Quali sono i paesi che non hanno firmato la convenzione sulle armi chimiche

Il Nobel per la Pace all’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, è soprattutto un investimento per il futuro

«È un messaggio ai Paesi che non hanno ratificato il Trattato di bando delle armi chimiche»: dice il presidente del Comitato per il Nobel commentando l’assegnazione del premio per la Pace 2013 all’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw in inglese, sopra nella foto la sede dell’Aja).

«Grazie al lavoro dell’Opac l’uso delle armi chimiche è un tabù» spiega il Comitato per il Nobel nelle motivazioni. «Quanto accaduto in Siria, dove sono state usate queste armi, riporta in primo piano la necessità di incrementare gli sforzi per eliminare questi armamenti».

Com’è noto, la Siria è accusata di avere utilizzato armi chimiche – gas nervino per la precisione – accusa peraltro confermata dagli ispettori delle Nazioni Unite. Dopo essere stata messa sotto pressione da tutta la comunità internazionale, in particolare da Stati Uniti e Francia, la Siria ha finalmente accettato di smantellare il proprio arsenale di armi chimiche anche se non tutti sono convinti sull’utilità reale di questo impegno per fermare lo spargimento di sangue nel Paese, dove da oltre due anni e mezzo infuria una guerra civile che ha ucciso almeno 100mila persone, in gran parte con l’utilizzo di armi “convenzionali”.

Damasco non aveva mai firmato il trattato contro le armi chimiche. Ma adesso «sta diventando parte della convenzione». Ci sono diversi paesi, oltre a Damasco, che non hanno firmato il trattato contro le armi chimiche. In base ai documenti dell’Opac al momento risultano non firmatari Egitto, Corea del Nord, Angola, Sud Sudan. Mentre Israele e Myanmar (ex Birmania) hanno firmato la convenzione senza però ratificarla, come ricorda il quotidiano israeliano Haaretz.

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