Si inaugura a Firenze la Biennale dell’Etruria

Ai microfoni di Globus Magazine il presidente della Biennale Etruria a Firenze

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Intervistato Quirino Martellini presidente della Biennale.

“L’idea della Biennale è nata da una suggestione avuta con un artista di lungo corso che opera in quella Cerveteri etrusca che tutti noi apprezziamo proprio per il gran lascito storico-archeologico ricevuto.

Ad onor del vero, però, il mondo etrusco m’ha affascinato fin da quando ero bambino e m’ha reso così curioso di Storia antica. Io stesso d’origine etrusca da parte di mamma, ho vissuto gli anni ’70 dello scorso Secolo tra il magico Monte Amiata, in provincia Siena, ed i territori di Grosseto e Arezzo. Ricordi perlopiù sfocati, memorie d’una Natura maestosa e rigogliosa, di tombe ed insediamenti di quella grande civiltà “preromana” che ha dato lustro al nascente Impero Romano ed ha contribuito a costruire solide basi in favore della Civiltà Occidentale così come la conosciamo ora. In occasione dell’Inaugurazione dell’evento “Firenze e la sua anima etrusca”, ancora in corso presso il Palazzo Bastogi, sede del Consiglio Regionale della Toscana, ho avuto modo di scrivere una Presentazione che, nella sua parte iniziale, esprimeva il concetto seguente: “Un viaggio verso l’ignoto è forse il più bell’incontro con la realtà: anche quand’esso nulla offre se non la promessa d’esser migliori arrivati, infine, al suo epilogo… Ecco cosa si prova dopo due lunghi anni di lavoro solo per immaginare e quindi avviare, organicamente, questo meraviglioso e originale progetto dal titolo Biennale Internazionale

dell’Etruria (B.I.E.”. Tanti gli artisti che parteciperanno. 25 artisti che faranno conoscere al pubblico opere scultoree e pittoriche.

Quali sono i nomi ed un loro excursus, per sommi capi, artistico?

“Gli artisti in esposizione per questa occasione fiorentina, per ordine alfabetico tra scultura e pittura, sono:

SCULTURA

Giuliano AZZONI, Matteo BARONI, Claudio CAPOTONDI, Sauro CAVALLINI, Luciano LONGO, Lea

MONETTI, Alessandro ROCCHI, Charles SKAPIN, Giuliano STACCHI.

PITTURA

Maurizio AVI, Maddalena BARLETTA, Carmelo BOLOGNESE, Fabrizio DESSI’, Renee FABBIOCCHI,

Stefania GALLETTI, Alberto GALLINGANI, MILOT, Antonio MURGIA, Gema PERALES, Anna

SCHIAVO, Algida TEMIL, Alessandro VANNINI, Josè VASCONCELLOS, Ann VASSILIOU, Luis

Miguela VAZ.ROMERO MORENO.

1 - INVITO FIRENZE E LA SUA ANIMA ETRUSCA - PALAZZO BASTOGI (RIDOTTO)

1 – GIULIANO AZZONI

Artista che, morto nel 2011, ha lasciato un patrimonio di opere di rara suggestione. Nato nella casa di Terranuova Bracciolini, Arezzo, da scolaro si presentava intelligente ma scostante. Nel 1979 sposa Angelina, dalla quale avrà un figlio, Marco. E’ con la nascita del figlio che l’attività artistica prende forma diventando una componente essenziale della sua vita. Inizia così a dipingere e scolpire pietra e legno in una cantina in centro storico di Terranuova, sostenuto anche dall’esperienza di altri artisti locali, coetani e non, che frequentava abitualmente. Più avanti, negli anni ’90, evolve il suo linguaggio espressivo, abbandonando i temi “retorici” dell’arte per caricarsi di erotismo, simboli religiosi e politici tra corruzzione e innocenza.

2 – MATTEO BARONI

Nato a Firenze nel 1977, frequenta l’Istituto d’Arte dove si diploma nel 1996 e, successivamente, consegue la Laurea in Arte Contemporanea presso il Central St. Martins College of Arts and Design di Londra. Trascorre parte della sua vita nella capitale del Regno Unito, dove lavora come intagliatore. Nel 2007 prende la decisione di realizzare le proprie sculture partendo esclusivamente dai materiali di scarto. Incomincia così un percorso di ricerca e di espressione artistica ad impatto zero. Le sue sculture raccontano un processo di trasformazione delle cose, testimoniano una profonda metamorfosi resa possibile solamente grazie alle cure del tempo e del lavoro umano.

3 – CLAUDIO CAPOTONDI

Nasce a Tarquinia nel 1937 e, dopo aver vissuto tra Roma e New York, si trasferisce a Pietrasanta, vicino alle cave di marmo di Carrara, dove crea e intaglia personalmente le sue sculture. Vanta 19 opere d’arte pubbliche collocate in Italia, Stati Uniti, Giappone, Libia, e mostre personali e collettive in molte città del mondo. Per la rigorosità nel suo lavoro si può certamente definire un artista d’altri tempi, in cui la componente del lavoro fisico artigianale è strettamente connessa al pensiero filosofico e matematico della fase progettuale che precede la produzione artistica. Protagonista è un’articolazione dinamica degli spazi che a grandi linee sono riconducibili a equazione matematiche e figure geometriche.

4 – SAURO CAVALLINI

Nato a La Spezia nel 1927, la sua carriera artistica inizia però a Firenze nei primi anni ’50. Nel 1960 si è poi stostato a Fiesole dove ha vissuto e lavorato in una grande casa circondata da parco. Le sculture del Cavallini hanno ricevuto molti premi, fra cui il “Fiorino d’oro” a Firenze e la “Fiandra d’oro” a Genova.

Lavora su commesse per grandi monumenti destinati a prestigiosi ambienti: il “Monumento alla Pace” nel Palazzo degli affari di Firenze, il “Monumento alla vita” nel Palazzo dei diritti umani di Strasburgo e molte altre opere in piazze pubbliche internazionali. Si spegne nel suo studio il 27 luglio del 2016. Dal 2017 nel suo laboratorio nasce un centro studi dedicato alla sua produzione artistica.

5 – LUCIANO LONGO

Diplomato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, vive ed opera a Treviso. Figlio d’arte, dal padre Luigi, affermato nell’affresco e nella decorazione, riceve una solida formazione di tipo figurativo.

Lo studio delle opere classichene segna profondamente il carattere artistico tanto che, dopo una giovanile produzione astratta, ritorna all’analisi del corpo umano, soprattutto nelle sue relazioni spaziali. Ha esposto a livello nazionale e internazionale presso gallerie, musei ed altri spazi pubblici e privati .Sue opere sono esposte in permanenza in pinacoteche e luoghi pubblici in Europa e nel mondo. Un suo bronzo, in particolare, è esposto al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Sofia.

6 – LEA MONETTI

Spazia dalla pittura alla scultura, al ritratto ed è esperta in tecniche antiche e affresco. Segue i corsi dell’Accademia di Firenze per poi passare, negli anni ’70, alla “Scuola della Realtà” di Pietro Annigoni sempre a Firenze. Successivamente lavora come assistente e restauratrice agli affreschi strappati nello studio di Bruno Saetti a Montepiano (Prato). Negli anni ’80 realizza affreschi e sculture per numerose chiese ed edifici pubblici. Le sue sculture sono presenti in numerose e selezionate gallerie. Il lavoro di Lea Monetti è stato equiparato dai critici d’arte a Frida Kahlo e Artemisia Gentileschi. Per le sue qualità artistiche ed umane, ha ricevuto numerosi riconoscimenti fra cui la nomina di Commendatore della Repubblica.

7 – ALESSANDRO ROCCHI

Nasce a Roma il 13/01/1951, vive e lavora a Mentana. Ultimati gli studi a Roma, intraprende precocemente e intensamente l’attività artistica. Gli apprendimenti intrapresi, data la sua natura creativa, agevoleranno tutto il suo cammino futuro. Dedicherà la maggior parte del suo tempo creativo alla continua ricerca e alla costruzione di linguaggi che nel tempo generano cicli che si avvicendano e che faranno parte della sua tipica espressione individuale. E’ affascinato dagli illustri e celebri scultori del 900, come Henry Moore, Amedeo Modigliani, Salvador Dalì, Giacomo Manzù ecc. Reinterpretandoli, li omaggia e affiancando gli uni agli altri crea un gioco utopistico di inconsueti accostamenti.

8 – CHARLES SKAPIN

L’artista nasce a Guanare, in Venezuela, e si afferma nella terra paterna, la Slovenia, facendosi notare fin da subito per la sua attitudine ad unire artigianato e scultura, non richiamandosi ad un semplice senso estetico, ma anche spirituale. Musicista ed ecologista, abita a Ricasoli, presso Montevarchi, in Toscana, dove si sta facendo conoscere anche dal pubblico italiano. Nei suoi lavori si trova la passione per la musica accanto alla quale, è molto caro allo scultore il tema della nave. Egli, grazie all’utilizzo di materiali di recupero, realizza opere che coniugano piacere estetico e spirituale, sia sotto il profilo artistico che del design.

9 – GIULIANO STACCHI

Frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma e successivamente si laurea in architettura a Venezia. Partecipa a più di 300 tra eventi, mostre collettive e personali. Le opere esposte in occasione dell’evento “Firenze e la sua anima etrusca” appartengono a due cicli diversi ambedue ispirati all’arte etrusca, sia nel tema che nei materiali. La Chimera, ad esempio, animale mitologico alato, composto da parti di vari animali, rappresenta un essere “alieno”, volumetricamente scomposto, nel tentativo di creare nell’osservatore l’idea della complessità e della sedimentazione di più culture: asiatica, greca, italica.

10 – MAURIZIO AVI

Maurizio Avi nasce nella campagna romana a Zagarolo (Roma) nel 1953, da padre ebanista e madre cantante lirica. Qui inizia la propria formazione a contatto con la natura e nel laboratorio del padre, fin quando lo scultore Giuseppe Uncini lo ‘scopre’ all’Istituto d’Arte Roma 1 e con lui realizza preziosi gioielli d’autore. La sua grande passione per l’arte lo porta fin da giovane a frequentare le gallerie e lo studio di diversi artisti e a intraprendere la collaborazione con il maestro Sergio Paternostro della ditta “Bulgari”, dove Avi completa la sua formazione di orefice, specializzato nella scultura di pietre preziose. La sua pittura è stata accostata alla brillante analisi di Lucien Freud, ma la visione dell’artista è forse più vicina a quella di Stanley Spencer.

11 – MADDALENA BARLETTA

Nasce a Verona e si trasferisce a Bologna, ottiene il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti e frequenta il DAMS per poi passare alle lezioni di fotografia del maestro Franco Fontana. Segue lo studio dell’affresco, tecnica cha caratterizzerà il suo lavoro per molto tempo. E’ infatti “la materia grossa che sa di muro”, i colori slavati, i segni sotterranei che suggeriscono solo forme, gli alfabeti dimenticati, i simboli preistorici sono il centro del suo lavoro. Dai Writers metropolitani alle incisioni rupestri ai vecchi manoscritti. Un lavoro che nasce da lontano, ma vive nel contemporaneo. Successivamente la sua ricerca si muove attorno alla fotografia rivisitata, aldilà della tecnica, ma solo considerata come altro pennello.

12 – CARMELO BOLOGNESE

Nasce nel 1935 a Carpignano Salentino in provincia di Lecce. Studia dapprima all’Istituto d’Arte di Lecce e poi di Firenze dove è allievo di Alberto Caligiani e Alessandro Parronchi. In età più matura, dopo aver insegnato materie artistiche, si dedica a tempo pieno all’attività pittorica cogliendo nuovi scenari ispiratori attraverso numerosi viaggi all’estero. L’esplosione cromatica delle sue opere conduce l’osservatore ad un’elegante recupero di istintività e porta ad evocazioni oniriche ricche di suggestioni intimiste. Nell’arco della sua carriera, partecipa a numerose rassegne collettive e mostre personali. Consegue premi e riconoscimenti vari, mentre le sue opere figurano in molte raccolte private e musei nazionali ed internazionali.

Cosa vuol esprimere questa Biennale?

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“Essere arrivati fino a questo punto, dopo un lungo periodo di riflessione su quella che sarebbe stata la nostra idea di “introduzione” nel fantasmogorico, a volte opaco Mondo dell’Arte e della Cutlura italiana, ci riempie di gioia e di sano orgoglio. Aver registrato il Marchio della B.I.E. nell’agosto del 2017 è stato solo il primo, piccolo passo verso l’attuale fase. La sfida più grande, cioè, si è rivelata quella di introdurre, nel cuore della formula operativa della Biennale, quei tratti di originalità e dinamicità che avrebbero potuto fare la differenza nel confronto con altre Manifestazioni dello stesso genere. Come sempre, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per dare una senso ai nostri sforzi, per venire incontro al sonnecchiante territorio di riferimento che pare non ricordare la grandezza della propria Storia. Per perseguire i nostri ambiziosi e meritori scopi, chiediamo aiuto all’Italia migliore, a coloro che non si rassegnano ad un lento, penoso ed ingiusto declino del nostro Bel Paese. Perchè, se è vero che le priorità mondiali contingenti, le tragiche emergenze di questo caotico inizio del III Millennio, sono quelle dell’Inquinamento ambientale e del Pensiero Unico Finanziario e Tecnologico, è altrettanto urgente dare una nuova prosepettiva a questa sofferente Umanità Globale”.

Che messaggi artistici vuole dare questa Biennale?

“Scopo primario della B. I. E. è quello di promuovere e valorizzare il PATRIMONIO ARTISTICO CONTEMPORANEO INTERNAZIONALE e dell’individuazione di ARTISTI DI TALENTO in uno specifico Territorio italiano noto come “ETRURIA”. Caratteristica saliente della B. I. E., è l’originale modalità operativa del suo svolgimento con vantaggi per la visibilità e notorietà degli artisti aderenti, oltre al relativo arricchimento personale e professionale. L’idea portante è quella di far partecipare liberamente tutti gli artisti che vogliano cimentarsi in questa “nuova esperienza” ponendoli inizialmente “allo stesso livello”. Non certo un livellamento impositivo, ma la volontà, appunto, di far emergere coloro che hanno merito tecnico- artistico e gradimento da parte del pubblico. Starà agli organizzatori di premiare le eccellenze via via emerse proprio attraverso una attenta selezione! In ultima analisi, si tratta di un progetto che durerà nel tempo e che costituirà un LABORATORIO ITINERANTE aperto alle contaminazioni dei vari settori delle Arti e della Cultura, così come alle differenti aree geografiche del Mondo. Nuovo Modello per una rinata “INDUSTRIA DEL BELLO”. Insieme impegnati a costruire un NEO-UMANESIMO su basi più avanzate ed innovative”.

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