Su Marte c’è acqua ed è salata: la nuova scoperta della Nasa

L’astronomo Giovanni Schiapparelli alla fine dell’ 800 ipotizzava già che su Marte ci fosse la presenza di acqua. Non sono né i fiumi né il mare di cui egli aveva presupposto la presenza ma oggi abbiamo la conferma che l’acqua sul Pianeta Rosso è una realtà.

Grazie alle rilevazioni di un satellite della Nasa che orbita attorno al pianeta si è scoperto che scorre acqua liquida, salata, che compare sotto forma di gocce che si condensano in canali larghi poco più di 10 centimetri e che lasciano come unica traccia delle striature scure. Un dato importate è che la comparsa di quest’acqua è stagionale.

Ciò lascia verosimilmente presupporre che la vita extraterrestre su Marte non sia più solo un’ipotesi.

Jim Greendirettore delle scienze planetarie della Nasa ha detto in proposito: “Non si può ancora dire se esiste una vita extraterrestre su Marte, ma seguire l’acqua è cruciale. Ora abbiamo la grande opportunità di trovarci davanti ai siti più adatti per cercare davvero le prove”.

Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) ha detto: “E’ la prima prova che dimostra l’esistenza di di un ciclo dell’acqua sulla superficie di Marte”.

Finora si sapeva con certezza che l’acqua su Marte esisteva solo nelle calotte di ghiaccio che si trovano ai poli, nel sottosuolo e nella sottile atmosfera del pianeta, sotto forma di vapore.

I radar Marsis e Sharad sono stati i primi a fornire elementi precisi sulla presenza di ghiaccio.

Riferendoci ai dati del 2008 del satellite Mro (lo stesso che ha permesso di scoprire che scorre ancora acqua su Marte),  si sa che moltissime formazioni che si osservano su Marte sono state modellate da grandi masse d’acqua paragonabili al Mississippi, fuoriuscite dal sottosuolo e, ancora, che lunghi canali sono stati scavati sul pianeta da antichi ghiacciai. Sempre del satelitte Mro è l’informazione che l’acqua sul pianeta Marte è scomparsa solamente due miliardi di anni fa, cioè un miliardo di anni più tardi di quanto si pensasse.

La sonda americana Mars Odissey invece ha fornito le prove dell’esistenza di un grande oceano poco profondo che occupava due terzi della superficie del pianeta con, accanto, un oceano più piccolo e di più recente formazione.

Queste informazioni sono state confermate nel 2010, quando nuovi dati hanno ricostruito l’antico aspetto del pianeta: un pianeta blu, con un grande oceano nell’emisfero Nord e la terraferma solcata da almeno 40.000 fiumi e costellata di laghi.

Nel 2012 arriva anche la scoperta di rocce scavate dallo scorrere dell’acqua, una sorta di letto di un antico fiume marziano.

Adesso si riaccende la speranza di trovare vita su Marte e tutto questo grazie all’Istituto di Tecnologia della Georgia, guidato da Lujendra Ojha, che ha fornito questa importantissima notizia.

Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), ha dichiarato all’Ansa: “Sarebbe interessante poter analizzare quella sabbia. Lì non sarebbe del tutto improbabile trovare tracce di batteri, fossili o viventi, adattati a vivere in condizioni estreme e capaci di nutrirsi di sali, proprio come quelli che vivono vicino a sorgenti simili nel deserto di Atacama in Cile, il luogo sulla Terra che più assomiglia a Marte”.
Al momento, però, fare questa verifica “è impossibile, perché le osservazioni sono state fatte grazie a un satellite in orbita intorno al pianeta, mentre – rileva Bignami – bisognerebbe scendere al suolo e raccogliere i campioni da portare sotto il microscopio”. Le prove mostrate dalla Nasa costituiscono “un bellissimo risultato, che però non dovrebbe stravolgere la caccia alla vita“.

 

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