Riccardo Signorelli rinnova il mondo delle batterie

Ennesimo ricercatore italiano che, emigrando all’estero, rivoluziona il mondo della tecnologia creando un ultracondensatore il quale ha già trovato applicazione nei sistemi d’estrazione di energia geotermica

 

A soli 33 anni, il bergamasco Riccardo Signorelli ha inventato un ultracondensatore, una sorta di batteria che avrà numerose applicazioni a partire dal settore automobilistico, arrivando persino ai sistemi di estrazione di energia geotermica e petrolifera. L’impresa è cominciata nel 2003, quando Signorelli entrò nel Laboratory for Electromagnetic and Electronic Systems del Mit per un dottorato con Joel Schindall, il mago degli ultracondensatori. Negli Stati Uniti è considerato un “innovator under 35” dalla rivista del Mit di Boston “Mit Technology Review”, affermandolo come uno di quei ricercatori che ogni anno si distinguono per l’impatto delle loro scoperte nel mondo della tecnologia.

 

Quest’ultracondensatore è un dispositivo a forma cilindrica, dal quale escono setole di nanotubi in carbonio e, nonostante le dimensioni dell’apparecchio siano dell’ordine dei centimetri, ha la capacità di accumulare la stessa quantità di cariche elettriche di un condensatore grande decine di metri cubi.

Diversamente dalle tradizionali batterie (basate su principi fisico-chimici, cioè sull’accumulo di ioni sugli elettrodi), l’ultracondensatore funziona  esclusivamente tramite principi fisici poiché sono gli elettroni stessi ad accumularsi. E’ capace pertanto di immagazzinare una quantità maggiore di cariche elettriche in uno spazio piccolo, sfruttando la forma a spazzola e gli interstizi fra le setole in carbonio. Un altro pro di quest’innovazione tecnologica è la resistenza alle alte temperature (al contrario delle batterie di tradizionale concezione) la quale permette un funzionamento ottimale anche in condizioni che metterebbero in difficoltà le batterie precedentemente utilizzate ed è anche estremamente efficiente in termini elettrici, sprigionando molta potenza in un breve lasso di tempo. Nei sistemi di estrazione dell’energia geotermica o petrolifera – afferma Signorelli – stiamo dando un contributo enorme. I sensori nei macchinari dell’estrazione usavano batterie pericolose che spesso esplodevano, il nostro ultracondensatore, invece, ne migliora l’efficienza evitando rischi“.

Signorelli, dopo la laurea, ottenuta al Politecnico di Milano, ha deciso di volare al Mit di Boston per ottenere un dottorato. Raggiunto il suo obiettivo, decide, sempre a Boston, di fondare un’azienda, la FastCap Systems, grazie alla quale riesce ad ottimizzare la sua invenzione. La notizia fa immediatamente scalpore tanto che persino il Governo degli Stati Uniti crede nell’innovazione di quest’uomo, finanziando l’impresa con l’ammontare di ben 5,3 milioni di dollari per lo sviluppo e l’industrializzazione.

L’Italia ha un enorme patrimonio di energia geotermica – continua l’inventore dell’ultracondensatore – sebbene sia ancora presto, mi piacerebbe in futuro collaborare con società italiane che estraggono questo tipo di energia“.

Il giovane non molla la presa, continuando a credere nello sviluppo tecnologico italiano, sperando di poter partecipare a dei progetti innovativi nel suo campo. Malgrado sia stato costretto a lasciare il proprio Paese pur di mettere a frutto il proprio sapere. Stop alla fuga dei cervelli, che non fa altro che impoverire la nostra Italia, facendo, contrariamente, arricchire gli altri Paesi in termini di conoscenza.

 

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