Renato chiama, la Sicilia risponde ! I “sorcini” accorrono in numerosi al concerto di Zero.

 “Tutto esaurito” per il concerto di Renato Zero, partito il 10 settembre da Milano e arriva in Sicilia . In platea e sugli spalti esplode la festa !

 

 

 

 

In alcuni casi si può iniziare quasi dalla fine, da quando Renato Zero intona “Il Carrozzone”, con alle sue spalle quello specchio immenso che ricorda e riflette per il pubblico, i nomi di grandi artisti scomparsi (da Mia Martini, Alex Baroni, Lucio Battisti, Domenico Modugno, Franco Califano, Lucio Dalla, Mariangelo Melato, fino ad arrivare a Luciano Pavarotti). Valorizzare, ricordare, affinché quei nomi, di tanto in tanto dimenticati,  rimangano impressi ancora nel nostro presente. Uno spettacolo  vasto, come  lo specchio che il pubblico si trova davanti e dove Renato si riflette nell’amore di tutti. Trenta momenti di vita, tutti scanditi dalla passione e ancora dall’ intensa voce di Zero.

Renato chiama, la Sicilia risponde! Partito il 10 settembre da Milano, ”Amo Tour” di Renato Zero, prodotto da F&P Group, ha attraversato tutta l’Italia per arrivare in Sicilia, al Palasport di Acireale, per un doppio appuntamento, organizzato da Giuseppe Rapisarda Management, che ha fatto registrare il “tutto esaurito”.

Ma ritornando all’apertura…quando le luci si accendono sul palco, in platea e sugli spalti esplode la festa. Applausi a scena aperta e Renato, voce e piano, ricambia con un medley da incorniciare!…si parte con la “Favola mia” un pianoforte bianco che lo accompagna, per poi proseguire con “Amico”, “E poi”, “Cercami” per  un medley nel passato. Basterebbe uno solo di questi pezzi per costruire la carriera di successo di un qualsiasi artista. Renato, li mette in fila uno dietro l’altro, come le perle di una collana, che spalanca le porte  ai brani del nuovo album “Amo Capitolo I”.

 

 

Scorrono di seguito canzoni potenti per il coinvolgimento del pubblico, come “Chiedi di me”, “Voglia d’amare”, “Il nostro mondo”, intervallate da “La pace sia con te”, di un’intensità che richiama quelle croci che si riflettono dietro le spalle di Renato. Ma è la parola “amore” il filo conduttore del concerto.

Sul palco non perde un colpo e nemmeno il passo: gli anni (ben 40 di carriera), se non fosse lui a ricordarli, non avrebbero nessun peso. Si muove, si agita e strizza l’occhio a quelle pailettes che ancora su di lui hanno l’effetto pieno della luce. Cambia di abito spesso, ne abbiamo contati almeno 10: il primo tempo con sfumature sul bianco, il secondo tempo sul nero. Ma la sua maschera, quella vera, quella che il pubblico gli urla ad ogni suo attimo di respiro, è sempre quella del Renato, che ha iniziato da “Zero”.

Per rendere i concerti unici, sul palco insieme a Zero, otto musicisti e una straordinaria orchestra di trentaquattro elementi, diretti dal Maestro Renato Serio e dodici ballerini 

alle prese con le coreografie di Bill Goodson, già storico collaboratore di Diana Ross e Michael Jackson, tutti rigorosamente in tenuta bianca.

Lo spettacolo è degno di una grande produzione ma la differenza non la fanno i lustrini e i balletti. La differenza è data dal talento e dalla professionalità, ma soprattutto, come ammette a fine serata il diretto interessato, dalla purezza che da sempre lo contraddistingue in quello che fa. Dote questa che tutti gli riconoscono. Pochi artisti in Italia possono contare su una tale devozione e ammirazione, sul rispetto di un pubblico che ormai copre più di tre generazioni.

Si ricomincia…dopo l’intervallo…eccolo, adesso tutto in nero, mentre nell’ aria echeggia, “Nessuno tocchi l’amore”, per proseguire con “Magari””Baratto””Morire qui”….è poi veniamo catapultati ne “La Fabbrica dei sogni”.

 

Alla fine Renato ringrazia tutti, si emoziona, abbassa le luci dello specchio, chiude il tendone bianco e ritorna a struccarsi, ma mai dalle sue emozioni. Quelle emozioni che il pubblico ancora cantava fuori.Un concerto che gioca un po’ con l’amarcord ma guarda avanti, come i pezzi dell’ultimo album fanno ben vedere. Il saluto, a fine serata, dopo tre ore di emozioni, è però nel segno della tradizione. “I Migliori anni” (da pelle d’oca), “Il Carrozzone”, “Madame 2013” e, soprattutto, “Il Cielo”, che da sempre è il suo cavallo di battaglia e il pezzo che più rappresenta l’immensità di Renato. Se sulla terra non si ha più nemmeno spazio per un sorriso, se il mare rimane la meta ambita e dove in tanti sperano di andare, non rimane  al pubblico tutto che guardarsi prima nello specchio di Renato, e poi insieme a lui guardare verso in alto.

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