Progetto Legalità: domande e risposte in un dibattito rivolto agli studenti dell’Alberghiero di Catania

“Innamoriamoci anche della scuola, dello studio per coronare il nostro futuro!

Nell’aula magna dell’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania – Lizio Bruno, si è tenuto un incontro con il comitato “Livatino-Saetta” nell’ambito del progetto “Legalità”, rivolto agli studenti, che hanno risposto positivamente al messaggio educativo e l’alunno Maugeri Giovanni e Di Stefano Roberta hanno letto una lettera inviata dallo studente Giuseppe, tossicodipendente ristretto nel carcere minorile, dove frequenta il corso Alberghiero, che ha commosso la platea invitando i compagni a osservare le regole “innamoriamoci anche della scuola, dello studio per coronare il nostro futuro! Dando magari qualche aiutino al prossimo, ai più deboli, in segno di solidarietà”. Momento di riflessione a partire dalla legalità tra disagio giovanile e gioia di vivere. Il dirigente scolastico Daniela Di Piazza porge i saluti in apertura sottolineando “l’istruzione e la conoscenza debellano la mafia, che si combatte con le leggi e il coraggio delle persone; la nostra scuola vuole scommettere i valori della democrazia e della giustizia che Livatino, Falcone e Borsellino, hanno trasmesso alla società, sacrificando le loro vite”. Prende la parola il direttore della casa circondariale di Bicocca Giovanni Rizza, che risponde ad alcune domande poste dagli alunni, focalizzando alcune problematiche “i detenuti che frequentano il corso alberghiero vengono selezionati insieme ai docenti su base giuridica, poiché in base alla condanna svolgono una fase di trattamento; ha titolo di preferenza chi ha una condanna definitiva, non viene trascurato l’aspetto di pericolosità sociale, privilegiando chi può reinserirsi socialmente manifestando serietà nelle intenzioni”. Di fronte ad altri quesiti degli studenti, se dopo il recupero troveranno lavoro? Rizza osserva “sono pochi, e alcuni si sono organizzati con efficacia; abbiamo scelto la scuola alberghiera perché presenta un vantaggio rispetto ad altri indirizzi, avendo spendibilità nel mercato del lavoro anche per contenuti culturali e operativi”. La dirigente invita gli studenti al dialogo, con una risposta di grande apertura e l’alunno Giovanni Scuderi interloquisce attivamente con gli intervenuti e siede al tavolo con loro. Rizza continua “attualmente la scuola in carcere ha un costo, ci sono cose da apprendere ed è un’occasione, noi formiamo gruppi classe di 15 persone e nei gruppi ci sono diversi gradi di impegno e comportamento, la scuola vive un contesto abbastanza libero, in carcere c’è più rigore e c’è una certa attenzione”. Interviene il dott. Attilio Cavallaro, presidente comitato “Livatino Saetta”, rivolgendosi al direttore ne evidenzia l’operosità portando all’interno del carcere delle realtà esterne molto forti: Gianni Morandi, le reliquie di S. Pio da Pietrelcina e Rizza risponde “noi offriamo il meglio della società con rappresentazioni teatrali, piccoli artisti che fanno grandi cose,  per dimostrare che lo Stato è presente e noi siamo in grado non solo di avere rapporti di forza, ma anche di partecipazione con la società dimostrando che è un canale di successo. L’esperienza di S. Pio è stata molto forte ed è specchio della bellezza della realtà sociale”. Il presidente Guardi Emiliano, commissario capo polizia penitenziaria, comandante Catania Bicocca rileva l’importanza di dare una dignità ai carcerati e le attività sinergiche sono fondamentali per la ricostruzione del loro percorso di identità. Carmelo Cavallaro, componente comitato spontaneo antimafia “Livatino-Saetta” fa l’elogio alla platea e ringrazia per l’ascolto augurando un futuro che sia sempre roseo. Porta i saluti del già prefetto Claudio Savarese, presidente associazione Nazionale Polizia di Stato e chiarisce “i valori della legalità, con l’esempio di questi magistrati trucidati, dalla mano efferata di individui, che non danno alcun valore alla vita, hanno trasmesso ai ragazzi un messaggio positivo”. Interviene la prof. Margherita Arena, che invita ad una riflessione: “studiare con competenze significa estirpare la mafia, i ragazzi debbono affrontare la società senza abbassare lo sguardo, ma andando avanti con meritocrazia”.

Viene chiesto dall’alunno Pietrocosa vi spinge a fare questo lavoro?” e Attilio Cavallaro ribadisce “l’amore verso la legalità, verso la vita”, continua “perché si fa del bene? Perché lo si sente dentro ed è importante recuperare queste persone allo Stato, sono nostri fratelli e bisogna salvarli. Lo Stato fa giustizia e non si vendica, recuperarli è il successo dello Stato. Se vince il cuore abbiamo vinto”.
Coinvolge la riflessione e l’invito di Manuel che osserva “la mafia è una cosa brutta e nessuno deve uscire da qua dentro, senza capire che la mafia fa male”.

Interessanti ed apprezzati i due video che sono stati mandati in occasione di questa giornata; uno dell’associazione Actea, elaborato dagli studenti universitari catanesi, con le testimonianze di alcune istituzioni nostre territoriali insieme al sindaco Bianco. L’altro video dallo stadio di  Milanello, un flash sul premio con la testimonianza di Andrij Ševčenko, ex calciatore ucraino del Milan e testimonial per la solidarietà, con la presenza del grande giornalista sportivo Candido Cannavò. Emozionante il cerimoniale conclusivo: Attilio Cavallaro e Carmelo Cavallaro donano al dirigente due quadri, uno rappresenta Livatino magistrato di alte doti morali che ha dato la possibilità alla Sicilia di fare un salto di qualità, l’altro Antonietta Labisi, immagine legata al premio internazionale, una donna che ha vissuto per l’umanità sofferente, una figura positiva, ed entrambi legati dalla carità. Attilio Cavallaro ribadisce “l’eroismo di questi magistrati e la solidarietà della Prof. A.Labisi che si è spesa per la solidarietà ci possono aiutare a salire la china, in questo momento di forte crisi morale, un esempio per tutti gli italiani”.

 

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