R.I.P. Il mondo del calcio in lutto: è morto Johan Cruyff uno dei più grandi calciatori di sempre

Johan Cruyff ex fuoriclasse olandese si è spento all’età di 68 anni nella sua casa di Barcellona dopo una dura battaglia contro un cancro ai polmoni. Simbolo dell’Olanda del ‘calcio totale’ fu definito il Pelè bianco. Premiato tre volte con il Pallone d’Oro vinse anche tre Coppe dei Campioni e una finale Intercontinentale

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Il mondo del calcio piange Johan Cruyff “Il Profeta del Gol” così lo definì Sandro Ciotti, nel docufilm girato nel 1976. All’età di 68 anni l’ex fuoriclasse olandese si è spento nella sua casa di Barcellona dopo una dura battaglia contro un cancro ai polmoni. A dare la notizia, il sito ufficiale del campione olandese: «Il giorno 24 marzo Johan Cruijff è morto a Barcellona circondato dall’affetto dei suoi familiari, dopo una dura battaglia contro il cancro. E’ con grande tristezza che chiediamo di rispettare la privacy della famiglia durante il periodo di lutto».

Malato dallo scorso ottobre stava disputando la partita più importante della sua vita contro un male che non è riuscito a sconfiggere: appena un mese fa aveva cercato di tranquillizzare tutti dicendo di essere in vantaggio “2-0″ sulla malattia.

16-06-2006, DUITSLAND.  JOHAN CRUIJFF. FOTO BAS CZERWINSKI

 

Nato ad Amsterdam il 25 aprile 1947 era padre di tre figli (Chantal, Susilla e l’ex Manchester United, Jordi). In Olanda ha giocato per 12 stagioni: nell’Ajax dal 1964-65 al 1972-73 e dal 1981-82 al 1982-83 e nel Feyenoord nel 1983-84; in Spagna per altre sei: nel Barcellona dal 1973-74 al 1977-78; nel Levante nel 1980-81; due stagioni anche negli Stati Uniti: Los Angeles Aztecs nel 1979 e Washington Diplomats nel 1980. Nella Nazionale olandese ha giocato dal 1966 al 1977 perdendo la finale mondiale del 1974 contro la Germania Ovest.

Cruyff è stato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, una leggenda del calcio olandese, del Barcellona e del calcio mondiale. È stato l’interprete numero uno del calcio totale nell’Ajax e nell’Olanda degli Anni 70  da molti fu considerato secondo solo a Pelè e Maradona tanto che Gianni Brera lo definì il Pelè Bianco. Premiato tre volte con il Pallone d’Oro da calciatore vinse tutto: una coppa Intercontinentale (1972), una Supercoppa d’Europa (1972), 3 coppe Campioni (1971, 1972 e 1974), 9 campionati d’ Olanda (1966, 1967, 1968, 1970, 1972, 1973, 1982, 1983 e 1984), un campionato di Spagna 1974, 6 coppe d’ Olanda (1967, 1970, 1971, 1972, 1983 e 1984), una coppa di Spagna (1978). L’unico rimpianto da calciatore è stato quello di non riuscire ad alzare la coppa del modo con la nazionale olandese, ma fu comunque il simbolo di quel ‘calcio totale’ che portò l’Olanda a disputare due finali consecutive.cid180203_Cruijff_BarcelonaVI01_1180

La seconda finale in Argentina non la giocò in quanto il campione olandese si rifiutò di partecipare con la nazionale del suo paese ai mondiali del 1978 in Argentina: «Come puoi giocare a pallone a mille metri da un centro di torture?» diceva Cruyff. Prese una posizione netta nei confronti della giunta militare argentina che stava sistematicamente torturando e facendo scomparire la propria gente. Com’ è noto, l’Olanda giunse in finale ma venne sconfitta, 3-1 ai supplementari, dai padroni di casa. In molti pensano ancora oggi che con Cruyff in campo l’ Olanda avrebbe vinto.

Fuoriclasse indiscusso sul terreno di gioco, Cruyff ha scritto la storia del calcio anche come allenatore. È stato lui a regalare nel 1922 al Barcellona la prima Coppa dei Campioni della loro storia battendo per 1-0 la Sampdoria di Gianluca Vialli e Roberto Mancini allo Stadio Wembley di Londra. Prima aveva guidato il suo Ajax, dal 1985-86 al 1987-88, conquistando 2 coppe d’ Olanda (1986 e 1987) e 1 coppa Coppe (1987), mentre in Spagna al Barcellona oltre alla storica Coppa dei Campioni vinse 4 campionati (1991, 1992, 1993 e 1994), una coppa di Spagna (1990), una coppa Coppe (1989) e una Supercoppa Europea (1992).

In tanti lo ricordano in queste ore non solo per il grande giocatore che è stato, ma anche per quella visione innovativa che aveva del calcio: oggi ci lascia uno dei miti assoluti della storia di questo sport.

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