In ricordo di Giorgio de Chirico l’intervista ad Antonello Pizzimenti

Il 20 novembre 1978 ci lasciava il principale esponente della pittura metafisica di cui ricorre quindi oggi il 42°anniversario della sua scomparsa alosco - socialismo tricolore

Giorgio de Chirico nacque a Volos nella Tessaglia in Grecia il 10 luglio 1888 ed è morto a Roma il 20 novembre 1978; è stato un pittore e scrittore italo-ellenico, principale esponente della corrente artistica metafisica. Lo scrittore italiano Antonello Pizzimenti, grande estimatore e studioso di de Chirico, ha recentemente dedicato all’artista scomparso un prezioso saggio “La metafisica dell’anima” e con questa intervista intende ricordare la grande figura di Giorgio de Chirico nel giorno antecedente alla ricorrenza della sua morte.2

Il saggio è un’analisi dettagliata delle opere di Giorgio de Chirico, l’artista che ha ispirato le idee e le riflessioni dell’autore, sviluppato in chiave metafisica. Partendo da una descrizione oggettiva delle rappresentazioni, lo scrittore amplia la veduta sulle stesse, accompagnandole con riflessioni scientifiche, filosofiche, sociologiche e personali. Ne viene fuori un’analisi esistenziale interpretata da molteplici punti di vista, perciò ogni opera è esplicativa del profondo io e delle zone più profonde dell’inconscio. Utilizzando gli elementi descrittivi che de Chirico fornisce, l’autore esplica come l’arte possa imprigionare ogni sorta di pensiero della vita, pertanto ci mostra treni simbolo di salvezza e speranza, torri mete ambite dell’io, edifici come protezione dal soffocamento dell’esistenza, archi e ciminiere impersonificano la fragile e incerta condizione umana. Nella parte finale compie un giro per le piazze d’Italia, prendendo spunto dalle raffigurazioni, per permettere al lettore di fare un viaggio virtuale, ripercorrendo i luoghi più caratteristici del nostro Paese.3

Rivolgiamo adesso alcune domande allo scrittore Antonello Pizzimenti:

Il suo libro rappresenta un’analisi dettagliata delle opere di Giorgio de Chirico; com’è nato il suo interesse per questo grande artista?

Ciò che mi ha spinto a redigere un libro di tale portata, e dunque ad approfondire il mio rapporto con l’artista, è frutto di alcuni ricordi che risalgono al mio periodo di scuola superiore; revisionando alcune sue opere ho , in modo quasi naturale e inconscio, creato un collegamento tra i colori e gli scenari metafisici e le mie esperienze adolescenziali vissute in Genova, dove sono nato. Elementi, come archi e piazze vuote, emblemi di De Chirico, sono stati filtrati dal mio contatto visivo fino a divenire lo spunto essenziale per la mia opera poiché ogni singolo elemento “cittadino”, inserito dall’artista, mi spingeva a riflessioni personali facendo memoria del mio transito in alcune vie principali del capoluogo ligure nel corso dei 22 anni in cui vi ho vissuto. Ad esempio, Piazza della Vittoria in Genova possiede ampi edifici con archi che ritroviamo nelle opere dell’artista, cui va tutta la mia stima incondizionata e che ha rappresentato il trait d’union tra me e il mio passato; gli imponenti archi metafisici hanno scoperchiato il vaso di Pandora delle mia creatività latente, permettendo alla parte di me più razionale di guidarmi nella stesura del libro. Ciascuna delle opere che andavo ad analizzare transitavano dentro me stesso e mi guidavano a rivedere con gli occhi della memoria le fasi salienti del mio passato genovese.

Quanto hanno contato i suoi studi e le scuole che ha frequentato?

Conoscere le principali peculiarità dell’artista ha significato per me nascere emozionalmente e culturalmente; ho scoperto questo straordinario artista durante il quinquennio di scuola superiore; il suo stile pittorico mi ha accompagnato inconsapevolmente lungo il mio percorso di vita; In altri termini, ho risvegliato una passione innata ma mai visibile ai miei sentimenti; sui banchi di scuola artisti immortali come de Chirico sovente si studiano in modo incompleto, tuttavia il mio primo contatto visivo con la produzione metafisica risale al periodo della mia adolescenza; dunque, fu decisiva la percezione che vissi nel momento in cui i miei studi incrociarono per un attimo la produzione dell’artista cui è dedicata la mia opera. Al tempo, ovviamente, ero totalmente inconsapevole che oggi, a distanza di circa vent’anni, mi fossi servito di quei ricordi scolastici, fulcro della mia ispirazione letteraria, per redigere una vera e propria opera letteraria; in quest’ottica mi sento di affermare che la storia dell’arte rappresenta un veicolo ineguagliabile dello scibile umano che può aprire porte fondamentali alla nostra esistenza. Opere del maestro de Chirico come “canto d’amore” o “le muse inquietanti” mi hanno accompagnato nel corso di questi vent’anni intercorsi tra il mio percorso scolastico di scuola media superiore e la stesura della mio testo. La sorpresa nel trovare la mia ispirazione fu proprio il fatto che non sapevo di aver trasportato i miei studi scolastici nella mia memoria per così tanto tempo finché non ho realizzato di aver scritto un vero e proprio libro sull’onda delle mie percezioni.4

Cosa vuole comunicare col suo libro?

Il mio libro converge tutte le mie esperienze in una testimonianza morale, quasi un tesoro di vissuti da condividere anche a volte inconsapevolmente coi miei potenziali lettori;posso sicuramente affermare che vi è un prima e un dopo nella mia vita; terminata la stesura della mia opera, ho perseverato la riflessione silenziosa e interiore su temi come l’abbandono, concetto che ritroviamo in Arianna, soggetto di molte opere di de Chirico, oppure il treno come esaltazione del progresso, mezzo di trasporto che vince le distanze ma anche richiamo a quell’emigrazione dal sud verso le grosse mete industriali del nord che ha reso grande il nostro Paese e sicuramente più unito; mi sono soffermato anche sulla grande industrializzazione simboleggiata dalla ciminiera, un oggetto che il pittore colloca in modo perfetto nella sua produzione; tale elemento rievoca la Rivoluzione industriale, così decisiva per l’uomo, che ha avuto a disposizione mezzi di lavoro sempre più all’avanguardia coi tempi. In breve, il messaggio che vorrei passasse è quello di un’esperienza che ha lasciato in me un segno indelebile, travolgendomi con un fiume di emozioni ma avvicinandosi anche in modo molto semplice e modesto. L’opera intende costruire un ponte tra il mio passato e il mio presente e ha tracciato un solco nelle mie memorie tanto da permettere alle mie emozioni di riaffiorare precipitosamente nella mia personalità; ogni capitolo è frutto della scintilla creativa nata dall’unione tra i miei ricordi e la produzione di de Chirico; l’opera riprende temi esistenziali da non sottovalutare e su cui ognuno di noi è chiamato a riflettere lungo il cammino, poiché i sentimenti reclamano anch’essi il loro doveroso spazio e non possiamo far altro che assecondarli quando il  momento lo richiede. Inoltre, proprio domani, 20 novembre, ricorre il 42°anniversario della scomparsa del maestro De Chirico, un artista mai dimenticato che io reputo immortale tanto da volerlo omaggiare con la mia opera e che ci ha tramandato delle opere a dir poco sublimi.5

Vuole rivolgere un messaggio ai giovani attraverso la sua opera?

Tengo molto a sottolineare un aspetto fondamentale rispondendo a tale domanda: il nostro vissuto va custodito nella cassaforte della memoria come un tesoro prezioso di cui non dobbiamo mai disfarci; le nostre esperienze che siano di vita o scolastiche o di qualsiasi altro genere vanno amate ad ogni costo e le scelte di vita devono essere prese consapevolmente e con alto metro di giudizio, ma qualsiasi sia la scelta abbiamo il dovere morale di non rinnegarla mai. Mi rivolgo ora ai giovani, cui vorrei lanciare un appello: l’istruzione è fondamentale, la scuola rappresenta quella porta che vi apre nuovi orizzonti e vi forma per il resto della vita; io ho messo in cantiere sui banchi di scuola la mia opera e mi auguro che i giovani volitivi trovino presto la loro strada e siano in grado di far fruttare i loro talenti perseverando negli studi, perché questi ultimi rappresentano un bagaglio culturale che non merita di essere abbandonato nelle “stazioni”della vita; lo studio è il sale della vita, l’elemento che rende i pensieri proficui e concreti, proprio perché attraverso i libri i giovani formano anche la loro personalità e imparano a formulare in piena libertà e coscienza le loro idee, nel rispetto della comunità e delle idee altrui. Coltivate sempre i vostri sogni poiché rappresentano ciò che di più bello possedete.

Ci dica qualcosa sul libro “La metafisica dell’anima”…

Mi piacerebbe raccontare un aneddoto sulla mia opera: scrissi l’introduzione alla fine del 2015 per poi continuare nella stesura del testo solo un anno dopo, nell’autunno del 2016; la parola “anima”deriva dal greco “anemos”cioè “vento” e tale termine non è casuale: i collegamenti interdisciplinari e i molteplici spunti interiori scuotono il vento che è insito in noi, inteso come passioni artistiche, emozioni, gioie ma anche dolori; la mia opera si avvale di un po’ della mia personalità per annunciare che in preda ai nostri stati d’animo noi siamo come alberi, appunto, scossi dal vento;ho voluto utilizzare questa metafora per far comprendere come ogni sentimento può nascere anche dalla visione di un dipinto come accadde a me quando sezionai emotivamente le opere di de Chirico e qualsiasi tipo di sensazione va contestualizzata e lasciata vivere. La mia opera contiene molto di me, nelle sue sfumature il lettore può cogliere un po’ del mio vissuto e della mia filosofia di vita. Il 26 settembre scorso “La metafisica dell’anima” è stata insignita della prestigiosa targa “Montefiore”, un premio molto significativo nel panorama letterario italiano.6

Altri progetti culturali futuri?

Sicuramente si, ho redatto anche alcune poesie una delle quali mi ha regalato due premi letterari; tengo a precisare che un grande sostegno saranno i miei potenziali lettori, a cui spero di regalare un’altra opera che si addentri nell’arte e le permetta di combaciare con molti altri temi disciplinari, come già è stato per “La metafisica dell’anima”, opera quasi istintiva. Non ho ancora idea quale sarà l’argomento della mia prossima opera ma posso anticipare che amo molto l’arte.

L’autore:

Antonello Pizzimenti nasce a Genova il 9 marzo 1984; nel 2002 consegue la maturità scientifica nel capoluogo ligure; nel 2004 intraprende per un periodo di sette mesi una breve esperienza giornalistica con “Il calcio dei Giovani”, supplemento del Corriere Mercantile di Genova. Dal 2006 vive a Messina. A cavallo tra il 2016 e il 2017 elabora La metafisica dell’anima, opera inedita, dedicata all’artista Giorgio de Chirico.

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