“Pietra Lavica” – Il thriller di Paolo Sidoti

Presentato a Castello Ursino il romanzo edito da Algra Editore. Un “giallo storico”, tra misteri e tradizioni

Venerdì 19 dicembre, la presentazione di “Pietra Lavica” approda presso la suggestiva location del Museo Civico “Castello Ursino”, ambientazione e magnifico set di alcuni capitoli del romanzo di Paolo Sidoti.

L’evento ha visto anche la partecipazione della direttrice di “Globus Magazine”, Antonella Guglielmino, nella veste di moderatrice e dell’editore Alfio Grasso. Presente anche l’istrionico attore Enrico Pappalardo, che ha reso il proprio contributo con la lettura di alcuni passi scelti. Il duo Elysium, composto da Miriam Zappalà all’arpa e Daniele Calanna al clarinetto, ha allietato la serata con l’esecuzione di alcuni brani medievali. Interessata e notevole la partecipazione del pubblico, che ha riportato e manifestato grande interesse durante gli interventi dei relatori.

Paolo Sidoti negli anni ’80 si occupa di teatro, studia Mimo a Parigi e realizza performance in diverse occasioni. Studia danza contemporanea, lavorando in diverse compagnie. A Milano, negli anni ’90, partecipa a diversi spettacoli teatrali. Realizza videoclip e documentari. Successivamente si occupa della scrittura di sceneggiature di cortometraggi, dei quali cura anche la regia. Nel 2011, con il corto Fiori di vino, vince il premio “EtnaCorti”.

Un thriller, quello di Paolo Sidoti, che si apre con il ritorno a Catania del giornalista Giuseppe Nicotra, con il crollo di un tratto della pavimentazione stradale della centralissima piazza Stesicoro e con il conseguente rinvenimento di una tomba d’epoca. Carlo Fichera, amico d’infanzia di Giuseppe e giornalista anch’egli, viene assassinato vicino casa, poco dopo aver tentato di riferire all’amico informazioni segrete. Nicotra viene sospettato, in sede di indagine, dalla polizia, ma, con il sostegno di Lucia Consoli, avvenente archeologa, tenta di dimostrare la propria innocenza. Entrato casualmente in possesso degli appunti e dei documenti di Carlo, alla ricerca dei quali andavano gli assassini, si ritrova catapultato in un singolare mistero, legato ad un segreto dimenticato nel cuore e nella memoria della città. Un mistero collegato alle misteriose circostanze della morte del “Cigno catanese”, Vincenzo Bellini, e a un’antica Sacra Reliquia. Alla ricerca di quest’ultima va un “Collezionista” senza scrupoli e convinto dei poteri taumaturgici della stessa. Segreti ed enigmi che conducono alla conoscenza, lungo un percorso umano e spirituale.

Ed è proprio il capoluogo etneo a fare da set alle vicende. Catania, colonia calcidese, che affonda le proprie origini nel lontano VIII secolo a.C. e la cui storia ha visto diverse dominazioni. Da quella greca a quella romana, bizantina e poi araba, passando per normanni, svevi, angioini, aragonesi e spagnoli. Se si volesse condensare la città del “Liotru” in cinque parole, l’associazione di idee sarebbe spontanea: Etna, architettura, fede, arte e tradizione. In seguito all’eruzione del 1669 e al terremoto che colpì la Val di Noto l’11 gennaio 1693, fu ricostruita con il barocco che ne contraddistingue i palazzi del centro. Ed è proprio il basalto, la roccia effusiva di origine vulcanica, derivata dal rapido raffreddamento e dalla successiva solidificazione del magma a contatto con l’aria, l’elemento principe del centro storico.

Pietra lavica”, che è anche titolo del romanzo, caratterizza la pavimentazione del singolare reticolo stradale e del tessuto urbano. Una città più volte distrutta da lava e terremoti e più volte ricostruita. Una ricostruzione voluta dagli abitanti e dal viceré Uzeda, che inviò a Catania, come vicario, Giuseppe Lanza duca di Camastra. Spopolata e annientata dal sisma (al quale sopravvisse solo la cinta muraria, l’abside della cattedrale, il Castello e poco più), la città fu ricostruita, come in “una silenziosa preghiera verso il cielo”, con lo stesso materiale che l’aveva ricoperta e devastata. E grazie a quella rifondazione, si scongiurò il pericolo che Catania diventasse una città fantasma, abbondonata al proprio destino tra macerie e disperazione.

A noi, oggi, è concessa la possibilità di fruire delle bellezze architettoniche e artistiche che caratterizzano i tre ex assi viari: da porta di Aci alla cattedrale e lungo quelle che erano le vie Lanza, dei Ss. Francesco e Giuliano, di San Filippo. Centro storico che ha influenzato l’adolescenza e l’infanzia dell’autore, trascorsa tra piazza Stesicoro, via Etnea, piazza Duomo e la pescheria.Viene alla luce e recuperato dalle memorie più ancestrali dell’autore, un giallo storico che, partendo dalle “basole” di pietra lavica, è finestra e spaccato sul passato della nostra città o, meglio, sulla nostra storia, più o meno recente. Con uno stile asciutto, quasi giornalistico, e con un ritmo incalzante, Sidoti riesce a confezionare un buon prodotto, che concilia una buona trama, tanta suspense e una tecnica narrativa raffinata e coinvolgente. Un “unicum” del genere, se si considera la buona dose di informazioni, ricerche e curiosità sulla storia di tanti simboli della sicilianità e della catanesità. Location, monumenti e devozione al culto di Sant’Agata trovano una perfetta quadratura, senza attribuire al romanzo la minima “aura” di provincialismo. Un prodotto che, rispondendo perfettamente ai canoni, può essere definito come ben confezionato e come una lettura godibilissima, facendo di “Pietra Lavica” un thriller che si legge tutto d’un fiato e che tiene il lettore attaccato al libro. Personaggi statici in un primo momento e successivamente connotati da grande dinamismo. Ombre e luci, misticismo, profondo simbolismo e numerologia (i 7 cancelli della Santa patrona, le 7 distruzioni della città, ecc.). Un giornalista indaga e scava nel passato, alla ricerca di una reliquia di diciotto secoli fa. Si tratterebbe di una cassetta di legno contenente una lapide elogiativa di Sant’Agata, trafugata da un monaco cremonese nel 568 d.C., durante un’invasione longobarda. Il segreto da custodire fa da vero e proprio leitmotiv all’intera vicenda.Ma il romanzo si pregna anche di tanta ricerca storica, basata su eventi realmente accaduti e verificabili, le cui fonti sono attendibili. In epoca di Crociate, infatti, Catania era porto commerciale e di approvvigionamento, protetta da cavalieri. Nel giallo si susseguono segni e simboli che rimandano ai Cavalieri del Santo Sepolcro dell’ordine del Nodo, un antico ordine militare cavalleresco, nel quale il “nodo”, per l’appunto, alludeva a un giuramento di fedeltà. Mail romanzo si fregia anche di altri misteri irrisolti legati a Catania e al culto di Sant’Agata. Alle spoglie della protettrice della città Vincenzo Bellini donò, per disposizione testamentaria, la Croce d’Oro della Legion d’Onore, ricevuta a Parigi per meriti artistici, e il Re D’Inghilterra Riccardo I “Cuor di leone” offrì la corona (oggi posta sul capo del busto reliquiario). Reputando di non poter svelare altro riguardo al contenuto del thriller, non possiamo che consigliare la lettura di questo romanzo giallo, storico, fortemente legato alle tradizioni che, forse, solo la pietra lavica e il basalto potevano preservare e conservare così bene.

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