IL PROFUMO DI UNA FESTA NON VISSUTA. SANT’AGATA.

Tra lacrime e speranze la città di Catania non perde il credo e la passione d’amore per la Santa Patrona.

Per molti la religione è uno dei “posti” della vita di ciascuno. Un luogo intimo, nel silenzio dell’anima. Riti che accompagnano il proprio credo, rendendolo visibile anche agli altri.  A volte, con segni plateali, così come accade in giro nel mondo durante le tante processioni religiose. Alcune più conosciute, altre meno. Quest’ultimo, non è il caso della Santa Patrona di Catania, Sant’Agata. Quest’anno, anche lei colpita dalla pandemia, non ha volto il suo sguardo ai suoi fedeli. Custodita all’interno della Cattedrale della città, ha reso omaggio ai devoti attraverso il virtuale, che sì, perseguita l’umanità, ma la protegge dal contagio da Covid. Trasmissione virale non temuta dal popolo di Agata, il quale tra fede, credo e rappresentazione folcloristica, tramandata da generazioni in generazioni, ha sentito la necessità di raggiungere Piazza Duomo la sera del cinque febbraio.  Un piccolo bagno di folla,  contenuto dalle forze dell’ordine, che ha voluto esprimere la propria devozione, come detta l’usanza, urlando preghiere al cielo: dimora di Agata. Cittadini in lacrime.

 L’assenza della processione della Santa Patrona tra le strade della città,  ha portato un  lutto nel cuore, un vuoto difficile da colmare. Palloncini, coccarde, dediche, tanti i piccoli oggetti lasciati sulle scale del Duomo da parte di chi ha sentito l’esigenza di essere li, per Lei. E come dopo la fine di una festa o di un funerale, stamattina il sole ha illuminato ciò che resta di una festa non vissuta.

Tra fiori e petali che profumano la piazza qualcuno si commuove ancora portando un cero.

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