Riccardo Scavo: pittore dalla mente introspettiva

 2°puntata della rubrica “Salotto con l’artista”: focus sui dipinti fantastici del pittore sognatore acese

Nasce 27 anni fa a Catania, Riccardo Scavo, insieme a lui l’amore per la pittura e per il colore; da piccolino ha sempre avuto un senso acuto dell’osservazione, trasportando su un foglio tutto ciò che la sua mente e la sua fantasia imprimeva. Diplomato al Liceo artistico di Acireale nel corso di pittura, il disegno aveva un effetto calmante per lui e  mentre i suoi amici giocavano tra di loro, Riccardo sentiva la necessità di dover rappresentare qualcosa, inizialmente oggetti ispirati dalla natura, in seguito agli studi accademici si avvicina ai soggetti di nudo femminile e molto ha giocato il ruolo del sogno. Questo, infatti, è il fil Rouge che lega quasi tutti i suoi dipinti: attraverso sensazioni avute in sogno e poi grazie alla capacità tecnica, al divertimento  e alla creatività,  riesce a creare il quadro. “ Il quadro serve a me come possibilità di leggere dentro se stesso, quando una persona compie un atto artistico che sia la pittura, la recitazione, in realtà lo fa più per capire se stesso che per raccontare qualcosa all’altro; sono cose talmente personali che risulta difficile far trasparire le sensazioni che si provano mentre dipingi,” ci dice il pittore. La pittura classica e l’illustrazione contemporanea si fondono nei suoi lavori dando origine a nuovi modelli rappresentativi; si laurea  con il massimo dei voti, presso l’Accademia di belle arti di Catania nel 2010 con specializzazione in pittura. Come Michelangelo è proprio osservando la superficie, legno, carta o tela, che facendo uno schizzo per fissare bene l’immagine in testa, Riccardo lo riproduce senza averlo davanti. Non è solo un esercizio manuale, ma anche un esercizio mentale. Il quadro riprodotto, infatti, non ha una sua locazione fissa, ma l’artista utilizza qualsiasi superficie per le sue creazioni “più si è programmati in quello che si deve fare e meno c’è l’atto artistico e dall’arte si passa all’artigianato. Due cose diverse, l’artigiano è quella persona che sa cosa deve realizzare in maniera seriale. L’artista inizia una ricerca, non sa se è corretta, alla fine ottiene un risultato, che può essere gradevole o meno,  ma è l’esplorazione di se stesso”.  Se non è stato commissionato, per un artista, il quadro ha motivo di esistere in un periodo specifico della propria vita, può accadere anche che sotto un dipinto se ne celi un altro. Più che passione,  per questi artisti, diventa un’ esigenza,  un benessere interiore che nasce dalla capacità di trasmettere sensazioni come se fossero irradiati da un potere quasi divino: “da una parte mi gasa molto perché ho un mondo a disposizione e posso creare ciò che voglio  senza pormi il problema della ricezione e ho il controllo totale di quello che voglio fare. Dall’altro mi perdo in questo oceano di impulso creativo che mi da smarrimento”.

Partecipa a diverse esposizioni di pittura presso i più importanti centri museali del territorio catanese e non: Palazzo della Cultura, in occasione del centenario sul futurismo e della giornata-studio su Andrea Pazienza, con la realizzazione del personaggio Vitaldix – collettiva di Pittura “Agata ad Agosto”; Museo Diocesano per il progetto “un obolo per il Burundi”; Museo Emilio Greco di Catania e biblioteca comunale di Niscemi (Caltanissetta)  per la mostra collettiva “Anatomia,Sogno e Mito”,a cura dell’Istituto di Anatomia; palazzo Coin in occasione dell’evento nazionale “Paint your Mind”; “Sicilia Fashion Village” di Dittaino, (Enna) estemporanea di pittura; Camera di Commercio di Catania,  collettiva di Pittura “Fieramente: Estetica Popolare nel cuore di Catania”; Art Gallery 11 Dream di Tortona (Alessandria), collettiva di Pittura “MARE, Intimamente natura” e “THE BRIGHT SIDE OF DREAMS”; Art Gallery “ArteClub” di Catania collettiva di Pittura “Spettri”.

Prossimamente potremo ammirare i dipinti di questo pittore passionale e introspettivo alla Galleria arte Club di Franco Cappadonna, con una mostra dal titolo “Metafisica“.  Ecco, intanto, un’anticipazione dell’intervista:

Socrate diceva “Nosce te ipsum” (Conosci te stesso, ndr),  i tuoi quadri riescono ad essere introspettivi?

 “Credo che qualsiasi forma artistica, sia essa la pittura, la scultura, la recitazione, abbia lo scopo di far conoscere se stessi agli altri, ma in primo luogo di conoscere se stessi. Quando inizio un quadro questo mi permette di conoscere me stesso perché non ho ben chiaro  quello che sarà l’opera finale,  questa non finisce, racconta me stesso e io sono  il primo spettatore dei quadri che realizzo”.

La tartaruga è una figura ridondante e dominante dei tuoi quadri cosa rappresenta per te?

 “È nata quasi in maniera casuale, personifica me stesso, quello che sono e quello che vorrei essere, esemplifica le mie debolezze, le mie paure; tutti gli elementi che rappresento nei miei quadri personificano qualcuno è un modo di raccontare la propria vita in una maniera personale che difficilmente gli altri possono capire.  Però è anche bello questo, la capacità delle persone di creare nuove storie attraverso le mie storie ed è una cosa che mi affascina molto”.

  

 

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