R.I.P. Sergio Marchionne presidente FCA e Ferrari

Sergio Marchionne, il manager totale, quello che ha saputo plasmare l’automobilistica internazionale alla sua idea di industria è morto, oggi, 25 luglio dopo giorni di fiato sospeso. 

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È morto Sergio Marchionne, ex amministratore delegato di Fca e Ferrari. Si è spento nella clinica di Zurigo dove era stato ricoverato il 27 giugno per un intervento alla spalla. Da alcuni giorni si trovava in coma profondo, e le sue condizioni era definite “gravi”, tanto da indurre il gruppo a convocare i consigli di amministrazione, nella giornata di sabato, per sostituirlo alla guida delle società che dirigeva. Il presidente di Fca John Elkann aveva avvisato i suoi dipendenti che non avrebbe potuto “riprendere la sua attività lavorativa“.
Ma aveva chiesto a tutti “di comprendere l’attuale situazione, rispettando la privacy di Sergio e delle persone che gli sono più vicine“.
Dopo la notizia della morte si è sciolto nel dolore: “È accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l’uomo e l’amico, se n’è andato“.
In segno di lutto le bandiere del Lingotto sono a mezz’asta e lo stabilimento di Pomigliano d’Arco si fermerà per dieci minuti. La notizia ha fatto il giro di tutti i principali media mondiali: dal Washington Post a Le Monde.

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La sua ultima uscita pubblica risale al 26 giugno, già visibilmente debilitato, con la cerimonia di consegna di una Jeep ai Carabinieri di Roma. Era già affaticato, chi lo ha visto quel giorno ricorda che parlava con difficoltà, ma per lui, figlio di carabiniere, quell’appuntamento era irrinunciabile. È stato il suo ultimo saluto, per molti aspetti simbolico, la chiusura del cerchio di un’esperienza umana e professionale.
Marchionne aveva già annunciato che si sarebbe dimesso nel 2019, ma l’esigenza di consentirgli un pieno recupero ha portato a un’accelerazione. Ecco quindi il ricovero a Zurigo, da dove sono trapelate pochissime informazioni sul suo reale stato. Era entrato in ospedale in Svizzera per un intervento alla spalla destra e aveva un impegno confermato da lui stesso 5 giorni dopo l’operazione. Dopo l’intervento le sue condizioni parevano nella norma, ma dieci giorni fa c’è stato l’aggravamento per quelle che i sanitari hanno definito “complicanze postoperatorie”. La situazione sarebbe precipitata all’inizio di questa settimana, con l’embolia e il coma irreversibile. Accanto al manager nelle sue ultime ore ci sono stati i figli, Alessio Giacomo e Jonathan Tyler, e la compagna Manuela Battezzato.

Sergio Marchionne era il manager dei due mondi. Nato a Chieti nel 1952, cresciuto in Canada, residente in Svizzera, fino al successo professionale in Italia. Il padre Concezio era maresciallo dei Carabinieri, a lungo in servizio in Istria a cavallo delle due guerre e oltre. Lì conobbe la madre Maria, la cui famiglia fu tragicamente perseguitata nello scontro etnico fra italiani e slavi. Per questo i due si rifugiarono dalla famiglia di lui, in Abruzzo. Lì nacque Sergio, e lì resterà fino ai 14 anni. Poi il padre, raggiunta la pensione, decise di prendere armi e bagagli e ricominciare in Canada.

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Marchionne prende due lauree (Filosofia all’università di Toronto, Legge alla Osgoode Hall Law School of York University) e un Mba (Università di Windsor). Lavora come commercialista e avvocato, si forma in diverse esperienze aziendali. La prima svolta arriva nel 2002, quando diventa a.d. di Sgs a Ginevra e si fa notare da Umberto Agnelli, che lo coopta nel Cda di Fiat nel 2003. Il primo giugno 2004 da perfetto sconosciuto veniva chiamato a gestire la Fiat. Al suo fianco c’erano il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vice John Elkann. Le sue prime parole furono queste: «Fiat ce la farà». Da quel momento e per 14 anni, il nome Fiat (e poi Fca) e quello di Sergio Marchionne sono stati indissolubilmente legati.

Marchionne entrò in FIAT nel 2003 come consigliere di amministrazione, assumendo la carica di amministratore delegato dell’azienda in pessime condizioni economiche l’anno seguente. La società perdeva circa 2 milioni di euro al giorno ed era necessario risanarla e rilanciare la produzione dei veicoli, aggiornando l’offerta. Marchionne ruppe l’accordo con la casa automobilistica statunitense GM, che avrebbe probabilmente portato alla fine della FIAT e della sua autonomia, e portò avanti il risanamento e il pagamento dei debiti alle banche. Negli anni della crisi finanziaria ed economica globale, guardò a Chrysler in altrettante difficoltà come possibile partner per rafforzare i marchi italiani. L’operazione portò alla nascita del settimo costruttore di automobili al mondo, con una produzione intorno ai 4,5 milioni di veicoli all’anno.

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A partire dal 2010 Marchionne dovette fare i conti con i sindacati e un duro scontro con la CGIL, mentre chiedeva la possibilità di rinuncia allo sciopero. Fu poi al centro di critiche e dure polemiche quando mancò la promessa di realizzare Fabbrica Italia, un progetto molto ambizioso per rilanciare la produzione automobilistica in Italia, che dovette però fare i conti con la crisi economica. Nel 2014 si impegnò ad azzerare i debiti di FCA e la cassa integrazione per gli operai. Mentre il primo obiettivo è stato realizzato, dando più stabilità all’azienda, la cassa integrazione interessa ancora il 7 per cento circa dei dipendenti.

Marchionne aveva annunciato nel 2017 la sua decisione di lasciare la guida di FCA nei primi mesi del 2019, accompagnando la sua uscita con l’impegno di dirigenti come Manley, che ha ora anticipato l’assunzione del nuovo incaricato. Marchionne sarebbe dovuto rimanere presidente di Ferrari, marchio cui teneva particolarmente e sul quale aveva lavorato per il rilancio industriale e nel campo agonistico con la Formula 1.

Marchionne tira dritto e si guadagna la copertina di Time, che lo chiama lo Steve Jobs dell’auto, e il plauso del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che lo trasforma in icona della ripresa dell’auto a stelle e strisce. E, ultimamente, si sente dare anche del “preferito” dal nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, per i suoi investimenti in Usa. Nella sua vita non sono mancate le proposte politiche. In Italia ha respinto l’invito di Silvio Berlusconi a candidarsi con il centrodestra e ha avuto una lunga luna di miele con l’ex premier Matteo Renzi dal quale ha poi preso le distanze.

Inoltre, De Laurentiis ha pubblicato questo tweet: “Marchionne è stato probabilmente il più grande manager italiano dell’ultimo ventennio. Una grande perdita per il mondo dell’imprenditoria”.

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