R.I.P. Francesco Rosi: Leone d’oro alla carriera

Si stanno svolgendo stamattina i funerali del regista alla Casa del cinema di Roma,  aveva 92 anni. A dare notizia del decesso sono stati i suoi familiari

Napoletano di origine, Francesco Rosi frequentò l’Istituto Umberto I, lo stesso del Presidente Giorgio Napolitano, visse a Roma a due passi dalla scalinata di Piazza di Spagna. Nel 1946 iniziò la sua carriera nel mondo dello spettacolo come assistente di Ettore Giannini per l’allestimento teatrale di “‘O voto” di Salvatore Di Giacomo. Fu aiuto regista di Luchino Visconti per i film “La terra trema” (1948) e “Senso” (1953) e, dopo varie sceneggiature (Bellissima, 1951, Processo alla città, 1952), girò alcune scene del film “Camicie rosse” (1952) di Goffredo Alessandrini. Nel 1956 co-diresse con Vittorio Gassman il film “Kean – Genio e sregolatezza“. “La sfida” fu il suo primo lungometraggio, che ottenne molti consensi; “Salvatore Giuliano” inaugurò il filone dei film-inchiesta perché la dittatura della verità porta il regista a muovere sempre da indagini scrupolose, ripercorrendo, attraverso una serie di lunghi flashback, la vita di un malavitoso siciliano; “Le mani sulla città”, una denuncia contro le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli, film che gli valse il Leone d’Oro al Festival di Venezia. Dopo una serie di successi cinematografici: “C’era una volta...” con Sofia Loren e Omar Sharif, “Uomini contro” (1970), parlò della scottante morte di Enrico Mattei ne “Il caso Mattei”, “Cristo si è fermato a Eboli” (1979), tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Levi. Tornò alla regia teatrale con le commedie di Eduardo De Filippo: “Napoli milionaria”, “Le voci di dentro” e “Filumena Marturano”, tutte interpretate da Luca De Filippo. Nel 2005, per il film “Le mani sulla città”, con Rod Steiger, gli fu conferita la laurea ad honorem in “Pianificazione territoriale urbanistica ed ambientale” presso l’università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel libro – conversazione “Io lo chiamo cinematografo” (Mondadori), realizzato con Giuseppe Tornatore, viene raccontato il cinema nella conversazione fra due registi divisi dall’età e accomunati dalla passione “Poi ci sentivamo tutti parte di una grande avventura, far rivivere sullo schermo la vita. Il nostro è un mestiere particolare. Se lo fai con passione non te ne puoi liberare. Ti rimane dentro, non c’è niente da fare“, racconta Rosi. Fiduciosi che la passione per il cinema si perpetui oltre la morte, diamo l’ultimo saluto a Francesco Rosi. R. I .P.

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