TANTI GLI APPLAUSI PER LEO GULLOTTA E L’ATTUALITÀ DI PIRANDELLO CON “PENSACI, GIACOMINO”

Un magistrale Leo Gullotta e la celebre opera pirandelliana “Pensaci, Giacomino” hanno inaugurato la Stagione Teatrale di Prosa 2018/2019 del Teatro Vittorio Emanuele

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Un gran bell’avvio venerdì 14 dicembre al Teatro Vittorio Emanuele di Messina per la Stagione Teatrale di Prosa 2018/2019. Ad andare in scena, davanti ad una gremita platea, il grande Leo Gullotta con la famosa commedia drammaturgica “Pensaci, Giacomino”, prodotta dal Teatro Stabile di Catania e dalla Compagnia Enfi Teatro. Un’importante scelta di apertura Stagione quella operata da Simona Celi, Direttrice artistica della sezione Prosa, una scelta che vuole dare sicuramente un particolare segno della presenza, della forza e della rilevanza che il linguaggio teatrale può giocare nel contesto sociale. Da qui la scelta di un autore simbolo, importante come Luigi Pirandello, di caratura europea, un autore la cui forza dei temi trattati è più che mai attuale. Prima del debutto, durante l’incontro pomeridiano svoltosi nella Sala Sinopoli del Teatro, tra tutti gli attori della compagnia e tanti spettatori e studenti, è lo stesso Gullotta ad affermare come “questo testo sembra scritto stamattina, ha tutti gli argomenti che abbiamo attorno a noi oggi: la condizione femminile, la scuola, gli insegnanti con tutti i relativi problemi, l’ignoranza che genera violenza, l’anzianità…” sottolineando l’attualità di quest’opera, una delle più significative del repertorio pirandelliano.

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Ancora oggi, infatti, i temi del drammaturgo siciliano, rilevando la loro forte connotazione simbolica, sono prepotentemente presenti: una società ingessata tra convenzioni e pregiudizi, ieri come oggi, dove nonostante l’aver scardinato alcuni schemi socio-culturali si è costretti, a volte, ad indossare quotidianamente delle vere e proprie “maschere” per farsi accettare dagli “altri” e, questo si che è più drammatico, anche da se stessi, camuffando il proprio io, con tutte quelle ripercussioni che non fanno altro, appunto, che dare vita a quelle contraddizioni da classico epilogo pirandelliano. Aggiungiamo inoltre tutto ciò che genera l’attuale fenomeno dettato dalla dimensione virtuale dei “like” sui social, in cui tutti si vogliono interessare a noi, interessati a conoscere la “verità” senza in realtà  sapere niente di nessuno.

“Pensaci, Giacomino”, opera originariamente in tre atti, nella lettura drammaturgica del regista, Fabio Grossi, è stata accorpata in un unico tempo di un’ora e venti, senza togliere nulla al testo e in modo che, senza le interruzioni degli intermezzi, per lo spettatore l’azione emotiva sia sempre continua.

Singolare la scenografia che è caratterizzata, sin dall’inizio dello spettacolo, da delle gigantografie di volti che si sono mosse in continuazione, ad ogni cambio di scena, per segnare come “questi sguardi” siano sempre su di noi: lo sguardo degli altri che rappresenta appunto l’ipocrisia della società.

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Tutti i principi, i luoghi comuni, le argomentazioni pirandelliane sono presenti in quest’opera: emerge la condanna per una società incivile, pettegola e permeata di bigottismo, dove la dissacrazione e la calunnia sono sempre dietro l’angolo. La storia narra che l’anziano professor Toti, fortemente amareggiato nei confronti della società, per vendicarsi dello Stato, colpevole di averlo sottopagato rendendogli impossibile il formarsi di una famiglia, decide di prendere in moglie la giovanissima Lillina alla quale potrà così assicurare, una volta morto, la propria pensione “per almeno cinquanta anni”. La ragazza però è rimasta incinta del suo giovane fidanzato, Giacomino, e non sa come poter portare avanti questa gravidanza ma questo non turba significativamente il professore che, secondo i suoi piani, pensa che il ragazzo potrà continuare a portare avanti la sua relazione con Lillina, mentre lui vestirà il ruolo ufficiale e formale di capofamiglia, proponendosi in veste paterna per la giovane e di nonno per il nascituro.

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Un gesto, questo, che il protagonista sente come una forma di riscatto per la sua esistenza priva di gioie significative, un gesto vissuto come un atto di sincera generosità e di protezione verso due creature indifese: la ragazza, rinnegata e abbandonata dalla propria famiglia, insieme alla piccola creatura che verrà al mondo.

La società civile condannerà in modo duro questa situazione senza curarsi minimamente delle conseguenze per il bimbo che nel frattempo è nato. Nella vicenda anche l’intervento di un prete, padre Landolina che (simbolico esempio di chi usa la religione ipocritamente per i propri interessi), su invito della famiglia di Giacomino, vuole convincere il professore a mettere fine alla scandalosa situazione e, inoltre, suggerisce al giovane di abbandonare il figlio.

Sarà l‘anziano professore Toti a indurre il giovane a prendere finalmente coscienza del suo essere uomo e padre e Giacomino finalmente andrà via da quella casa e da ciò che lo tiene prigioniero, per vivere la sua vita insieme al figlio e alla donna che ama.

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Oltre alla bravura di un attore di grande sensibilità interpretativa, qual è Leo Gullotta, un sentito elogio va a tutti gli attori in scena e quindi a Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa; lo stesso vale per tutti i protagonisti della produzione che vede le musiche di Germano Mazzocchetti, la voce dei brani cantati di Claudia Portale, le luci di Umile Vainieri, i costumi e la forza della bella scenografia di Angela Gallaro Goracci che ricorda i tratti dell’espressionismo pittorico tedesco, corrente artistica che fu tanto cara a Pirandello e, naturalmente, l’eccellente ed attenta regia di Fabio Grossi.

Salutata dal pubblico con numerosi applausi a scena aperta e una standing ovation finale l’inappuntabile interpretazione di Leo Gullotta che ci conferma il suo virtuoso e poliedrico talento capace di intercalare, con i giusti ritmi, punte di garbata comicità anche all’interno di situazioni di alto spessore drammatico.

Una gran bella serata, fatta di tante emozioni, di quelle emozioni che affiorano all’improvviso, che ti fanno riflettere, pensare e che soltanto uno spazio vero, reale e libero come il teatro ci può donare.

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“Pensaci, Giacomino”

di Luigi Pirandello

lettura drammaturgica Fabio Grossi

con Leo Gullotta

Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa

regia Fabio Grossi

scena e costumi Angela Gallaro Goracci

musiche Germano Mazzocchetti

luci Umile Vainieri

regista assistente Mimmo Verdesca

voce dei brani cantati Claudia Portale

aiuto regia Bruno Maurizio Prestigio

assistente scenografo Elio Di Franco

assistente costumi Riccardo Cappello

direttore di scena Andrea Cecchini

foto di scena Tommaso Le Pera

foto di locandina di Fausto Brigantino

amministratore di compagnia Stefano De Leonardis

organizzazione Carmela Angelini

produzione Compagnia Enfi Teatro – Teatro Stabile di Catania

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