R.I.P. Paolo Poli: come trasformò la tv italiana

Istrionico, imprevedibile, anticonformista, sfacciato, irriverente: quanti aggettivi si possono utilizzare per descrivere un artista come Paolo Poli?

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Nato a Firenze nel 1929 Paolo Poli è stato uno degli artisti che più ha influenzato il teatro e la televisione dal dopoguerra in poi.

Longilineo, con degli occhietti penetranti e attenti, l’immancabile farfallino e una cultura vastissima che sfoggiava con la disinvoltura di una nobildonna impellicciata.

Una laurea in letteratura francese e l’amore sconfinato per l’arte: conosceva i dettagli anche più scabrosi e piccanti delle chiese e dei monumenti italiani; raccontava con gioia i ricordi dei grandi personaggi da Mina alla Magliani, da Luchino Visconti a Umberto Eco.

Polo Poli era l’antidoto ideale all’ipocrisia del mondo dello spettacolo: non celò mai la sua omosessualità e portò il travestitismo sulle scene senza mai diventare ridicolo o volgare.

Un’ironia sempre tagliente e penetrante. Nel 1970 propose alla RAI un nuovo programma: Babau 70 di Ida Omboni e Paolo Poli, regia di Vito Molinari, ma fu bloccato  e trasmesso solo nel 1976.

Resterà indimenticabile l’intervista ad Umberto Eco e l’analisi del libro “Cuore” di De Amicis.

Cos’è il conformismo?” si chiede Eco. “È la cravatta che ti sei messo per venire qui in trasmissione”, lo interrompe Poli. “Ed è il maglione che tu porti per dire che sei un attore e non sei un ospite esterno”, ribatte Eco.

Nel 1967  scrive e interpreta una pièce teatrale in due atti intitolata Rita da Cascia, in cui rielabora la vita della santa. L’ira dei cattolici si abbatte come una scure!
Oscar Luigi Scalfaro che fece un’interrogazione parlamentare sul caso e fu vietata ai minori di 18 anni.

Tanto teatro nella sua vita, o meglio, la sua vita era il teatro.

È riuscito a portare Boccaccio nella TV dei talent show e dei reality con una trasmissione che già dal titolo alza di varie spanne il livello culturale della televisione italiana: “E lasciatemi divertire”, come la poesia di Aldo Palazzeschi.

Per otto puntate Paolo Poli ha raccontato la sua incredibile e lunghissima carriera, gli incontri, le passioni, i vizi e le virtù mescolando ricordi e poesie, canzoncine e letture per comporre un ritratto completo, raffinato e libero, autentico e irriverente non solo di un grande artista ma anche di un secolo, il Novecento, che Poli ha attraversato con finta leggerezza e con autentica passione per i suoi avvenimenti e per i suoi protagonisti. Accanto a lui in questo viaggio nel secolo breve e nella sua arte, un amico e un collega, Pino Strabioli, che lo ha affiancato in palcoscenico e che con lui ha firmato “Sempre fiori mai un fioraio”, una biografia di disarmante sincerità uscita per Rizzoli nel 2013.

Lontano dalla retorica tipica degli ambienti intellettuali LGTB si è sempre mostrato per quello che era: un libero pensatore.

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