Successo per “Popcorn Machine”: sul palco den Centro Zo

CATANIA - TEATRO ZO: Prossimo appuntamento il 15 e 16 maggio “Grandi Speranze” una provocatoria pay preview performance in cui la coreografa Emma Scialfa e la compagnia Motomimetico svendono danza e teatro, mettendo lo spettatore al centro della storia

Semplicemente magnifici, i quattro  della compagnia My!laika, interpreti venerdì sera al Centro ZO di Catania di Popcorn Machine, l’esplosiva performance approdata a Catania dopo  decine di tappe nel resto d’Italia, Francia, Spagna, Olanda, Serbia, Danimarca, Croazia, Belgio e Lituania. Suspense, risate e tanti applausi strappati al pubblico al primo dei tre appuntamenti della mini rassegna Altre Scene Perfoming Art Fest, messa a punto dal direttore artistico Sergio Zinna, con Felicita Platania, responsabile organizzativa ZO, e il regista Salvo Gennuso di Statale 114 (Nella foto). Il prossimo il15/16 maggio, sarà “Grandi Speranze” una provocatoria pay preview performance in cui la coreografa Emma Scialfa e la compagnia Motomimetico svendono danza e teatro, mettendo lo spettatore al centro della storia.

E se i quattro supereroi del film del 2005 provano a sconfiggere il male a suon di effetti speciali, sul palco  di “Popcorn Machine”, metafora  della metamorfosi esplosiva,  il giocoliere Paolino, la trapezista Elvira, le acrobate Elvira H ed Elske, giocano sul filo dell’ironia e del surrealismo la loro partita tra il desiderio di esprimere scenicamente conflitti intimi e tecniche di circo. La coreografia è  “elettrica” che lascia coesistere un futuro assurdo con un passato sconosciuto, dove si susseguono una serie di eventi indeterminati e conseguenze improbabili che coinvolgono tre carismatiche ragazze (l’argentina Eva Ordonez Benedetto, la tedesca Philine Dahlmann, l’olandese  Elske van Gelder) e un uomo, che muore di continuo (il sicilianissimo originario di Vittoria Salvatore Frasca). Suonano musica dal vivo e praticano il loro Kunst-cirque in modo da trascinare il pubblico in una confusione di sentimenti, azioni e stimoli, mentre una tigre cade dal cielo, la fontana di Trevi si trasforma in un fungo atomico, Elvira vende l'apocalisse in promozione speciale, una Barbie balla, la corda ruvida del trapezio segna il corpo di Elvira, un ventilatore accarezza un vulcano di Popcorn.  Il teatro si mescola al circo nella tecnica del “mano a mano” che reinventata diventa “capelli-a-capelli”, nel trapezio vissuto come una esperienza sentimentale e in una bicicletta acrobatica sulla quale le gambe spettacolari di Paolino giocano alla roulette russa. Le note del violoncello si giustappongono ora al ritmo della macchina da cucire, ora a quello di una canzone d'amore siciliana, mentre a un preludio di Rachmaninoff si sommano i botti dei fuochi artificiali: Il loro credo è far ridere quando si vorrebbe piangere. E viceversa!

Tutto ha influenza sulla creatività della compagnia My!Laika che si definisce sub-europea. Le fonti di ispirazione dei quattro artisti sono tanto le discipline del circo classico, quanto la danza o il rugby; la musica d'ascensore o il colore delle camicette di Angela Merkel. Grandi artisti come Kurt Schwitters, Jacky Chan, Samuel Beckett, Lady Di, Fryderyk Franciszek Chopin, Elvira Hancock e Frank Zappa ancora producono ispirazione per il loro lavoro artistico. Star Trek, Fellini, Los Ramones, Toni Bonetta... la lista delle muse è infinita.

My!Laika unisce in scena quattro artisti internazionali che  condividono un senso d'umorismo assurdo e dadaista, in un universo scenografico post-apocalittico. Le situazioni estreme e le numerose tracce di umore “esotico” rivelano dei personaggi la loro intima natura che si mostra a volte crudele, sfiorando il sadismo e il masochismo, a volte misteriosa e conturbante. Sentimenti ambigui, riflessi di relazioni che sono altrettanto ambivalenti.

Vincitori di «Jeunes Talents Cirque Europe » nel 2010 abbandonano il campo della ricerca del puro circo e si avventurano in direzione della performance e della musica, componendo un collage turbolento che non ha più legami con l'immagine abituale del cliché “circo”.

La creazione di PopCorn Machine è avvenuta in maniera itinerante. Muovendo dalla loro base di Toluouse, la compagnia ha viaggiato di residenza in residenza lungo un anno e mezzo attraversando 10 paesi. Tutti i giorni gli artisti hanno avuto modo di confrontarsi con le diversità linguistiche e le complicazioni dovute al viaggio constante, alla ricerca di materiali e di mezzi per la creazione dello spettacolo. Questo percorso di scambi e confronto con pubblici e artisti, di origini culturali diversissime, ha arricchito ed alimentato considerabilmente il loro lavoro creativo.

Il 15 e 16 maggio sarà la volta della provocatoria pay preview performance "Grandi Speranze" in cui la coreografa Emma Scialfa e la compagnia Motomimetico svendono danza e teatro e mettono lo spettatore al centro della storia. L’acquirente, scegliendo tra allettantissimi “Menù” composti di svariati e appetitosi mix di azioni teatrali, gesti coreografici, immagini e pensieri,  di fatto partecipa ad una vera e propria compravendita delle gesta dei performers.  Lo spettatore si riserva quindi il diritto di poter assistere allo show, ma se non comprerà, non vedrà!

Una piccola provocazione che vuole sensibilizzare il pubblico che, semplicemente guardando, sosterrà la difficile impresa di vivere la condizione di un professionista della danza di questi tempi.

MOTO MIMETICO

Grandi speranze

Svendiamo danza e teatro – a pay perview performance

15 e 16 maggio 2014

h 21.00 

Spettacolo scritto, coreografato e diretto da Emma Scialfa

Con la partecipazione di: Orazio Alba

Interpreti Compagnia MM: Alice Billò, Alessandro Caruso, Mariella e Serena Cavalli, Simona Fichera, Melissa Gramaglia, Anna Lisa Leotta, Titti Mancuso, Marco Previtera

Musiche: AA.VV.

Produzione: MotoMimetico 2014, Zo – Centro Culture Contemporanee - Catania

Nelle GRANDI SPERANZE c’è testa, cuore, illusioni, fantasie, proiezioni che, come vere immagini ci muovono, ogni giorno, ora, istante, tracciando il nostro destino.  Ci muove l’urgenza di condividere un vissuto, quello di chi procede nel difficile quanto ineguagliabile cammino dell’arte della danza per dare un microfono all’invisibile, mente e parola all’arte coreutica, ragionamento e divertimento al pubblico. Si mette in scena un manifesto di resistenza in favore di un’arte osservata con lo sguardo di chi la pratica, come di chi ama osservarla; una riflessione creativa sul quotidiano di un’armata danzante investita di amore e passione, coreuti che si confrontano con la loro vocazione, ma anche uno sguardo sulla danza di tutti coloro che la praticano, la amano, senza che questa diventi necessariamente una professione.

Recita il testo “Chi non paga non vedrà! Chi vedrà vivrà!.”

Lo spettatore diventa il centro della storia, ovvero l’acquirente in una compravendita delle gesta dei performers.

Scegliendo tra allettantissimi “Menù” composti di svariati e appetitosi mix di azioni teatrali, gesti coreografici, immagini e pensieri, lo spettatore si riserverà il diritto di poter assistere allo show, ma se non comprerà, non vedrà!

Una piccola ma speriamo divertente provocazione che vuole sensibilizzare chi guardando sosterrà questa difficile impresa, vivere la condizione di un professionista della danza, di questi tempi.

Noi persistiamo nella danza nonostante tutto, continuiamo a danzare. Come rito del corpo in cui è impegnata la mente. Un bisogno antico di esprimersi, farsi capire senza parole:

Danzare! Un rapporto empatico fra le persone.

Danzare! Un modo per essere silente e dirsi tutto.

Danzare! Un moto dell’anima, che coinvolge tutto il corpo con sensazioni fisiche; dolore, piacere, sospensione, coraggio, stimoli nervosi e sensoriali. Quando un lavoro fisico e di concentrazione ci spinge al di là di quello che percepiamo o verso quello che vorremmo essere, oppure ci ricongiunge con quello che siamo.

Danzare! La ricerca estetica costituita di spinte e di gravità, che ci riporta a ciò che siamo, qui e ora.

Danzare! Una passione per la quale vuoi uscire da dove ti trovi e andare incontro al tuo altrove.

Danzare! Non una tendenza, né una moda, ma quella a occhi chiusi da ubriaco o quella del bambino che eri che batteva il tempo ascoltando la radio.

Danzare! La musica col corpo. Lo spazio, il tempo.

Danzare! La vertigine del controllo e della sua perdita.

Danzare! Un’esortazione, un imperativo, un desiderio che nutre GRANDI SPERANZE.

 

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