R.I.P. Lino Toffolo artista poliedrico e instancabile

Addio a Lino Toffolo artista poliedrico e instancabile, studioso della lingua veneta e creatore di personaggi indimenticabili. Un infarto gli è stato fatale, tantissimi i messaggi di cordoglio da amici e colleghi.

L'attore Lino Toffolo, oggi 19 novembre 2010, prima della conferenza stampa per la presentazione del film '' Tutti i padri di Maria '' alla Casa del Cinema a Roma. ANSA / DANILO SCHIAVELLA

Lino Toffolo è stato la bandiera della musica, del cinema e del teatro veneziano dagli Anni ’50 in poi, portando il dialetto, la commedia, la canzone e il cabaret nelle case italiane.

Sui Social tantissimi i messaggi di cordoglio di amici, colleghi e semplici fan.

Lino Banfi, amico e collega nelle fictions Scusate il disturbo (2009) e Tutti i padri di Maria (2010),  lo ricorda così:

banfi

Era il 1963 quando fece il suo debutto al Derby di Milano, accanto ad altri personaggi che, come lui, inizieranno proprio lì la scalata verso la notorietà, come Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Franco Nebbia ed in seguito Cochi e Renato, Felice Andreasi ed altri.

Interpreta il personaggio dell’ubriaco veneziano, proponendo anche alcune canzoni di sua composizione quasi tutte scritte sempre in dialetto. In questo periodo debutta sul mercato discografico, avendo ottenuto un contratto con la Fonit-Cetra, con il 45 giri ‘Na brombola impissada/No la vogio no, pubblicato nel 1963 e seguito dopo poco tempo da L’imbriago/Vin nero.

Sempre nel 1963 partecipa alla trasmissione televisiva Gran Premio nella squadra del Veneto (con Renato Bruson). Nel 1964, nel corso della trasmissione televisiva Questo e quello, propone insieme ad Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Silverio Pisu ed Otello Profazio un’interpretazione del canto anarchico Addio a Lugano.

 Nello stesso anno pubblica il suo primo album, Lino Toffolo; tra le canzoni ivi contenute è da citare Gastu mai pensà, struggente canzone d’amore, che colpisce molto Enzo Jannacci, il quale la traduce in italiano e due anni dopo, con il titolo Hai pensato mai, la include nel suo album Vengo anch’io. No, tu no. Passa poi alla RCA Italiana ed incide il suo disco di maggior successo, Oh Nina (vien giù da basso che te vogio ben), con cui partecipa anche al Cantagiro 1969.

Un altro suo successo, l’anno seguente, è Ah, lavorare è bello, che viene presentata da Toffolo in varie occasioni durante la trasmissione televisiva È domenica, ma senza impegno, portando con sé (in base al testo del brano) una carriola ed un martello; la canzone affronta, con taglio ironico, il tema della durezza del lavoro manuale; verrà reincisa dal cantautore nel 1980 in una nuova versione. Nel 1971 la sua canzone Bel oselino è inserita nella colonna sonora del film La Betìa ovvero in amore, per ogni gaudenza, ci vuole sofferenza, di Gianfranco De Bosio.

Nell’autunno 1976 Toffolo ottiene un grande successo con Johnny Bassotto, canzone per bambini scritta da Bruno Lauzi e Pippo Caruso. Il brano è la sigla del programma domenicale abbinato alla Lotteria Italia (Anteprima di CHI?).

In seguito al successo riscosso dalla sigla televisiva Johnny Bassotto, a Toffolo fu chiesto di pubblicizzare le confetture Santa Rosa, utilizzando la sigla come jingle e modificando l’incipit “Chi ha rubato la marmellata?” in “Chi ha rubato la confettura?”. Passa poi alla Numero Uno, l’etichetta fondata da Mogol e Lucio Battisti, per cui pubblica Centomila perché.

Il suo debutto nel cinema avviene nel 1968, seppure in un ruolo secondario, nel film Chimera, diretto da Ettore Maria Fizzarotti, un “musicarello” incentrato sulle vicende amorose di Gianni Morandi e Laura Efrikian.

Da allora, e per un decennio, interpreta molti film di successo.

Degne di nota, tra l’altro, le sue partecipazioni in film di Monicelli (Brancaleone alle crociate, 1970), Festa Campanile (Quando le donne avevano la coda, 1970; Il merlo maschio, 1971; Quando le donne persero la coda, 1972; L’emigrante, 1973), De Bosio (La Betìa ovvero in amore, per ogni gaudenza, ci vuole sofferenza, 1971), Samperi (Un’anguilla da trecento milioni, 1971; Beati i ricchi, 1972; Peccato veniale, 1974; Sturmtruppen, 1976), Celentano (Yuppi du, 1975), Mogherini (Culastrisce nobile veneziano, 1976) e Risi (Telefoni bianchi, 1976).

L’ultima sua interpretazione cinematografica è nel film satirico Scherzi da prete diretto nel 1978 da Pier Francesco Pingitore, dove Toffolo dà il volto e soprattutto la voce al personaggio di Monsignor Cassola, vescovo da cui dipende la parrocchia dell’irrequieto sacerdote don Tarquinio, interpretato da Pippo Franco.

La popolarità di Lino Toffolo deve molto anche al piccolo schermo, dove ha cominciato ad apparire verso il finire degli anni sessanta in programmi di intrattenimento. È stato, tra l’altro, a fianco di Alighiero Noschese in Canzonissima 1971. Ha inoltre interpretato sigle di programmi televisivi, tra le quali ricordiamo, oltre la citata Johnny Bassotto, anche Lancillotto 008 nel 1980.

Nel 1985 Toffolo è stato nel cast di Risatissima su Canale 5 e nel 1986 di Un fantastico tragico venerdì, condotto dall’attore Paolo Villaggio e da molti altri, e trasmesso su Rete 4.

Dal 7 settembre 1987 Lino Toffolo (all’epoca aveva 53 anni) ha preso il posto di Claudio Lippi nel gioco a quiz di Canale 5 Tuttinfamiglia, prodotto da Margherita Caligiuri, giunto al quarto anno di trasmissione, quindi è stato confermato anche per il quinto ed ultimo anno, e il quiz fu ripreso dal 19 settembre 1988. Nel 1989 ha affiancato Gino Rivieccio nella conduzione del gioco a quiz Casa mia. Successivamente appare nelle due serie di Dio vede e provvede (1996 e 1997) e nelle fiction con Lino Banfi Scusate il disturbo (2009) e Tutti i padri di Maria (2010), mentre nel 2007 partecipa al programma Stiamo lavorando per noi condotto da Cochi e Renato.

Nel 2013 partecipa alla fiction con Gigi Proietti L’ultimo papa re, nel ruolo del “perpetuo” Serafino ed era spesso ospite di Mara Venier alla La vita in diretta.

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