Si realizza l’ambizioso progetto per il “dopo e durante noi” a San Cataldo e nasce “La casa di Josè”

Nasce “ La casa di Josè”, il nuovo e ambizioso progetto della Cooperativa Sociale Etnos di Caltanissetta realizzato per il “dopo e durante noi”. Il progetto sperimentale prevede l’integrazione di residenza comunitaria e inserimento lavorativo di ragazzi e adulti con disabilità media o anche grave compatibile con lo svolgimento di attività lavorative.

20180303_121558 (1)

Nasce “ La casa di Josè”, il nuovo e ambizioso progetto della Cooperativa Sociale Etnos di Caltanissetta realizzato per il “dopo e durante noi”. Il progetto sperimentale prevede l’integrazione di residenza comunitaria e inserimento lavorativo di ragazzi e adulti con disabilità media o anche grave compatibile con lo svolgimento di attività lavorative. La struttura residenziale, a pochi kilometri da San Cataldo in provincia di Caltanissetta, è una villetta immersa nella campagna siciliana e prevede la coabitazione di 10 giovani e adulti con disabilità che intraprendono un percorso di autonomia e indipendenza dal proprio nucleo familiare o che non hanno più i genitori in vita.

La titolazione della casa-famiglia a Josè si deve all’affettuoso tributo voluto dal presidente della Cooperativa nissena – Fabio Ruvolo – al papà degli attuali proprietari dell’immobile (Giuseppe Andaloro recentemente scomparso), che commossi dalla destinazione d’uso dell’immobile hanno mostrato molta disponibilità e compartecipazione emotiva.

«La nostra idea del dopo e durante noi – afferma il presidente della cooperativa nissena Fabio Ruvolo – declina, anche in questo ambito, una idea che ha sempre ispirato le nostre azioni sul territorio. Crediamo fermamente che il lavoro per ogni persona rappresenti una vera opportunità di riscatto e inclusione. Nelle disabilità possiamo confermare, ancor di più, che il lavoro rappresenta una delle forme più evidenti di abilitazione e riabilitazione sociale».

Il modello del “dopo di noi” si basa su quattro pilastri essenziali: la famiglia d’origine del ragazzo, l’impresa sociale, lo Stato e il territorio che si deve far carico anche moralmente della problematica della disabilità.

L’impresa sociale che autofinanzierà la struttura, permettendo ai ragazzi di produrre dei beni di consumo sia alimentari che non, prevede un’ impresa agricola e laboratori di creazioni artigianali in terracotta e ferro battuto oltre che un laboratorio di cucina industriale per la formazione dei ragazzi che saranno inseriti nello staff del primo risto-solidale d’Italia “Un Posto Tranquillo”. La struttura accoglierà sia ospiti residenti che “diurni” cioè ragazzi che svolgeranno da esterni le attività previste dal progetto.

Per i componenti di questa “grande famiglia” (siano essi residenti stabilmente o con accesso diurno) la cooperativa ha predisposto un percorso , iniziale e continuativo, di orientamento e formazione al lavoro e successivo l’inserimento lavorativo.

E proprio il territorio è chiamato sin da ora a dare il proprio contributo mediante una piccola raccolta fondi organizzata dalla cooperativa, che si è già intestata il carico economico–finanziario più oneroso, acquistando con un mutuo di 300mila euro l’immobile. Per la restante parte utile per il cofinanziamento e l’avviamento della start up dell’impresa sociale saranno coinvolte le associazione del territorio, le imprese e i singoli cittadini.

È possibile dare il proprio contributo mediante bonifico bancario su Banca Prossima intestato a: Etnos soc. coop. sociale Causale: Donazione la Casa di Josè Iban: IT61 B033 5901 6001 0000 0140 469; Banco Posta intestato a: Etnos soc. coop. sociale Causale: Donazione la Casa di Josè Iban: IT 03 I 07601 16700 001040890590 o mendiante paypal facendo riferimento alla e mail info@equamente.eu Accedendo al sito www.laretedeldono.it cercando il progetto la casa di Josè oppure semplicemente decidere di devolvere il 5xmille al progetto nella imminente dichiarazione dei redditi.

La raccolta fondi è anche destinata alla condivisione dell’idea e del sentimento che la comunità possa, e debba, stringersi attorno a queste famiglie e ai loro figli, che non saranno mai più soli. La disabilità non può essere più vissuta dalle famiglie originarie come “un problema da risolvere” in solitudine, soprattutto alla luce della inevitabile morte dei genitori. Le diverse abilità sono un opportunità di crescita, che riguarda tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *