RAOUL BOVA E CHIARA FRANCINI INCONTRANO GLI STUDENTI

Sabato 17 marzo Raoul Bova e Chiara Francini nella Sala Sinopoli del Teatro Vittorio Emanuele hanno incontrato gli studenti universitari nell’ambito della convenzione stipulata tra l’Università degli Studi di Messina e l’Ente Teatro

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Il Teatro di Messina in occasione del debutto dello spettacolo “Due” ha riproposto l’appuntamento con i protagonisti dello spettacolo, in questo caso Raoul Bova e Chiara Francini, con l’obiettivo di far crescere e alimentare il dialogo tra artisti, critici, studenti e spettatori.

L’incontro ha avuto luogo sabato 17 marzo, alle ore 18.00, nella Sala Sinopoli del Teatro Vittorio Emanuele. Oltre al sovrintendente dell’Ente, Egidio Bernava, hanno preso parte all’incontro la direttrice artistica della sezione Prosa, Simona Celi, e il prof. Fabio Rossi, (Ordinario di linguistica italiana presso il Dipartimento di civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina). L’iniziativa, diretta in particolare agli studenti universitari, rientra nell’ambito della convenzione tra l’Università degli Studi di Messina e l’Ente Teatro Vittorio Emanuele.

Varie le domande poste agli artisti fra cui le seguenti:

Come si affronta un personaggio in palcoscenico? Come il personaggio sulla carta diventa personaggio in palcoscenico?

Chiara Francini: “La prima cosa è leggere il personaggio, parlarne con il drammaturgo, parlarne con il regista e poi inevitabilmente pensare di colorare il personaggio anche con le proprie tinte perché l’attore è come uno strumento musicale, uno strumento atto a interpretare quella che è la partitura però necessariamente è anche e soprattutto un interprete, un essere umano e quindi anche la qualità del lavoro che ne deriva deve essere necessariamente colorata con quelle che sono le tinte dell’attore, tinte che dipendono appunto dal talento ma anche dalla visione che l’attore, in quanto anche essere umano, ha con il personaggio, con quello che sta andando a creare”.

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È un po’ misterioso, difficile da dire e da spiegare che cosa è realmente questo meccanismo, il passaggio, quell’attimo in cui l’attore entra in palcoscenico ed è altro!…

Chiara Francini: “Diciamo che è un po’ come la fotogenia, è una magia di proporzioni, in realtà non ci sono cose spiegabili, ci sono degli essere umani, delle attrici che sono molto molto normali esteticamente però sullo schermo acquisiscono quella fotogenia ed è un po’ una magia…”.

Raoul Bova: “Questa domanda è fatta a una persona che ancora non lo ha capito, infatti proprio nel momento che io pensavo di aver capito qualcosa sono stato smentito, quindi è un po’ questa la magia, la bellezza. Poi le tecniche si conoscono per affrontare un personaggio, per affrontare una storia, la sensibilità di un attore nel leggere, nel sentire quello che prova leggendo una storia, che prova in quel personaggio, se riesce ad avere evocazioni personali, se c’è una parte di se stesso in quel personaggio che gli appartiene e quindi la magia è quella di far crescere quella piccola cellula che appartiene al personaggio che hai appena letto e farlo diventare un essere umano, appunto un personaggio!”.

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A Raoul Bova viene chiesto, facendo riferimento alle sue prime apparizioni teatrali, che cosa è cambiato in lui, da allora, con questa ultima esperienza teatrale?

“I ragazzi down, diversamente abili, che ho incontrato prima mi hanno fatto la stessa domanda: “Perché ho iniziato a fare teatro? la realtà è che in passato io avevo, e ancora un po’ ce l’ho anche se l’ho abbastanza superato, un problema di timidezza che mi bloccava. Io non sarei mai riuscito a parlare molti anni fa così davanti a tutti questi occhi – riferendosi al pubblico presente – che mi avrebbero guardato… sarei entrato nel panico, avrei incominciato a sudare, a balbettare e via dicendo e quindi poi me ne sarei andato senza dire parola…

Il teatro mi è stato consigliato per questo, perché avere la forza di un testo, di un personaggio nel quale ti puoi anche un po’ nascondere, avere la possibilità di guardare le persone, di essere guardato e di sentirti non sbagliato, non sentire quella pressione del giudizio, perché spesse volte abbiamo tutti quanti la pressione del giudizio. Gli esami, la scuola, i genitori, tutti quanti comunque ti devono dare un giudizio su come sei, su come cresci, su quello che fai, sulle tue scelte e questo ovviamente me lo sono portato anche nel mio lavoro ed è il teatro che mi ha dato la possibilità di superarlo piano piano. Non ne ho fatto tantissimo, però le prime due esperienze di teatro, da me fatte, erano attaccate una dietro l’altra; una era “Animali a sangue freddo”dove la forza del personaggio mi ha dato la possibilità di entrarci e di allontanarmi talmente tanto da me stesso che ho potuto affrontare quell’esperienza”. 

Bova-Francini-01-Alla domanda se preferibile cinema o teatro?

Raoul Bova: “In questa esperienza ho capito quanto un testo si può rifare anche mille volte e trovare sempre qualcosa di diverso, una interpretazione diversa, una parola diversa, anche soltanto i miliardi di combinazioni che ci sono tra sfumature, fra cose dette portando la voce e cose sussurrate, poi dicendole un’ altra volta in maniera più presente, poi con più coraggio, poi un po’ timido, poi un po’ divertente, ironico e tutto questo me ne sono accorto perché nel corso di centosessanta repliche in ogni situazione ho capito: questo funziona, questo no, questo si e questo ha funzionato anche l’altra volta però era una cosa diversa, quindi ci sono talmente tante cose da imparare e impari anche di te stesso come attore.

Non è una palestra però l’attore sicuramente fa veramente un corso intensivo su quello che è l’analisi del testo, su quello che è lo stare di fronte a un palco e soprattutto con se stesso.

Ti chiedi che strumento sei, se puoi essere più ironico, se la tua ironia è finta, se piace o non piace e quindi in tutto questo ti accorgi che pian piano incominci a mettere dei tasselli che ti fanno capire che tipo di attore sei. Riferendomi ancora a Miniero,lui diceva che sbagliare fa parte del teatro. Mi ricordo di una frase che mi colpì molto e cioè “sbagliando si crea”che sembra una banalità ma lo sbaglio fa davvero parte della creazione, della diversità. C’è chi sbaglia ma non sbaglia… crea soltanto se uno lo sbaglio lo analizza e lo valorizza quello sbaglio lì diventa creazione”.

A Chiara Francini viene chiesto quindi di aggiungere qualcosa su questo testo, “Due”, che è un testo particolare, un testo prevalentemente dialogico…

“E’ un testo che ha un forte impianto dialogico…è come se fosse una lunga, meravigliosa e dettagliata chiacchierata anche un po’ d’amore fra questo uomo e questa donna che convivono da sette anni e decidono di andare a sposarsi. In concreto e in  realtà non cambierebbe molto perché loro convivono appunto da sette anni ma la decisione del matrimonio fa scattare in entrambi tutta una serie di paure, di speranze in quanto sono talmente diversi, uomo e donna. Il testo è caratterizzato da una grande profondità, da una grande realtà, da un andamento molto veloce e da un linguaggio profondamente sarcastico e tagliente. Credo che una delle motivazioni per cui questo testo ha tanto successo dipenda dal fatto che noi lo recitiamo e lo rendiamo in maniera molto vera, molto reale, divertendoci e quello che succede sul palco per quell’ora e venti è veramente realtà, è sangue, è carne, risate e amore”.

Alla fine dell’incontro, dopo calorosi saluti finali, i due bravi attori sono andati a prepararsi per la seconda serata della commedia “Due”.

Con Raoul Bova e Chiara Francini

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