S. AGATA LI BATTIATI, GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Un evento per ripercorrere testimonianze di dolore e per guardare al futuro, condividendo esperienze e opinioni di alto profilo con contributi di esperti del Diritto, dei Servizi Sociali, della Psicoterapia, dell’Arte e della Danza.

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Il Governo Italiano sostiene da anni una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, promossa dal Dipartimento delle Pari Opportunità, soprattutto dopo l’approvazione della legge contro il femminicidio del 2013. Tuttavia, la cronaca continua giornalmente a proporci un maggior numero di nuovi casi di brutalità e maltrattamenti, di omicidi e di suicidi che a volte ci hanno tristemente assuefatti. “Io ci sono” con Cristina Capotondi, la fiction film tv in onda su Rai 1 lo scorso 22 novembre, ha riproposto la consapevolezza condivisa che “l’amore non tollera nessuna forma di violenza”, come ha ben detto Lucia Annibali, ed occorre una volta per tutte riaffermare la centralità dei diritti delle donne. In occasione della Giornata Internazionale dell’Onu contro la Violenza sulle Donne, il Comitato Femminile di Marco Rubino ha voluto promuovere un incontro di informazione e di riflessione per la comunità di Sant’Agata Li Battiati (CT), nella sede dell’ex Hotel La Villetta.

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Numerosi e altamente qualificati gli interventi che si sono alternati, moderati da Anna Maria Gazzana e Grazia Strano del Comitato Femminile di Marco Rubino (delle quali fanno parte Loredana Barone, Mariolina Gambadoro, Domenica Lo Faro): l’Avv. Pilar Castiglia (Pres. Centro Antiviolenza “Calypso”, Biancavilla), la Dott.ssa Gisella Guzzardi (Assistente sociale dei Servizi Sociali, Comune di Sant’Agata Li Battiati), la Dott.ssa Rosanna Percolla (Psicologa-Psicoterapeuta), la Signora Vera Squatrito e la signora Giovanna Zizzo, mamme di due vittime del femminicidio, la Prof.ssa Francesca Di Mauro (Liceo Artistico “Emilio Greco”, Sant’Agata Li Battiati).

In apertura dell’incontro, sono stati ricordati i nomi e le vicende di dieci vittime siciliane, impersonate dalle voci di Cristina Platania e Silvia Fagone, accanto ad una sedia rossa con dei lumini accesi, esortando il pubblico ad un minuto di silenzio. “Impossibile colmare il vuoto di vite che avevano il diritto di essere vissute” – ha detto Anna Maria Gazzana nel suo saluto ai partecipanti –, “il Comitato Femminile ‘Marco Rubino’ ha ritenuto opportuno sottolineare il valore del silenzio come momento di ascolto interiore, dedicato alla riflessione, diversamente dal silenzio dell’indifferenza, ispirandoci a una frase attribuita ad Albert Einstein: «Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza dire nulla»”.

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In altre parole, le donne sono vittime anche della società stessa in cui vivono, permeata di una cultura maschilista in cui l’uomo è padrone in ogni sfera (lavorativa, religiosa, nei mass media come a scuola), e allo stesso tempo sono oppresse dal silenzio e dall’omertà che chiudono gli occhi sui reati del femminicidio. Lo ha ribadito l’Avv. Pilar Castiglia, la prima ospite d’onore a prendere la parola, accompagnata dalla Dott.ssa Barbara Pulvirenti, pedagogista e operatrice del Centro Antiviolenza “Calypso”: “quando le donne si rivolgono a noi, essendo provate, disfatte, fragili, insicure, con l’autostima a terra, le accogliamo a braccia aperte nel nostro Centro, tentando di rimetterle in piedi. Per ridurre questo fenomeno occorre però un intervento preventivo, fin dalla scuola materna, scardinando gli stereotipi delle differenze maschio-femmina”.

Aldilà delle denunce sacrosante, la giustizia per poter agire va opportunamente supportata all’interno della mura domestiche. “La denuncia è sempre un atto di civiltà e di dignità umana”. Ma si assiste all’aberrazione abituale che, spesso, l’uomo imputato viene accompagnato al processo dalla stessa denunciante. Oppure, paradossalmente, che i due coniugi restino insieme, malgrado il divieto di avvicinamento alla moglie riconosciuto dal Tribunale.

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Se da un lato, l’uomo vive la situazione familiare come sempre più opprimente e costrittiva, dall’altro lato, per la donna che ha sempre conosciuto la violenza, tutto diventa normalità, consuetudine e “amore”; la gelosia ossessiva viene vissuta come “troppo affetto”. Le donne finiscono per perdere così la consapevolezza di un martirio, che provano in prima persona, non sanno di essere vittime di una aggressività, come il sesso non consensuale. Un’usanza “culturale” negativa nel DNA dell’umanità, che compromette trasversalmente tutte le categorie, dalle insegnanti alle commercialiste, alle donne vittime di una violenza di un avvocato o di uomini in divisa, come accade anche fra gruppi di lavoratori con redditi meno retribuiti.

L’individuazione di tutta una serie di problematiche e dinamiche di coppia, scoperti nei centri antiviolenza, sorgono dal dialogo fra figure professionali, che delicatamente si confrontano giorno per giorno con le loro assistite, spiegando i confini tra la dolcezza coniugale e l’imposizione prepotente di un ‘machismo’ antiquato e stereotipato.

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La Dott.ssa Gisella Guzzardi, da ventisei anni l’unica assistente sociale del Comune di Sant’Agata Li Battiati, curatrice in parte della pubblicazione “Cattivi ragazzi catanesi” con l’indagine dedicata alla percezione sociale del disadattamento e del disagio minorile, si è formata all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano in materia di adozione internazionale ed è esperta in politiche d’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Dopo un excursus storico sulle condizioni storico-ambientali del territorio di Sant’Agata Li Battiati, finalizzato ad integrare considerazioni di natura socio-economiche della popolazione, la Dott.ssa Guzzardi ha analizzato storie vere di femminicidi avvenuti in paese, con i relativi approfondimenti investigativi svolti e trattando la drammaticità dei racconti da un’angolazione e con sensibilità umana, che ha catalizzato l’attenzione dei giovani e suscitato consensi e forti emozioni. “Mi dispiace di doverlo affermare, ma purtroppo i casi di violenza che ho affrontato a Sant’Agata Li Battiati” – ha riferito la Dott.ssa Guzzardi – “credetemi, non li ho trattati nemmeno quando lavoravo nei quartieri a rischio di Catania”. Il grafico curato dell’assistente sociale mostra una scala dei reati penali sempre più gravi (dal maltrattamento all’omicidio) negli anni 2000/2016, in linea con la scala dei disvalori sociali, nati dall’individualismo e dal protagonismo di una cultura becera e prevalente. “Il 2016 è stato l’annus horribilis del femminicidio a Battiati con violenze di ogni genere e soprattutto stalking, mogli che vivono nel terrore, nelle fasce di popolazione di livello economico molto elevato, storie che hanno coinvolto professionisti della borghesia alta e medio-alta”.

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Grazia Strano ha poi presentato la Signora Vera Squatrito, appena rientrata dalla trasmissione tv del “Maurizio Costanzo Show”, dove ha raccontato il suo calvario di madre, da mesi impegnata con Giovanna Zizzo – anche lei presente nella sala di Sant’Agata Li Battiati – nei paesi etnei, nel progetto di installazione di panchine rosse per dire basta al femminicidio, con le loro testimonianze della perdita delle figlie, Giordana di 19 anni e Laura di 11 anni. “Mia figlia Giordana s’inserisce in quel lungo elenco di casi di stalking,” – ha raccontato Vera Squatrito con veemenza – quando una donna vuole vivere la sua libertà a tutti i costi, lottando e pagando di persona con il sangue, fino al sacrificio estremo, fra le mani del carnefice che aveva già denunciato. Chi uccide non sa amare, sono uomini narcisi, egoisti, possessivi. Le istituzioni non fanno nulla, perché sottovalutano il problema della violenza psicologica. Giordana era una ragazza gioiosa, che amava la vita e danzava per la sua Sicilia, ballava il flamenco, il ballo della libertà. Attraverso il ballo esprimeva tutto il suo amore per la figlia, per la sua famiglia, per la vita. Il mostro le ha spezzato questo sogno e anche quelli di una bambina che non ha più la sua mamma. Queste donne, anche se morte, non sono sparite nel nulla. Io sono Giordana, io sono la sua voce, devo gridare il rispetto per lei. Ho aperto una petizione su Change.org perché si dia finalmente la giusta pena a questi assassini, lasciandoli in carcere, ai lavori forzati. Sono d’accordo che occorra parlare preventivamente di educazione, cercare di creare una casa per le maltrattanti in ogni Comune, fermando questi uomini prima del delitto. I centri antiviolenza sono l’unica istituzione che può dare un aiuto immediato alle famiglie, ma non basta.

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E la signora Zizzo, con le lacrime agli occhi, ha rinforzato le parole della Squatrito, avvalorando che “noi mamme siamo ergastolane del dolore, ricordare le nostre figlie con una panchina rossa è un atto di solidarietà importantissimo per noi”.

Di seguito, Jessica Di Modica, Veronica Sambataro, Erika Di Stefano e Giordana Lizzio della Compagnia “Tecne”, brave danzatrici del corpo di ballo, si sono esibite in ritmiche, movenze e coreografie originali, esprimendo in musica il grido d’amore contro la violenza, l’invocazione alla vita, il monito per scuotere le coscienze della società e delle istituzioni competenti, sulle note della cantautrice ennese Francesca Incudine (“Occhiali niuri. / Sciarpa ’nta ’stati. / Manichi longhi p’ammucciari firiti. / Ucca cusuta e capiddi attaccati. / Portu la cruci pi’ scuntari i piccati / …” recita un brano volutamente scritto e cantato in siciliano).

La Dott.ssa Rosanna Percolla, psicologa di Sant’Agata Li Battiati, – svolge attività di psicoterapia individuale, familiare e di coppia, collaboratrice dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia (sezione di Catania) –, ha voluto raccontare la sua esperienza lavorativa presso l’Istituto educativo-assistenziale di Librino, intercettando le paure e i sentimenti di minori difficili e il disagio spesso diffuso fra le loro famiglie. Come relatrice per il convegno “Famiglia in crisi”, tenuto presso il Palazzo di Giustizia, ha parlato de “Le conseguenze psicologiche di un abuso e le strategie di intervento”. Gli operatori psicoterapeuti possono riuscire a separare due persone, non possono incidere sull’attaccamento per i loro uomini: le mogli continuano a interrogarsi, anche se i loro ‘compagni’ hanno a volte seri disturbi di personalità e di narcisismo, di non facile cura e soluzione. Una piaga di cui oggi si parla tanto, ma contro la quale si fa ancora poco: si dedicano moltissime energie sul danno, si punta troppo poco sulla prevenzione e sulla salute dei corretti stili di comportamento.

 “Nei mie colloqui le donne si sentono responsabili dei soprusi subiti” – ha messo a fuoco la Dott.ssa Percolla – “temono di essere giudicate dagli estranei e dai membri della propria famiglia, a cominciare dai propri genitori e dagli amici. Queste vittime hanno paura, ma vogliono proteggere il proprio ‘compagno’, perché sperano sempre di cambiarlo. Le conseguenze sociali sono inevitabili: perdono il contatto con la realtà, non escono più, lasciano gli amici, non frequentano più le loro famiglie, si assentano dal lavoro. Più gravi le conseguenze psicologiche: avvertono i sintomi dello stress, una iperattività del sistema gastro-intestinale, disturbi del sonno e di ansia, attacchi di panico, un notevole senso di impotenza e di colpa, alcune avvertono pure i primi segni di depressione fino al culmine di pensieri di suicidio”.

Ho conosciuto donne” – ha proseguito l’esperta psicologa – “che hanno difficoltà a superare l’angoscia di una separazione e dell’incombente solitudine. C’è un legame con i loro uomini che non riescono a recidere. Ecco perché tendono a giustificare perfino gli atteggiamenti violenti ed hanno il desiderio di stare con quegli uomini, nonostante tutto”.

Alla fine dell’intervento, la psicologa Percolla ha rammentato che “Non c’è donna che meriti di subire violenza, non esistono giustificazioni ad alcun tipo di violenza, l’autore è l’unico responsabile della violenza che agisce. Le azioni violente sono crimini e devono essere sanzionate. La violenza maschile non è un problema individuale, ma sociale. La violenza maschile può venir meno solo se la nostra società smette di tollerarla. E tutti siamo responsabili sia a livello individuale che collettivo”.

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La Prof.ssa Francesca Di Mauro, docente del Liceo Artistico “Emilio Greco” a Catania, a Sant’Agata Li Battiati e a San Giovanni La Punta, si è presentata mano nella mano con una sua alunna, illustrando come il percorso educativo della scuola oggi non si limita più alla lezione, all’apprendimento, al voto scolastico. La scuola punta molto più in alto. “I miei allievi li tengo per mano, li guido, li porto fuori spesso, perché devono vedere quello che c’è fuori. Cerco di trasmettere loro i valori essenziali della vita, come l’affetto, la generosità, la non discriminazione delle diversità. Insegnare è oggi più che mai un mestiere difficile, c’è chi non vuole farlo perché sa che si entra in un circolo vizioso e contorto. Per me e per i miei allievi insegnare e studiare è sempre stata l’esperienza di una crescita reciproca. Abbiamo raccolto fondi per associazioni di volontariato e allestito parecchie estemporanee, condividendo l’amore per l’arte. La scuola non è solo arte, ma portiamo avanti tante attività di solidarietà e di sostegno, che continuiamo a svolgere per il territorio e per i ragazzi. Durante tutto l’anno facciamo tante Giornate contro la violenza sulle donne, non soltanto per la data del 25 Novembre. Qui, a Battiati, abbiamo allestito due panchine di colore rosso; ho scelto intenzionalmente di portare le ragazze e i ragazzi più vivaci del Liceo. Dopo avere lavorato, li ho gratificati offrendo loro una colazione, suscitando il loro stupore. Hanno compreso che essere generosi con gli altri, stare insieme, non discriminare, premia sempre”.

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A conclusione dell’affollata serata (vedere le foto a fianco e sotto, a cura del nostro fotografo Donato Scuto), il Dott. Marco Rubino, “deus ex machina” del Comitato femminile e promotore della Giornata di informazione e riflessione a Sant’Agata Li Battiati, ha delineato nuovi approcci e nuove frontiere per le problematiche territoriali in tema di diritti delle donne e dei più deboli, da sviluppare in concerto con tutti i Comuni del comprensorio, con gli enti locali, con il mondo delle associazioni; ha posto l’attenzione sulla delicatezza e la gravità del fenomeno, a causa di uomini spesso immaturi, senza una famiglia che abbia inciso sulla loro educazione al rispetto. “Sono contento della grande partecipazione di una folta rappresentanza di donne” – ha commentato il Dott. Rubino – “gli esseri più belli che abitano la Terra, quelle più vicine all’idea del Creatore. Il femminicidio è un reato consumato in assenza di testimoni, spesso occultato dalle connivenze di parentele complici; così, si tende a minimizzare la responsabilità dell’uomo, anche per colpa di madri possessive che viziano i figli, portandoli a diventare piccoli grandi bulli. La testimonianza della Signora Zizzo mi ha fatto emozionare tanto. Sono fiero di aver supportato le straordinarie ragazze del Comitato. Ringrazio pubblicamente Grazia Strano per l’idea dell’iniziativa, fortemente sviluppata dalla grande esperienza di Anna Maria Gazzana. Sono convinto che nel ‘Salotto bello di Catania’, come sono solito chiamare la comunità di Sant’Agata Li Battiati, si debba incoraggiare una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze del territorio”.

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In sala, hanno fatto da cornice accanto al suggestivo allestimento scenografico ideato ecurato dall’interior designer Giuseppe Castagna e le rose rosse con l’etichetta Stop Violenza sulle donne create da Erminia Sturniolo, le mostre di pittura e di fotografie d’arte degli Allievi del Liceo Artistico “E. Greco” e, soprattutto, le due tele realizzate dalle pittrici Cettina Ragusa e Anna Rondine, che hanno colto il significato prismatico di una specificità: la rosa-simbolo della donna e della passione, da una parte, la raffigurazione della speranza di una donna che guarda un orizzonte azzurro luminoso e poetico, dall’altra.

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