Philip Seymour Hoffman muore con ‘Synecdoche’ sei anni fa

 Un film profetico ‘Synecdoche ‘ (2008) di Charlie Kaufman alla sua prima regia che è stato presentato in anteprima nazionale al teatro antico del Taormina film Fest

TAORMINA – Fa un po’ paura vedere questo film e non pensare alla recente morte del suo protagonista (Philip Seymour Hoffman, 2 Febbraio 2014), perché titolo, sviluppo della trama, morte, malattia e disagio sono presenti con tutta la loro forza. Un film profetico dunque questo ‘Synecdoche ‘ (2008) di Charlie Kaufman alla sua prima regia che è stato presentato in anteprima nazionale al teatro antico del Taormina film Fest e che arriverà in sala con BIM  dal 19 giugno.

Questa la trama: Caden Cotard (Hoffman), regista teatrale con tanti problemi, ma che è anche capace di guardarsi dentro, molto malato, ossessionato dalla morte. Il tutto, peggiorato dell’abbandono da parte della moglie Adele (Catherine Keener) pittrice di minuscoli ritratti, che lo lascia per trasferirsi a Berlino portandosi via la loro unica figlioletta, Olive (Sadie Goldstein).            

Ma Caden non ci sta e si si vuole rimettere in gioco,cercando una via di fuga. Tenta una relazione con una donna, Hazel (Samantha Morton), senza successo.

 Inseguito dal tempo e cosciente di non averne molto a disposizione, Caden forma un gruppo di attori guidandoli in una sorta di rappresentazione della futilità e caducità della vita: ognuno dovrà vivere una vita non necessariamente propria e intercambiabile con quella degli altri, in un luogo del tutto virtuale.

Lo sceneggiatore Charlie Kaufman ha lavorato precedentemente con Spike Jonze, Michel Gondry e George Clooney, spiega: “Quando ero più giovane e immaginavo di avere successo prima o poi, non provavo a riguardo le stesse sensazioni che provo adesso che lo sto vivendo. Sono contento di riuscire a fare il lavoro che faccio, ma il mio carattere in realtà si è modificato ben poco attraverso il successo. Di conseguenza mi ritrovo a combattere con gli stessi problemi, le stesse insicurezze che ho sempre avuto. Ciò che trovavo difficile da ragazzo mi risulta ancora difficile come uomo, sento ancora di dover capire molto di come funziona la mia vita e l’esistenza in generale. Che questo possa riflettersi nei miei film è esattamente una delle mie speranze e dei miei obiettivi quando comincio a lavorare su di essi”.

 

 

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