Slip di pizzo vietati in Russia e Kazakistan

Una legge vieterà la vendita di biancheria intima composta da materiali sintetici.  Donne kazake arrestate perché protestavano

Stop alle mutande di pizzo, arriva il divieto per le donne russe e kazake, naturalmente seguite da una forte protesta. La legge vieterà dall’estate prossima l’utilizzo di biancheria intima che contenga meno del 6 per cento di cotone. A prescindere che il tessuto sia importato dall’estero, oppure prodotto e venduto in Russia, Bielorussia e Kazakistan.
Ma le donne non vogliono rinunciare alla propria femminilità e domenica scorsa sono scese in piazza 30 donne kazake per protestare allo slogan: ‘Libertà di mutandina’, la polizia è intervenuta, arrestandol

Secondo quanto riportato da Giornalettismo “In genere, la biancheria di pizzo sparisce letteralmente dagli scaffali – dice Alisa Sapardiyeva che, a Mosca, è titolare di un negozio di biancheria intima a prezzi popolari . Se ne impediranno la vendita, a soffrirne di più saranno i consumatori”. Molte donne, infatti, sono abbastanza adulte da ricordare la biancheria intima di prima della caduta del blocco sovietico e non potrebbero mai rinunciare all’ampia scelta di colori e materiali disponibile ora. Nella sola Russia, quello della lingerie è un business da 4 miliardi di dollari l’anno, e l’80% dei prodotti venduti provengono dall’estero: se la legge entrerà in vigore il 1 luglio come stabilito, circa il 90% degli articoli attualmente presenti sugli scaffali scompariranno.”

Questa norma è stata introdotta  dalla Commissione economica eurasiatica, che regola l’Unione doganale, che fa da  controaltare all’Unione Europea.  Non entrerà in vigore fino al primo luglio.  I legiferatori si difendono, mettendo come schermo protettivo la salute delle donne perché Il pizzo sintetico è fonte di allergie, dermatiti, infezioni dell’apparato genitale. Il divieto si riferisce infatti a tutte le fibre sintetiche che contengano oltre l’85 per cento di poliammide e che non garantiscano più del 6 percento di traspirazione. Ma la protesta dei consumatori è sempre più forte, i social network e il tam tam mediatico si rincorre nella rete di tutto il mondo!

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