marta Argerich è una combattente anche nella vita, avendo sconfitto la malattia del secolo con la sue determinazione e volontà e l’aiuto della scienza: e se ella rimane “diva” anche a 78 anni, a qualcuno sarà perdonato l’involontario pensiero alla celebre pellicola di Billy Wilder, “Viale del tramonto“.

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Eppure la Argerich fu insuperabile nel suo virtuosismo straordinariamente unico, un modello invidiato e non ripetibile, specie negli anni Sessanta: la scuola dei pianisti catanesi ne prese atto, coi personaggi di allora, che qui ci piace ricordare: la Maestra Gemmellaro e soprattutto il Maestro Franco Cristina, che formò decine di pianisti poi divenuti noti, da Benito Spinnicchia ad Agatella Catania (latrice di una scuola da cui sorsero altri talenti, anche se dopo non proseguirono nel medesimo solco) ad altri meno noti, come Maria Valvo, che nel diuturno insegnamento delle discipline latine e greche mai dimenticò la lezione di quei giorni: nel suo caro ricordo e tra le pagine di quegli spartiti per lunghi anni da noi sistemati al suo pianoforte, qui ne facciamo menzione.

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La serata taorminese si concluse col concerto per pianoforte e orchestra di Edward Grieg, da parte del pianista Daniel Rivera: argentino come la Argerich ma di un decennio più giovane. Titolare della cattedra di pianoforte a Livorno, Rivera è un affermato concertista e mostrò di avere densa padronanza delle pagine celebri del compositore norvegese le quali, se ci riportano al 1868 ed alle atmosfere dense della terra dei vichinghi – come le pagine lizstiane ci restituiscono la temperie dei giorni in cui egli era allievo di Salieri e si nutriva, come anche Grieg, di messaggi di simbolismo latomistico che formarono la sua vita anche dopo gli ordini minori presi nella Roma papalina – entusiasmarono il già positivo pubblico – tra esso, esponenti dei Rotary e Lions clubs e della Legione Garibaldina coordinamento per la Sicilia: l’impegno per la Cultura è del resto segnacolo della compagine custode delle memorie unitarie nazionali -, che copiosamente donò ampi applausi ai due artisti, come al direttore ed all’orchestra. L’acustica del teatro greco è del resto non più quella di un tempo e se dalla platea il ritorno fu eccellente, non così è sempre per le gradinate ma a questo v’ha poco da rimediare.
Conclusione di ampio respiro e di notevole originalità codesta di Taormina Opera Stars, giunta al quinto ciclo nella cittadina jonica, prospettandosi gradevoli novità per l’anno venturo.

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