R.I.P Peter O’Toole, il leggendario Lawrence d’Arabia

All’età di 81 anni, si è spento ieri in un ospedale di Londra l’indimenticato interprete di tanti classici della cinematografia mondiale

Sguardo penetrante, magnetico e ammaliante: in poche parole, Peter O’toole, l’uomo che ha segnato un’epoca con la magistrale interpretazione di Lawrence d’Arabia, il colossal diretto da David Lean, nel quale sullo sfondo del deserto saudita, si consumava la rivolta araba dei primi del Novecento. Logorato dalla malattia, nel 2012 l’annuncio del ritiro dalle scene: “E’ venuto il momento di gettare la spugna, il mio cuore di ottantenne non regge più tanto” Il cinema mi ha portato il successo, la realizzazione personale, il benessere materiale. Mi ha fatto conoscere persone belle, buoni compagni con cui ho condiviso il destino inevitabile di tutti gli attori, compresi i flop. Ma sono convinto che arriva il momento in cui bisogna decidere, da soli, di darci un taglio”. Candidato per ben otto volte all’ambito premio degli Oscar americani, l’attore britannico non è mai riuscito – ingiustamente – a conquistarlo. Soltanto nel 2003, dopo aver vinto il David di Donatello e il Golden Globe nell’arco della sua scintillante carriera, arriva l’ambita statuetta alla carriera, a dispetto delle tante nomination mai premiate fino in fondo. Una carriera ricca di personaggi variagati, che spaziano dai ruoli biblici – con il colossal “La Bibbia” – passando per quelli mitologici – in “Troy” – sino a quelli d’attualità sociale e da commedia familiare. È però con il ruolo di T.E. Lawrence, che l’interprete irlandese entra nella leggenda, tanto da valergli il primo posto nella particolare classifica dei cento migliori interpreti di tutti i tempi, redatta dalla rivista “Premiere”. Un uomo dall’indiscusso talento che in termini di riconoscimenti ha raccolto meno di quanto seminato. Con l’amico e collega Richard Burton, il personalissimo record del più alto numero di nomination all’Oscar senza averlo vinto. Sui discutibili criteri di premiazione non è il caso di entrate nel merito, d’altronde, la grandezza dell’Artista nato in Irlanda è testimoniata dall’affetto del suo pubblico e dai capolavori da lui interpretati. Nella sua movimentata vita, tante relazioni sentimentali, un cancro sconfitto negli anni settanta e tanta tantissima recitazione. Tra le ultime pellicole è degna di menzione “L’ultimo Imperatore” di Bernardo Bertolucci, nella quale O’Toole recita il copione dell’ambiguo Reginald Jonhson, precettore inglese di Pu Yi, contribuendo a decretare il successo internazionale di un prodotto italiano. Il ricordo indelebile del suo talento, negli occhi dei tanti fans e dei pochi – per fortuna – detrattori.

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