Sicilia, terra d’amuri tra tradizioni ed emozioni

Dalla disoccupazione, alle aziende in crisi, agli imprenditori costretti ad andare all’estero…eppure, nel sud della nostra penisola i giovani si riscattano

Gli argomenti più diffusi negli ultimi anni in Italia si rifanno sempre alla disoccupazione, alle aziende in crisi, agli imprenditori costretti ad andare all’estero…eppure, nel sud della nostra penisola, quella ancora oggi screditata e vista come terra “mafiosa e di approdo per gli immigrati”, c’è chi si fa strada attraverso il Made in Sicily. Storie di aziende, anzi, di botteghe, che sfidano la crisi grazie alle tradizioni ed al legame con la propria terra. Attraverso i prodotti tipici siciliani si rivivono quindi emozioni e stili di un tempo, ancora oggi contemporanei.

I primi a rendere omaggio alla Sicilia sono stati gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana: l’editoria siorecchini-mori-siciliani-dolce-gabbana-pe-2013ciliana si insinua tra  bags e shoes accompagnate da scenografie allestite in tante delle loro boutique. Abiti colorati, quasi tutti dipinti a mano, dove viene raffigurata la bellezza della Sicilia: dalle gonne ampie ai turbanti che rievocano lo sfarzo dei carretti siciliani. Gli stilisti hanno anche scelto in passato il capoluogo siculo, Palermo, come scenario per un loro evento, tenutosi nel luglio del 2017, nella suggestiva piazza della Pretoria con la fontana, realizzata da Francesco Camilliani, rivestita di rosso.

26805100_927890607376119_826953464486175311_n.def_Marcio Made in Sicily è “Amunì”: quattro sorelle palermitane, un avvocato penalista, una dipendente di una multinazionale, una pedagogista e una aspirante broker che vive a Milano. L’idea che ha dato vita al brand nasce dalla distanza tra le sorelle che, vivendo lontane l’una dall’altra, hanno pensato di creare un oggetto che venendo condiviso contribuisse a far sentire più vicini amici e parenti lontani. Così nascono le t-shirt con taschino personalizzato e rigorosamente “travagghiatu”(lavorato) a mano.

68a1b1c872ab3e60fe31a950e59da84aGrazie alle tradizioni sicule sono tornate in voga le tanto amate “Coffe”, ceste ottenute dalla “curina”, la parte tenera e resistente delle foglie di palma nana siciliana, rilanciate attraverso i social e vendute anche all’estero.  Ad acquistarle è stata anche la First Lady Melania Trump, durante il G7 tenutosi a Taormina lo scorso anno.  Il Brand Tizzini, attingendo alle origini di uno strumento povero, rende unico l’oggetto grazie al certosino lavoro artigianale scrupolosamente eseguito a mano in ogni suo dettaglio.

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Non solo moda. Anche il settore alimentare siciliano è in continua crescita. Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Unioncamere Sicilia, il 2017 è stato l’anno più vantaggioso per l’export Made in Sicily. Nel 2016, secondo un analisi territoriale delle esportazioni del settore alimentare, l’Isola si è classificata all’undicesimo posto tra le regioni d’Italia nell’export di bevande ed  è stata una delle dieci regioni top per valore di export di vino e prodotti alimentari nel 2016. Tra le province siciliane, in testa c’è Messina con 115 milioni di euro di export (il 27,2 per cento del totale regionale), seguita da Catania con 78 milioni di euro e Palermo con 69. Per le bevande, invece, è Trapani a dominare con 51 milioni di euro di export, ovvero il 36,4 per cento del totale isolano.

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