R.I.P. Ettore Scola, maestro del cinema italiano

 Il cuore di Ettore Scola si è fermato “per stanchezza”. Il regista, nato a Trevico, in provincia di Avellino, nel 1931, è morto ieri sera all’età di 84 anni nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico di Roma, circondato dalla moglie Gigliola e le figlie Paola e Silvia. Scola era in coma da domenica sera.

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Maestro del cinema italiano, Ettore Scola, morto all’età di 84 anni nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico di Roma, ha raccontato un’Italia che cercava di riscattarsi dal fascismo e di dimenticare la guerra. Era noto per capolavori come ‘C’eravamo tanti amati’(1974), ‘Una giornata particolare’ (1977) e  ‘La famiglia’ (1987).

Prima giornalista e disegnatore, poi sceneggiatore e infine regista, Scola si forma in quella grande fucina di talenti che fu ‘Marc’Aurelio’– rivista fondata nel 1931 da Vito De Bellis– dove il regista conosce un giovane Fellini.

223801128-ae599701-1fe0-4275-b06d-b1c12d1c4917Scola ha rappresentato il miglior cinema italiano del secondo ‘900, immortalando tutti i tipi di italiani, tra cui il radiocronista licenziato e mandato al confino perché omosessuale, o l’intellettuale di sinistra in crisi. Ha dato voce alla casalinga frustrata, ha tratteggiato i genitori che passavano la notte davanti alle scuole e i militanti comunisti in crisi di identità e di fedeltà.

Lo ricordiamo per Brutti, sporchi e cattivi’ (1976) che gli ha fatto vincere il premio per la regia a Cannes. Il film è una personale rivisitazione delle periferie raccontate da Pasolini, che avrebbe dovuto filmare una parte ma fu assassinato durante la lavorazione del film.

Poi Una giornata particolare’ (1977) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che racconta la storia di un impossibile amore tra un omosessuale radiocronista omosessuale e la sua esuberante vicina di casa, una frustrata madre di sei figli e moglie di un fascista prepotente. E tutto questo sullo sfondo di una grande e retorica manifestazione fascista a Roma per la visita di un ospite importante come Adolf Hitler. Il film valse al regista una delle sue quattro candidature all’Oscar come migliore pellicola straniera e vinse il Golden Globe.

140942868-22208072-da37-49a3-9dec-2e3b78d85669E ancora, La famiglia’ (1987), commedia/emblema degli anni ’80 di Scola che ripercorre 80 anni di storia italiana (1906-1986) con Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Fanny Ardant.

Nel 1980 è la volta di La terrazza’, cinica riflessione di un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi. Su questo film, il regista dichiarò: “Fu recensito al di fuori del gruppo di critici cinematografici che solitamente parlavano del mio cinema, perché molti si sentirono convocati da quei temi. Così del film scrissero Scalfari, Tabucchi, Bocca perché parlava della posizione di vari intellettuali di cinema o letteratura scontenti di quello che avevano realizzato nella vita perché probabilmente avrebbero fare di più”.

Sempre in prima fila nelle grandi battaglie civili ed artistiche del paese, fino a far parte del governo ombra del Partito Comunista Italiano nel 1989, Scola amava l’autoironia e disprezzava i titoli altisonanti.

Scola descrisse l’Italia nel segno di una sensibilità e ironia molto più forte ed acuta di quella stessa commedia all’italiana di cui fece parte in maniera in maniera distonica ed eterogenea.

12973Insomma raccontò quella stessa Italia con una caratterizzazione dei personaggi meno macchiettistica ma forse anche più feroce di quella raccontata da Monicelli e Steno.

L’ultimo suo capolavoro si intitola Ridendo e scherzando’, il film con cui il regista ha dato il commiato al cinema e al suo pubblico. Un documentario, questo di Scola, presentato a novembre  alla Festa di Roma insieme alla moglie Gigliola, sceneggiatrice e regista, e alle sue due figlie Paola e Silvia.

In quell’occasione disse: ”Il cinema è un lavoro duro ma si può, ridendo e scherzando, mandare qualche messaggetto, qualche cartolina postale con le proprie osservazione sul mondo. Il cinema è come un faretto che illumina le cose della vita”.

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