Taormina Arte, il triste tracollo di 32 anni di storia

Si va verso la liquidazione dello storico Comitato. Tra mille interrogativi, rispunta il mito della Fondazione

 

La nave affonda e noi ci riserviamo il diritto di indignarci. Un destino che appare segnato, quello di Taormina Arte, ad epilogo di un ultimo atto di un teatrino svilito della ipocrisie della politica. Il Comitato, con 32 anni di onorata attività, è pilastro portante nell’organizzazione delle manifestazioni culturali e artistiche taorminesi, rendendosi portabandiera del brand internazionale sotto le insegne della Perla. Professionalità, successi, grandi eventi e il rischio che tutto questo venga liquidato, non soltanto metaforicamente. Lo stadio terminale di un calvario protrattosi alle lunghe che vede come soluzione finale la definitiva rottura con il passato e un nuovo inizio a seguito della metamorfosi in Fondazione. Una manovra subdola e solo apparentemente indolore che, insieme a un iter che azzera il carico finanziario, interrompe i rapporti lavorativi già instaurati, mettendo alla porta i 13 dipendenti assunti a tempo indeterminato.

Riproponiamo i punti fondamentali della travagliata vicenda. Con un atto di indirizzo firmato dal Commissario Straordinario della Provincia Regionale di Messina, dott. Filippo Romano, in data 26.3 c.a., si va verso lo scioglimento del Comitato Taormina Arte, costituito nel 1983 tra la Provincia di Messina, il Comune di Taormina e il Comune di Messina. A mente dell’art. 8 dello Statuto dell’associazione, “Il Comitato cesserà le proprie funzioni su determinazione di uno dei tre Enti associati o all’atto della costituzione dell’organismo legislativamente deputato all’organizzazione delle medesime manifestazioni oggetto dell’attività del Comitato stesso”. E così la Provincia regionale di Messina, oggi libero Consorzio Comunale, necessita di liquidare le partecipazioni ad organismi, associazioni, società ed Enti non strettamente attinenti ai fini istituzionali. La situazione del Comitato è da tempo minata da passività di bilancio, accumulate negli anni, unitamente alla drastica realtà dei finanziamenti e delle risorse regionali, progressivamente ridotti dal dato storico superiore ai 3.000.000 di € annui fino al 2010 ai 2.864.000 € del 2012, al 1.544.000 € del 2013, fino ad arrivare all’irrisoria cifra di 700.000 € del 2014. Tale esposizione debitoria risulta essere giornalmente in aumento a causa delle spettanze arretrate, ad oggi di 8 mesi, dei dipendenti, relative a retribuzioni, oneri assistenziali e previdenziali.

L’Assessore Regionale al Turismo, Cleo Li Calzi, ha respinto la presa in carico di una situazione economica definita “incerta e nebulosa”, data l’impossibilità di determinare e quantificare attraverso la documentazione l’ammontare della massa debitoria complessiva. Secondo un incoerente piano di dismissione del debito, le stime oscillano tra i 3 e i 4,4 milioni di Euro. Inoltre, il Comune di Taormina e il Comune di Messina, rispettivamente detentori del 58,82% e del 11,76% del riparto di spesa a favore del Comitato, sono stati condannati a restituire alla Provincia Regionale € 2.600.000 a titolo di rimborso delle somme versate a copertura dei mancati contributi da parte degli altri due Enti. Alla luce di quanto sopra, è stata così determinata la fuoriuscita della Provincia dalla predetta Associazione ed il conseguente scioglimento del Comitato, in modo da porre fine all’ulteriore accrescimento dell’esposizione debitoria.

Ed ecco che si ripropone il “mito” della Fondazione, ai sensi dell’art. 35 della L.R. n.2 del 26 marzo 2002, secondo cui gli oneri finanziari e i diritti del Comitato rientravano nel nuovo soggetto giuridico, a carico delle casse Regionali. L’Assemblea regionale siciliana si pone, così, come protagonista e promotrice del nuovo sodalizio. La costituzione della Fondazione, tuttavia, passa per una correzione apportata nel silenzio generale dal D.d.l. n. 912 art. 52 (recante la legge di stabilità regionale 2015), in corso di approvazione dall’Ars, all’art. 35 che prevedeva la trasformazione del Comitato in Fondazione “rebus sic stantibus”. Quanto disposto, però, non avverrà secondo le precedenti garanzie di continuità di rapporti giuridici attivi e passivi instaurati dal Comitato (compresi rapporti di lavoro e situazioni debitorie), bensì mediamente “mera liquidazione”. In breve, la Fondazione rileverà le competenze ma non i rapporti giuridici. La lunga agonia potrebbe, quindi, giungere al termine, portando all’annullamento degli oneri con i creditori. La Regione Sicilia si chiama fuori dalla questione e il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, lo afferma a chiare lettere. Viene così disposta la notifica della delibera e la conseguente designazione di un Commissario liquidatore.

 Ad ogni modo, non si tratta di una mossa risolutrice. La Regione, in realtà, promuove la costituzione della Fondazione con i medesimi Enti del Comitato (Comune di Messina, il Comune di Taormina e il Libero consorzio). Insomma, vi è identità tra i soggetti che hanno, di fatto, contratto il buco milionario e quelli coinvolti nella nuova gestione. Nei giorni scorsi, in un’accorata lettera aperta, Mariateresa Papale, giornalista e per anni collaboratrice di Taormina Arte, ha definito “suicidio” l’indolente scelta di liquidazione, determinata dal disinteresse e dall’immobilismo della politica, da scarsa lungimiranza e da interventi tardivi effettuati con “cinica consapevolezza o colpevole superficialità”. E a queste, a parere di chi scrive, potrebbe aggiungersi “tacita complicità”. Ancora una volta, in Sicilia, quando si tratta di amministrazione pubblica ed enti riguardanti il mondo della cultura è facile evidenziare gravi mancanze nella progettualità. Anche di fronte allo scenario della Fondazione, rimangono gli interrogativi legati ai soci – vedesi l’apertura a Enti e soggetti pubblici e privati – e alle relative quote. Una cesura, un taglio netto con il passato, che però porta in eredità il vecchio marchio e l’immagine acquisita da tempo con successo. A lungo sono stati preferiti facili accomodamenti, sterili palliativi, rimandando il problema di mese in mese, anziché porre punti fermi per il rilancio e idee concrete per un piano di rientro a soluzione delle contenzioni in essere.

Troppo semplice, quindi, appare abbandonare il Comitato al proprio destino e riproporre un brand vincente, quando a farne le spese sono i dipendenti, veri e propri creditori non soddisfatti nonché parte lesa. Una squadra, tra maestranze, dirigenti e dipendenti, che con amore e dedizione si è spesa negli ultimi mesi senza “intascare” nemmeno lo stipendio, continuando con irreprensibile professionalità a svolgere le proprie mansioni. E’ d’obbligo riconoscere che soltanto grazie a loro è stato possibile garantire il regolare svolgimento di un Festival del cinema, ormai scoppiato, e degli eventi in programmazione. Taormina Arte, infatti, non è semplicemente perno dell’organizzazione di eventi come il Taormina Film Fest e i Nastri d’Argento, ma fornisce anche l’apporto logistico a concerti, rappresentazioni ed eventi “esterni” e realizzati da privati. Un team di professionisti, assunto a tempo indeterminato da più di un decennio si impegna a tenere alto il nome di Taormina, celebre nel mondo per la straordinaria cornice paesaggistica, ma anche per il turismo e per il divismo internazionale. E nella valorizzazione del territorio, nell’attività di promozione turistica e culturale, Taormina Arte ha sempre giocato un ruolo determinante. Eppure, nonostante le mille incertezze sull’evolversi della situazione, risultano già fissate le date del TaoFilmFest, della stagione operistica e di numerosi concerti, tra cui quelli di Mika e degli Spandau Ballet. Certi esponenti politici, abituali frequentatori dei red carpet, avrebbero potuto risparmiare uscite infelici e di cattivo gusto a proposito di questa manovra, atta a fare “tabula rasa”….. Ogni tanto bisognerebbe comprendere che la misura è colma e dunque smetterla con speculazioni di sorta, volendo assurgere al ruolo delle candide verginelle.

E noi non possiamo che schierarci a difesa e dalla parte dei dipendenti di Taormina Arte, esprimendo la massima solidarietà e restando al loro fianco in questa battaglia per la loro dignità di lavoratori, troppo a lungo offesa. E dopo la protesta pacifica del giugno scorso, i dipendenti, senza la minima garanzia di stabilità occupazionale, rompendo il silenzio con un atto extragiudiziale denunciano la paradossale situazione, intimando e diffidando “tutte le autorità in indirizzo perché, oltre a fare quanto in loro dovere per disporre l’immediato pagamento delle pregresse spettanze pari mediamente a 15.000 € ciascuno, garantiscano la prosecuzione del rapporto di lavoro con il soggetto che sostituirà il Comitato Taormina Arte”. Viene, inoltre, evidenziato che “l’eventuale sostituzione (evidentemente al solo fine di elidere il debito e autorizzare nuove assunzioni anziché il riassorbimento dei dipendenti) del Comitato con altro Ente, avente le medesime incombenze del primo, sarà contestata innanzi alle competenti Autorità Giudiziarie perché illegittima e fonte di danno ingiusto nei loro confronti”.

In attesa di ulteriori sviluppi riguardo a \un tracollo che, con ogni probabilità, si sarebbe potuto evitare, non possiamo che invitare tutti a prendere le difese di Taormina Arte, così come questa per anni si è battuta per  il nostro patrimonio culturale e artistico. Un impegno trentennale che rischia di essere cancellato, come una pura formalità.

 

 

2 pensieri su “Taormina Arte, il triste tracollo di 32 anni di storia

  1. Un intervento che nella sua chiarezza dimentica lo stato in cui versa questo Ente.. e non esamina il perché, è indubbio che quando, questo veniva foraggiato a piè di lista, navigava… e si sono fatte cose egregie, senza badare a spese, c’era chi provvedeva… poi i tempi sono cambiati.. gli spettacoli diventavano di giro.. Tao-Arte ridotto a mero contenitore, e la Regione che elargiva spazi a chi che sia.. mere operazioni commerciali che poco hanno a che vedere con la cultura e con lo spirito che aveva informato la nascita di questo ente.
    La fine era segnata.. e sarebbe stato più dignitoso che questa fine la sancisse il Comune di Taormina…. ! inutile fare la storia dell’origine del Comitato.. e come questo ha operato..il risultato è sotto gli occhi di tutti… Dai fasti di Sinopoli, Sbraggia, Lavia, Gioacchino Tomasi di Lampedusa, e tanti altri che negli anni novanta rendevano “unico” Tao-Arte; cioè dal Lohengrin, Elettra di Sinopoli, dal Faust di Sbraggia alle grandi interpretazioni di Gabriele,… siamo passati ad altro….. e la soprintendenza si apriva, senza pudore al commerciale, trasformando il Teatro Greco in mero contenitore di spettacoli, anche di qualità, qualcuno, molti raccogliticci che poco avevano a che fare con Tao-Arte e le sue ambizioni e sopratutto con il sito che meritava ben altro.
    Basta guardare, i cartelloni di questa stagione con serietà.
    Ora voler addossare la responsabilità dell’accaduto alla “provincia” appare ingeneroso… e fuorviante.
    Ora necessita pensare ad altro..pare che tra qualche giorno la “questio” verra discussa nel Consiglio Comunale di Taormina… Taormina la vera ed unica vittima… e la speranza è che venga fuori un qualcosa di buono…. personalmente ne dubito..ma ho l’obbligo di auspicarmi un colpo di reni.. che ci sia la capacità di rialzarsi… con una proposta e con programmi supportati da precisi impegni “finanziari”..risorse, che nonostante il grave deficit che Taormina ha …. possono essere individuate e impegnate!
    in bocca al lupo Taormina.

  2. Una breve osservazione dettata dall’esperienza odierna. Se i dipendenti hanno la stessa voglia di lavorare mostrata oggi dagli addetti alla biglietteria e all”ingresso…forse è meglio lasciarli a casa! Non si può mandare via flotte di gente perché loro alle 17e30 devono scappare a casa, soprattutto perché fino quella ora erano tenuti a far biglietti. Le amministrazioni possono avere responsabilità sul degrado dell’arte. ..ma mettere a lavorare gente che non ha passione per la cultura e molto meno rispetto per il lavoro è un vero e proprio insulto! Purtroppo finché non si cambia la mentalità comune si continuerà a perdere il fascino del “bello”.

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