Roby Facchinetti, disco solista per il tastierista dei Pooh

A distanza di ventuno anni, da domani sarà possibile acquistare il nuovo lavoro solista del frontman della mitica band italiana. Un ricordo per l’amico e paroliere Valerio Negrini, scomparso nel 2013

Instancabile ed emozionato come al primo giorno di scuola, Roby Facchinetti non ha la minima idea di lasciare tutto e andare in pensione. Prossimo a compiere settant’anni, il componente della leggendaria Band dei Pooh, ha realizzato un nuovo lavoro discografico, a distanza di ventuno anni da “Fai col cuore” ed a trentanni dalla sua opera prima. Dal titolo emblematico, “Ma che vita la mia” l’ultima produzione musicale racchiude momenti e ricordi insieme all’amico e paroliere Valerio Negrini, scomparso l’anno scorso. Un sodalizio di lunga durata, cominciato all’epoca in cui il compianto autore era il batterista dei Pooh. Dopo la breve parentesi, un centinaio di pezzi scritti con l’inossidabile Facchinetti, molti dei quali di successo. Da “Piccola Katy” a “Tanta voglia di lei”, da “Dammi solo un minuto alla sanremese “Uomini Soli” – che ha vinto il primo premio nell’unica apparizione del quartetto alla Kermesse canora (Sanremo).

Afferma il cantante bergamasco prima dell’uscita del disco: “Volevo che fosse così e che questo disco racchiudesse molti significati. Sapendo che i Pooh si sarebbero presi due anni sabbatici, io e Valerio avevamo cominciato a lavorarci nel 2012: era da tempo, in cuor mio, che volevo realizzare questo terzo disco solista a distanza di oltre vent’anni dal precedente. Pochissimi giorni prima di andarsene mi aveva consegnato l’ultimo testo, ‘Gocce nel mare’, che non a caso ho voluto in scaletta come ultimo brano cantato del disco. Probabilmente certe cose si sentono e forse aveva avvertito che quello poteva essere il suo ultimo lavoro, il suo testamento artistico. Era il 24 dicembre, e Valerio ci ha lasciati il 3 gennaio. Mi sono ritrovato di colpo senza una gamba, ma ho sentito forte la responsabilità di completare il lavoro. Ho voluto comporre uno strumentale, ‘Poeta‘, perché non potevo esimermi dal dedicargli un pensiero: in questo caso, un pensiero musicale. E ho sentito l’esigenza di dare molta aria, molto spazio alle sue parole. Sono stato molto attento alla pronuncia, cercando anche di usare alcune timbriche vocali che quanto meno nei dischi non avevo mai utilizzato prima. Volevo sottolineare la sua grandezza, le cose bellissime che ha scritto. Nel corso della sua vita e anche in questo lavoro. Anche il pezzo che intitola l’album sembra un suo epitaffio”.

Nel disco molti spunti autobiografici, che attestano le doti artistiche e umane di uno dei più longevi interpreti della canzone italiana, appartenente alla band che ha segnato un’epoca, specie a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Ogni canzone gode di luce propria, come spesso accade con tra le  collaborazioni tra i due autori. Vere sceneggiature capaci di racchiudere contesti più eterogenei in musica e parole. Mai fine a se stesso, l’artista lombardo è dotato di una creatività musicale che spazia dal prog rock sinfonico alle ballate tipiche della tradizione nostrana, che sicuramente accontenteranno i palati più esigenti e quelli più nostalgici. “Ma che vita la mia”, da domani in vendita, all’insegna del ricordo e dei buoni sentimenti.

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