R.I.P. Gero Caldarelli, il mimo che ha animato il Gabibbo

A dare la notizia della sua morte, un comunicato di Striscia La Notizia. Per la sua scomparsa Antonio Ricci ha dichiarato: “Gero è riuscito a dare a un pupazzo, che nasceva arrogante, grazia e poesia

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A dare la notizia della sua morte, un comunicato di Striscia La Notizia. Per la sua scomparsa Antonio Ricci ha dichiarato: “Gero è riuscito a dare a un pupazzo, che nasceva arrogante, grazia e poesia“.

Non è stata certamente un’infanzia semplice quella di Gero Caldarelli che rimase orfano all’età di otto anni: il padre morì di angina pectoris, e cinque mesi dopo perde sua madre per leucemia. Va quindi a vivere nel “collegio dei poveri” di Cesano Boscone. Ottenuto il diploma di terza media smise di studiare per iniziare a lavorare e nel 1960 si iscrive alla scuola di mimo del Piccolo Teatro di Milano. Nel 1965 anima Topolino davanti a Walt Disney, nel 1974 fonda, assieme a Maurizio Nichetti, la sua compagnia teatrale: “Quelli di Grock”. Nel 1979 prese parte al film Ratataplan. Collaborò con Antonio Ricci già in «Drive In», nei panni di Gawronski e Pendulus. Nel 1990 Antonio Ricci sceglie Caldarelli per animare il suo nuovo personaggio televisivo: il Gabibbo. Il pupazzo viene costruito direttamente sul suo corpo dalla scenografa Lalla Cheli, e cucito in casa dalla moglie di Gero, Katia. Scomparso per un male incurabile, ultimamente Gero si era parzialmente alternato con il suo allievo Rocco Gaudimonte. Nel 2003 uscì il suo libro «Una vita da ripieno – Cronache dall’interno del Gabibbo» (Rizzoli) e nel maggio scorso ha pubblicato una raccolta di fiabe intitolata «Belandi, che storie! Tre mega avventure nel mondo dei besughi» (Mondadori). Gero era inoltre autore di quadri in gommapiuma e smalti ad acqua.

Tanta solidarietà nel mondo dello spettacolo per la sua scomparsa; Michelle Hunziker lo ricorda così sul suo profilo instagram: “È volato via anche il nostro Gero Caldarelli…era un un uomo meraviglioso. Promuoveva i sogni, amava i bambini a tal punto che non si sarebbe mai manifestato a loro se non come il vero Gabibbo. Un grande lavoratore, un amico che ti diceva sempre che stava “alla grande”. Era sempre felice e io so che lui avrebbe voluto che mettessi una sua foto da Gabibbo senza svelare il suo volto per non deludere i bimbi…ci mancherai tanto Gero…ti voglio bene“.

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