Salvatore Guglielmino con il mito di Orfeo tra vita e morte conquista il Castello Ursino

 L’indissolubile legame tra vita e morte dove la prima cerca nei più disparati modi di annientare la seconda e respirare il profumo dell’eternità viene raccontato dal regista ed attore Salvatore Guglielmino nell’atto unico “Orfeo”, spettacolo inaugurale della rassegna “Mitoff” dedicata al teatro classico ed inserita nel cartellone del Summer Fest patrocinata dal Comune di Catania, con la collaborazione dell’Associazione Esclarmonde per una produzione MediaManagerEvents.

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L’imponente e gremita corte del Castello Ursino scenario ideale per la discesa nell’oltretomba del musico Orfeo innamorato follemente della ninfa Euridice, interpretata da Martina Minissale con Alice Ferlito nel doppio ruolo di Persefone e Corifea, non si limita a raccontare il viaggio della speranza nell’Ade di riportare in vita il proprio congiunto, desiderio che tutti avremmo voluto realizzare con i nostri cari, ma approfondisce attraverso le anime dei protagonisti i sentimenti d’amore e morte amalgamati perfettamente tra loro, per raccontare il presente rivedendo un passato su cui nei secoli si è basata la nostra società.

Una pièce impegnativa arricchita dall’arrangiamento del quartetto d’archi di Giuseppe Romeo, che tra le fiamme dell’inferno porta lo spettatore a riflettere sull’egoismo narcisistico del protagonista, che si sente al centro dell’universo per regalare agli altri il semplice ruolo di sudditi o comparse descrivendo con occhio critico l’attuale crisi di valori, di responsabilità e di affetti che stiamo attraversando.

Guglielmino nella sua messa in scena si pone l’obiettivo di indurre lo spettatore al ragionamento e alla riflessione attingendo sulla traccia millenaria dei miti una possibile soluzione per i tanti problemi che attanagliano l’animo umano, inserendo la musica per raggiungere con maggiore immediatezza il cuore della gente.

L’affiata terna di attori, generosamente applauditi dal pubblico presente, spaziando dai testi di Virglio, Ovidio e autori del 900 come Cesare Pavese e del poeta Fanocle analizzano la figura di Orfeo raccontata, da sempre da diversi punti di lettura, per fare in modo che l’azione teatrale diventi un mezzo per analizzare la società e le tante intolleranze ed incomprensioni di cui essa è intrisa diventando tutti allo stesso tempo vittime e carnefici.

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