Presentata al teatro Bellini di Catania la stagione lirica e concertistica 2019

Teatro aperto a tutti e novità nel segno di Mozart e Bellini: può così tratteggiarsi la sintesi della stagione lirica di concerti e balletti, presentata in tarda mattinata del 22 ottobre, nel foyer del teatro Bellini di Catania

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Teatro aperto a tutti e novità nel segno di Mozart e Bellini: può così tratteggiarsi la sintesi della stagione lirica di concerti e balletti, presentata in tarda mattinata del 22 ottobre, nel foyer del teatro Bellini di Catania, alla presenza di numeroso e interessato pubblico di appassionati e “addetti ai lavori”, dal Sovrintendente del teatro Roberto Grossi, dal Direttore artistico Francesco Nicolosi, alla presenza del Sindaco di Catania Salvo Pogliese e di altri rappresentanti istituzionali; assente l’assessore regionale alla Cultura Pappalardo (sorvoliamo sul Presidente Musumeci, della nostra provincia), nonostante l’ente sia regionale (ma è comprensibile, dati i tempi non splendidi economicamente: non ci si può impegnare più di tanto): è già una vittoria allestire il programma per l’anno venturo.

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Fra i punti da mettere subito in rilievo, considerato il calo drastico di presenze, abbonati e spettatori, l’iniziativa “teatro per tutti”, che riduce del 30% il biglietto agli ultra sessantacinquenni, fa entrare gratis i minori di anni quattordici (che abbiano famiglie sensibili alla musica classica, auspichiamo), fissa a sette euro il biglietto per tutti coloro che hanno sino a trenta anni e studenti universitari (per i turni A); per “famiglie” (non abbiamo chiesto dati i tempi, quale criterio di famiglia si adotti, ma va bene lo stesso), sconto 30% adulti, cinque euro per i figli tra i 14 ed i 25 anni; inoltre sono disponibili ogni evento cento biglietti a due euro per la fascia d’età 18-25 per ogni produzione, “porta un amico” con lo sconto del 10% per chi fa abbonare un amico o parente (un po’ pochino ma pazienza), e convenzioni col teatro di Palermo.   Forse non servirà a invertire la tendenza all’abbandono per l’amore verso il belcanto, poiché è problema sociale: ma la dirigenza del teatro sta operando per quanto è nelle proprie possibilità per arginare la deriva e ciò è assai meritorio.

Le produzioni sono dipanate in cinque opere, due balletti, dodici concerti sinfonici, dodici concerti sinfonico corali, sei concerti cameristici, più quattro concerti fuori abbonamento, venti spettacoli di balletto, una fiaba musicale e cinque preludi all’opera per la fascia detta (non si sa perché con inglesismo, nella Patria dell’italica favella…) “educational”.

Le opere: molto positivo l’inizio con l’omaggio al genio assoluto di Wolfgang Amadeus Mozart con l’opera che, più di molte altre, delinea il senso di quell’Amore per la Luce e la fratellanza universale che egli, adepto della nobile istituzione massonica, lasciò eternata nelle note e visse personalmente fino alla fine: dal 20 al 27 gennajo “Die Zauberflote” con un nuovo allestimento  diretto dal Maestro Gianluigi Gelmetti con la regia di Pierluigi Pizzi: Regina della Notte sarà la greca Christina Poulitsi, Tamino Giovanni Sala, Alexey Birkus nel grandemente impegnativo ruolo di Sarastro, il Maestro che tutto dirige per il bene dell’Umanità e alla gloria del supremo Artefice: attendiamo con interesse tale esecuzione.

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A marzo torna Umberto Giordano con Fedora con lo storico allestimento del Regio di Torino di Puggelli, sul podio Daniel Oren; in maggio rientra Puccini con la classica Madama Butterfly, nuovo allestimento diretto da Gianna Fratta (Karima Flores Cio Cio San, Enrique Ferrer in Pinkerton); non può mancare, ed è giusto dopo anni di colpevole assenza, l’opera belliniana di settembre, indi (in seguito al successo di quest’anno di Adelson e Salvini) dal 23 settembre si avrà “Il Pirata”, conosciuto per l’immensa eco che rese celebre il Cigno catanese nel mondo in quel primo trentennio del XIX secolo:  nel nostro caso ascolteremo nel difficile ruolo di Imogene Francesca Tiburzi, già apprezzata nella Straniera, e Shalva Mukeria in Gualtiero.  Le opere terminano in dicembre con la rossiniana Cenerentola, nuovo allestimento con la regia dello spagnolo Perez Serra e la voce del mezzosoprano Laura Polverelli.    Due i balletti, in aprile “Romeo e Giulietta”, in novembre “Night garden”.

Per la sinfonica, si apre il quattro gennaio ancora nel segno esoterico di Mozart, con l’incompiuta Messa di requiem in re min, diretta da Gelmetti (il quale inserirà le variazioni finali di Eybler in luogo del completamento di Sussmayer… roba per intenditori sopraffini e attenti alla modulistica pentagrammatica che va dal Da Ponte all’altro iniziato apparentemente nemico di Wolfgang, ossia Antonio Salieri) per proseguire, tra i varii appuntamenti, con Beethoven (in aprile, Uto Ughi ritorna al Bellini dopo il vasto successo di quest’anno, con la Sinfonia n.4 per violino e orchestra), Dvorak, Frank, Britten e in febbrajo altro sublime illuminato, Franz List (con al pianoforte Ilia Kim), introdotto dal musicologo Piero Rattalino, da molti ricordato per la direzione artistica al Bellini ove rimase molti anni. Fuori abbonamento è da segnalare il concerto per il tre novembre “Bellini che inargenti”, in cui riascolteremo la bella voce del mezzosoprano José Maria Lo Monaco, reduce da esibizioni internazionali e da noi molto apprezzata.

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Un programma dunque di buon respiro, nonostante si sia paventata la chiusura, ma la Regione Siciliana viene sempre in soccorso dei lavoratori del teatro, magari costretta ma così è;  e se non si può disporre delle somme che hanno, mercè fondi statali, La Scala o il San Carlo, continua a sperarci:  il Sindaco ha ribadito la ripresentazione del ddl che equipari il Bellini alle altre strutture nazionali a livello finanziario: sul cui esito personalmente nutriamo forti dubbi, non perché il Cigno catanese non lo meriti, fu il primo Cavaliere della Legion d’Onore straniero insignito da un capo di stato francese (era un Re, non un presidente di repubblica…), ma per il fatto incontrovertibile che, da Napoli in giù, il “dio minore” o meglio “sconosciuto che non si vuol far conoscere”, è il fato dell’ultimo ventennio di politica teatrale, chiunque siano i “macchinisti” al governo nazionale.   Nota positiva, il nuovo Maestro del Coro del Bellini, Luigi Petrozziello, da operatore dell’Arte concreto e serio, in sede di presentazione fu seduto all’ultimo posto, come coloro che fanno senza sceneggiate: questo ben depone.

Auspichiamo quindi un maggiore afflusso di catanesi e di siciliani della parte est al nostro teatro, che solo ed unicamente dal pubblico, un pubblico ancora libero e in parte senziente e sensibile, può ricevere la pirandelliana “patente” per esistere o morire, giammai da illusori finanziamenti nazionali o da assistenzialismo regionale, forma mentis  che ha fatto il suo tempo.

                                          

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