Sanità a Catania, maggior controllo negli ospedali

A Catania, i consiglieri comunali Saglimbene e Sofia parlano delle violenze negli ospedali e dicono:- “Ci vuole l’esercito, uso dei braccialetti e barriere divisorie”.

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A Catania servono più controlli nelle sale d’attesa e nei pronto soccorsi degli ospedali.

Ma non solo. Secondo i due consiglieri comunali, Saglimbene e Sofia, ci vorrebbe addirittura l’esercito, uso dei braccialetti e barriere divisorie. Insomma, sulla continua escalation di violenza che coinvolge i pronto soccorsi di Catania si danno tante risposte, alcune delle quali al limite della fantasia.

Come rappresentanti delle istituzioni cittadine, e operando a diversi livelli nel mondo medico, i consiglieri comunali Francesco Saglimbene e Carmelo Sofia concordano sulla necessità di assicurare maggiore protezione e vigilanza nei pronto soccorsi cittadini. Il problema è che, accanto agli attestati di stima e alle condanne di facciata, servono fatti realmente concreti. Il motivo? La gente è sempre più spesso arrogante ed esasperata. “Parenti e amici del malato- spiegano i due consiglieri- non possono valutare con la stessa lucidità del medico la gravità della situazione e per questo diventano a lungo andare arroganti. Ci vuole la divisa -continua Saglimbene- dentro queste strutture perchè l’agente rappresenta un deterrente contro comportamenti che diventano sempre più prevaricatori”.

E continua Sofia:- “Gli atteggiamenti a rischio potrebbero aumentare con la chiusura del pronto soccorso del Vittorio Emanuele e il conseguente spostamento dell’utenza di tutta la parte sud di Catania nell’impianto del vecchio Garibaldi. Si assisterà così ad un’impennata delle emergenze per la struttura vicina a piazza Santa Maria di Gesù ed i casi che aumenteranno rispetto agli attuali 100.000 all’anno. Il tutto- concludono- senza aver un adeguato potenziamento del personale e dei mezzi del pronto soccorso. La conseguenza inevitabile sarà un caos continuo con il pronto soccorso del vecchio Garibaldi che potrebbe presto diventare una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro”.

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