Scoperte riserve d’acqua nelle profondità terrestri. Ringwoodite minerale spia.

BRASILE – La vendita per 20 dollari di un diamante di 3mm avrebbe portato alla scoperta della ‘Ringwoodite’, sconosciuto minerali che avrebbe portato al rinvenimento di oceani d’acqua sommersi dal mantello terrestre. 

Scoperto nelle profondità della Terra un enorme oceano d’acqua!

Certo che al suo interno la Terra cela misteriosi segreti… A testimoniare è la misteriosa scoperta, in Brasile, di un particolare diamante, il primo e unico minerale conosciuto ad arrivare direttamente da oltre 400 chilometri di profondità.

Merito va anche all’Italia: la scoperta, infatti, pubblicata sulla rivista ‘Nature’, si deve alla ricerca coordinata dall’Università dell’Alberta, cui ha collaborato anche l’Italia, con l’Università di Padova. Non si tratta di acqua liquida contenuta in uno strato e nemmeno nelle porosità delle rocce, come avviene per esempio con il petrolio o i gas a quote molto più superficiali, ma del gruppo ossidrilico (-OH) che entra a far parte della struttura cristallina di un particolare minerale: la ringwoodite. Si tratta di una particolare forma di olivina – il minerale di cui è costituita la parte superiore del mantello – che finora è stato rinvenuto solo in alcune meteoriti oppure creato in laboratorio sottoponendo l’olivina ad altissime pressioni, quelle in particolare che si trovano nel sottosuolo a profondità di almeno 410 chilometri. A queste pressioni l’olivina subisce un cambiamento di fase e si trasforma in ringwoodite.
Con una particolarità: nella sua composizione chimica compare una significativa quantità d’acqua (fino al 2,5% in peso) sotto forma di ossidrile: questo è quanto ha scoperto il gruppo internazionale di ricerca, guidato da Graham Pearson, di cui fa parte anche – proprio per l’Italia Fabrizio Nestola del dipartimento di geoscienze dell’Università di Padova.

Il risultato conferma – secondo quanto pubblicato proprio su ‘Nature’ lo scorso 13 marzo – l’esistenza di una “zona di transizione” (così è stata definita), ricca di acqua, a riprova anche di molte delle ipotesi finora elaborate – di impossibile o almeno improbabile verifica – relative alla composizione interna del nostro pianeta.

Emerge così che, nella zona compresa tra i 400 e 670 chilometri di profondità, si trova una quantità di acqua pari a quelle di tutti gli oceani del globo: si tratterebbe, più nello specifico, di “acqua intrappolata” all’interno di minerali, i “ringwoodite”, della cui esistenza si era ipotizzato già parecchi anni fa. ‘Nella zona di transizione ci potrebbe essere tanta acqua quanto quella contenuta in tutti gli oceani in superficie, e forse anche di più’, azzarda, infatti, una stima dello stesso Paerson. Questa scoperta è per i geologi davvero di fondamentale importanza: nella “zona di transizione”, infatti, avvengono importanti fenomeni che hanno una indubbia ripercussione sul movimento delle placche e sulla formazione di magmi profondi (il tutto sembrerebbe scaturente da una “collisione” di quattro aree all’interno della “zona di transizione”, due umide e due molto secche). L’acqua sarebbe giunta a tali profondità attraverso la “subduzione” delle placche oceaniche sotto quelle continentali: tutti questi movimenti provocherebbero uno sprofondare delle rocce sedimentarie dei fondi oceanici – ricchissime di acqua – a centinaia di chilometri di profondità. Fenomeni visibili? Tsumani dell’11 marzo 2011. Proprio la subduzione di una placca del Pacifico al largo del Giappone, infatti, avrebbe provocato terremoto e tsunami… questo è quello che noi osserviamo, ma nei fondali marini e nelle profondità terrestri ben altre sono le conseguenze!  

La stessa scoperta della ringwoodite è stata del tutto casuale! Il gruppo di Pearson, nel 2008, stava infatti compiendo ricerche nel Mato Grosso (Brasile) su altri minerali, quando è stato avvicinato da un cercatore dilettante di diamanti, che aveva trovato una piccolissima gemma marroncina nella sabbia di un fiume presso Juina, vendendola per appena 20 dollari. Tornati in laboratorio, la pietra venne affidata a un giovane laureando per un’analisi e fu proprio lui ad accorgersi della microscopica inclusione di un minerale non identificabile. Da qui sarebbe partito il tutto!

Il rinvenimento in Brasile di questa piccolissima inclusione di ringwoodite nel diamante – di appena 3 millimetri – confermerebbe così la correttezza di molte delle ipotesi fatte riguardo alla costituzione interna del nostro pianeta. La scoperta suggerisce, inoltre, che una gran parte dell’acqua presente in superficie, mari e oceani, potrebbe essere stata dovuta ad una mera risalita d’acqua dalle profondità terrestri, intrappolata si nel mantello, ma riemersa attraverso le grandi eruzioni, che hanno caratterizzato le fasi primordiali di formazione del nostro pianeta Terra.

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