Squibb Largo Paisiello

Occhio e orecchie alla Catania dei ragazzi: usi e costumi e movida dei teenager 

Largo Paisiello nei primi del Novecento era uno degli spazi più eleganti della Catania artistica della Bell’Epoque. La via Pacini era un viale ampio e alberato che faceva da monumentale scenografia a uno dei teatri più in voga, l’Arena Pacini, che ospitava spettacoli di notevole livello artistico, dalla lirica alla prosa, all’operetta. Poco distante vi era l’Arena Gangi, grande cinema inaugurato nel 1918. Oggi al posto dell’Arena Pacini vi é la “Fontana del centro cittadino”, progettata da Dino Caruso ed inaugurata nel 1956. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta l’Ina Assicurazioni ha costruito diversi edifici e nello stesso periodo veniva ultimato anche l’adiacente grattacielo delle Assicurazioni Generali. Nello spiazzo dove sorgeva l’Arena Gangi ora si trova quello che i ragazzi chiamano Squib, uno spazio di aggregazione dove svolgono attività ricreative e artistiche. Scritte e disegni hanno purtroppo invaso anche la scalinata di largo Paisiello, e in questo complesso di cemento la creatività e il gioco si mischiano al degrado e alla spazzatura. Ma il degrado non è solo in superficie: la piazza è preda di infiltrazioni, i muri grondano acqua sui locali sottostanti, e pure il negozio che stava sotto ha dovuto chiudere. Il Comune ha dichiarato lo spiazzo inagibile e lo ha dotato di un cancello, ma per gli avventori é facile scavalcare, non essendoci nessun controllo e nemmeno nessun cartello di divieto di entrata. E il Commissariato Centrale della Polizia di Stato ha chiuso i battenti. Infrangendo un divieto che quindi non esiste abbiamo anche noi scavalcato e sul luogo abbiamo incontrato tanti ragazzi e ragazze , per lo più minorenni, intenti con le loro bombolette a disegnare immagini o scritte lungo tutto il perimetro. Tra i frequentatori abituali, Agatino è il più grande. Ha venticinque anni e sembra essere il “supervisore” del luogo. Non vuole essere fotografato ma è disponibile a raccontare che ‘lo spiazzo di largo Paisiello è un posto che esiste almeno da cinque anni come ritrovo giovanile. Viene più comunemente chiamato Squib perché una volta qui c’era la fabbrica di una nota marca di lamette, schiume da barba, spazzolini da denti, ecc… (l’esatto nome due è con due “b” finali: Squibb, n.d. r.). Per me è posto di ritrovo da tanti anni dove incontro belle persone, faccio tante belle amicizie e dove si fa una cosa che a me piace: l’Hip Hop, che é una cultura formata da quattro discipline: il writing, il breaking, il Djs e l’ Mcs. Il writer é colui che disegna o scrive, realizza i cosiddetti graffiti; il breaker é quello che balla per strada, l’Mcs è il maestro di cerimonia, il performer vocale e il Djs é quello si occupa di mettere due dischi formando quello che si chiama cutting, che poi sarebbe il beat. Il beat è il disco messo in loop, cioè in ripetizione costante e mettendo l’altro disco forma il cutting e si possono mettere sia i due dischi uno accanto all’altro, sia cambiare il disco’. Si praticano anche attività sportive? Qualcuno gioca a calcio, altri fanno sketeboardQuesto posto è ufficialmente chiuso, quindi per accedere bisogna scavalcare. Non è pericoloso? ’Che io sappia, ma possono essere solo parole, lo Squib è stato chiuso perché una Commissione Europea ha ritenuto che fosse inagibile. Che poi i ragazzi ci vengano perché ala fine è un posto colorato dove ci si può incontrare, meglio così, visto che spazi tutti per loro non ce ne sono’. Tra i ragazzi c’è qualcuno che decide chi può entrate e chi no? Ci sono regole o equilibri da rispettare? ‘Gli equilibri ci sono nel rispetto di tutti, c’è una cosa che noi stiamo cercando di far capire: io non dipingo ma è giusto che quello che viene realizzato non deve essere toccato, cioè quando tu fai una cosa su un muro ci deve essere rispetto per quel pezzo e quindi scriverci sopra cose tipo “sono un mammoriano” o “Sara ti amo” io non lo concepisco. Penso che non si ha nè arte nè parte’. Cosa succede in questi casi?Secondo il codice dei writers, quello che si fa non si deve toccare, cioe tu fai un pezzo e il muro é tuo, sopra non ci deve stare nessuno’. E chi gliel’ha dato il muro?Non gliel’ha dato nessuno.’ Allora come fa un writer ad appropriarsi di quel muro? ‘Non è che se ne appropria, questa é una cultura che nasce dalla strada e ha delle regole.’

Regole anche di rispetto del decoro urbano? ‘Assolutamente si, sia qui che nel resto d’Italia ma anche in America, ovunque, i monumenti storici e i palazzi culturali non vanno toccati.’ Invece a livello musicale cosa avviene qui?Ci riuniamo, ci incontriamo, c’è chi porta la cassa per la musica’. Se voi doveste fare delle richieste all’Amministrazione comunale, cosa vorreste? Una regolamentazione, l’entrata libera e sicura, la pulizia? O forse é meglio che nessuno metta il naso nel vostro mondo? Innanzitutto vorremmo sapere se lo Squib si potrà riaprire, perché ancora non l’ha capito nessuno cosa é successo e tanti ragazzi non vengono perché sanno che è chiuso. Bisogna che qualcuno ci faccia capire capire com’è combinata la situazione’. Qui c’é un degrado anche di carattere igienico, bottiglie abbandonate, cattivi odori di tutti i tipi. Questo dipende da una mancata pulizia da parte del Comune o da un eccessivo sporcare da parte vostra? ‘Sporcare e un fatto di mentalità. Dovremo essere noi a preoccuparci di non farlo.’ Se il Comune sistema le panchine, mette il verde, quanto lo fate durare? ‘Dura quanto noi lo facciamo durare, parte da noi la cosa.’ E quindi sareste in grado di prendere quest’impegno? ‘Io personalmente si’. E gli altri? Tu dato che hai un’eta maggiore degli altri potresti dire: “ragazzi se c’é da mangiare la pizza o se dobbiamo bere due birre dopo mettiamo i cartoni e le bottiglie nei cassonetti”. Pensi che sia una cosa fattibile? Non è difficile dare il messaggio, é introdurlo in maniera educazionale che è difficile. Cioè non dipende dallo Squib, ma dall’educazione che i ragazzi stessi hanno in se. A me hanno insegnato a tenere pulito un posto, come se fosse casa mia’. Ma la maggior parte non lo fa. Dovete dare un buon esempio alla città, se è vero che fate cultura. ‘Sono d’accordo e spero che i ragazzi lo capiscano, perché quella dell’Hip Hop è davvero una cultura’.

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