Il personaggio rossazzurro: Andrea Russotto, l’arma X

Nuovo appuntamento con la nostra rubrica dedicata agli uomini rossazzurri: questa volta vi parliamo del numero 10 degli etnei

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Talento e costanza. Due elementi che, se non presi assieme, possono servire a ben poco nel calcio. Il mondo del pallone è pieno di esempi di giocatori di grande talento che però non sono riusciti a lasciare il segno nei libri di storia di questo sport proprio per la mancata capacità di dar continuità a buone prestazioni, così come è pieno di giocatori che regalano sempre prove affidabili ma che non hanno la scintilla naturale necessaria per essere considerati campioni. E forse è proprio questo che fa la differenza tra un normale giocatore e un campione, l’avere i due fattori sopracitati che si manifestano assieme. Andrea Russotto lo sarebbe potuto diventare un campione sin dalle prime battute della sua carriera, ma sfortuna e mancanza di continuità hanno inciso su quello che sembrava l’inizio di una carriera costellata di successi.

Lo sa bene la rivista inglese World Soccer che nel 2007 inserì nella lista dei 50 giovani più promettenti al mondo solo lui e Lorenzo De Silvestri come italiani. Lo sanno altrettanto bene tutti i commissari tecnici delle Nazionali giovanili azzurre che l’hanno visto indossare i colori del nostro paese dall’Under 15 all’Under 21 e lo sa anche Pierluigi Casiraghi che per le Olimpiadi del 2008 non ebbe dubbi sul convocare il ragazzo romano al posto dell’infortunato Claudio Marchisio. Insomma talento oggettivo ma forse mai espresso davvero con continuità. Eppure la grande chance Andrea la ebbe quando lo prese in Serie A il Napoli ma quindici presenze (nessuna dal primo minuto) non bastarono affinché i partenopei esercitassero il riscatto del calciatore dal Bellinzona.

Da lì in poi tante altre esperienze tra B e Lega Pro, fino all’arrivo al Catania nell’estate del 2015. Alti e bassi anche in rossazzurro, tra numeri e prestazioni straordinarie e prove impalpabili e difficilmente difendibili. Andrea Russotto porta sulle spalle quel numero 10 che per i più romantici, nonostante si sia persa ormai quest’idea, rappresenta il cuore e la fantasia di una squadra, è stato croce e delizia dei rossazzurri in questi due anni e forse ci si aspettava qualcosa di più da un giocatore dal talento così evidente.

Eppure i numeri per essere il campione (almeno del Catania) che sembrava destinato ad essere ad inizio carriera almeno ci sono tutti. Si sono visti contro il Francavilla, si sono nuovamente visti contro la Vibonese dato che il suo ingresso ha letteralmente cambiato il match. Non un caso che il momento negativo della squadra rossazzurra, che ha trovato il suo culmine nelle cinque sconfitte consecutive, si sia interrotto anche grazie a due prestazioni eccellenti del suo numero 10. Già la scorsa stagione Russotto non era riuscito a lasciare il segno nella prima parte (complice anche qualche infortunio), salvo poi finire in crescendo e segnalarsi tra i più positivi. Quest’anno, almeno per ora, la storia sembra sempre quella.

Ciò che dispiace è che nessuno dei tre allenatori passati in quest’annata sotto l’Etna sia davvero riuscito a “imbrigliare” il potere e il potenziale dell’ex Napoli. Forse il suo limite, ciò che non gli ha permesso di calcare altri palcoscenici, risiede proprio in sé stesso più che nei tecnici o negli altri. L’unico aspetto positivo di questa storia è che però, nonostante la categoria, il Catania può contare su un giocatore di così grande talento. Bisognerà dargli spazio e possibilità di creare e inventare, magari concedendogli in queste ultime partite della stagione la chance di farlo per tutta la durata della gara. Dovrà metterci del suo ovviamente mister Pulvirenti ma quello che forse dovrà fare di più per ripagare questa eventuale scelta è proprio Russotto, pronto a diventare l’arma segreta del Catania.

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