I Portici di Bologna candidati a patrimonio Unesco

Il 23 Luglio, in piazza Maggiore il Comune di Bologna, informa ufficialmente la platea che i Portici di Bologna sono candidati a diventare patrimonio mondiale

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In una calda serata del 23 di luglio, in piazza Maggiore a Bologna, il Comune ha incontrato cittadini e turisti per presentare il progetto e annunciare ufficialmente la candidatura dei Portici di Bologna come patrimonio dell’umanità.

La prima bozza del dossier Candidatura Unesco sarà presentato il 15 settembre al Ministero per i beni e le attività culturali, che lo invierà poi al Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti Unesco a Parigi. Nel 2020, la consegna definitiva in attesa del responso previsto nel 2021.

Cosa rappresenta il portico?

dgaIl portico è in primis un patrimonio della comunità, una parte della propria casa regalata ai cittadini, magari rappresenta un ambiente privo di qualità architettoniche ma legato e omogeneo assume quel valore di continuità che gli urbanisti chiamano “continuum” sicuramente è un ambiente privo di individualità, le strade porticate sono la casa della folla curiosa. Il portico non è altro che un interno all’aperto e costringe le persone alla comunicazione, esso fiancheggia il traffico della strada evitandone i pericoli, risolve con largo anticipo il problema delle città moderne garantendo un passaggio in sicurezza ai pedoni. Forse è questa possibilità di andare tranquilli e coperti, gente tra la gente a rendere il carattere dei bolognesi cordiale e comunicativo. A rappresentarli tutti, il portico di San Luca, l’espressione conclusiva di un caratteristico atteggiamento civile, lungo tre chilometri fino a raggiungere il santuario alla cima dei colli. Conduce un’orgogliosa costruzione architettonica nel verde pieno della natura, come una lunga strada protetta da piante ricurve sul crinale della montagna. I portici di Bologna hanno tutte le carte in regola per essere riconosciuti come patrimonio dell’intera umanità.

Dal 2006 i portici di Bologna sono inseriti nella “tentative list” italiana dei siti candidati a diventare patrimonio mondiale.

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A sostenere la candidatura in piazza Maggiore, anche un illustre cittadino bolognese, il regista Pupi Avati. La sua voce si è unita così allo sforzo che l’Amministrazione comunale e la città intera sta compiendo per raggiungere questo importantissimo traguardo. Per il regista i portici sono un luogo del cuore, ma “in certi casi ultimamente purtroppo li ho visti segnati da graffiti che non so apprezzare. Se si dovesse ottenere questo riconoscimento – ha concluso – un restauro generale sarebbe opportuno. Lo meriterebbero”. E il regista, membro della Commissione nazionale Unesco, confessa qual è il suo portico preferito “Il portico più straordinario di tutti è quello di San Luca, nel tratto in cui si ritorce su se stesso, alla Curva delle Orfanelle, perché a salire tu hai la possibilità di vedere a destra e poi di girarti e vedere dall’altra parte: è da tempo che Bologna lavora su questa candidatura e oggi i tempi sono maturi.

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Si tratta di una sfida per nulla facile o scontata perché l’Italia è il Paese con più siti iscritti nella World Heritage List e quindi ogni candidatura italiana è guardata con grande attenzione dalle altre nazioni. Intanto sono ancora molti i passaggi da compiere ma il Comune sta procedendo velocemente. Contemporaneamente avanza la stesura preliminare del dossier di candidatura, che si avvale anche della consulenza di Links Foundation, un’organizzazione non profit che opera a livello internazionale nell’ambito dei settori dell’ingegneria e dell’architettura, focalizzandosi in particolare su tematiche territoriali ed ambientali. È specializzata nella redazione di dossier di candidatura, progetti di valorizzazione e piani di gestione ed ha già concluso positivamente alcune candidature.

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Le candidature presentate dall’Italia sono valutate con maggior severità, in quanto per il Comitato Unesco è importante ottenere un bilanciamento tra i siti europei ed extraeuropei e l’Italia vanta il maggior numero siti Unesco, precisamente 55, ultimo sito arrivato nel 2019: le “colline del prosecco di Conegliano Veneto e Valdobbiadene”.

L’Italia può dunque presentare una sola candidatura all’anno. Perciò, dei dieci criteri valutati per l’inclusione dei beni nel Patrimonio Mondiale, il Comune si sta concentrando in particolare su due cavalli di battaglia: da una parte Bologna quale esempio più rappresentativo ed esteso di una tipologia architettonica presente in tutto il mondo, dall’altra dimostrare che in nessun’altra città esiste una varietà così numerosa di porticato. 

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Come e quando sono nati i portici?

A Bologna i portici misurano 38 km contando solo quelli nel centro storico, che arrivano a 53 km se si considera anche quelli fuori porta. Qui troviamo anche un portico da record, come quello di San Luca che conta 666 splendide arcate e  con i suoi 3.796 metri di lunghezza è il più lungo al mondo. “Le antiche origini architettoniche, a partire dalle antiche civiltà greca e romana, il portico ha costituito il luogo del riparo e del decoro per eccellenza, reso disponibile per tutta la comunità oltre l’aspetto sociale: dal Medioevo a oggi i portici rappresentano il luogo dell’integrazione per eccellenza, dove gli spazi civili e religiosi, le abitazioni appartenenti ad ogni ceto sociale, sono perfettamente integrati. La prima testimonianza di questo patrimonio architettonico risale all’anno 1041. Bologna visse un periodo di boom demografico. Ciò portò a vivere una forte emergenza abitativa, che spinse i proprietari ad aumentare la cubatura delle proprie case, ampliando gli spazi con la creazione degli sporti che dovevano essere sorretti da travi. Da subito si comprese la portata di questa opera che offriva riparo dal sole e dalle intemperie e favorì la creazione di attività commerciali e artigiane. Nel 1288 il Comune di Bologna rese obbligatoria la costruzione del portico in muratura per le nuove abitazioni e l’adeguamento delle abitazioni già esistenti che ne fossero prive.

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