“IL PENITENTE” EMOZIONA CON LUCA BARBARESCHI E LUNETTA SAVINO, IN SCENA I FRAGILI EQUILIBRI DELLA SOCIETÀ MEDIATICA

Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina il cinismo contemporaneo dei media è il tema proposto da Luca Barbareschi  con la più recente opera teatrale del drammaturgo statunitense David Mamet Luca Barbareschi e Lunetta Savino in IL PENITENTE

Un testo importante, forte ed altamente impegnativo quello che dal 22 a 24 febbraio è in scena al Teatro Vittorio Emanuele. “Il Penitente”, in programma tra gli appuntamenti per la Stagione Teatrale 2018/2019, con Luca Barbareschi, regista ed interprete principale insieme a Lunetta Savino, rappresenta l’ultimo testo che David Mamet ha composto nel 2016 per il teatro. Non è la prima volta che Barbareschi mostra di apprezzare particolarmente i testi del drammaturgo statunitense (già premio Pulitzer e due nomination all’Oscar per la sceneggiatura) e per primo in Italia, a partire dagli anni ’80, ha portato in scena alcune sue opere teatrali, curandone anche la traduzione, quali: American Buffalo, Perversioni sessuali a Chicago, Glengarry Glenn Ross, Mercanti di bugie, Oleanna e Boston Marriage.

Luca Barbareschi - IL PENITENTE

Qual è la linea di confine e quali le conseguenze ed implicazioni del conflitto tra la libertà di stampa ed il possibile abuso da parte di chi fa comunicazione nella nostra società moderna?

Cosa succede se il nome di una persona, la sua vita finiscono sulle prime pagine dei giornali, dei media, magari sulla cronaca giudiziaria? E se poi, dopo fiumi e fiumi di inchiostro e di parole si viene assolti da qualunque accusa perché magari si era “estranei ai fatti”? Quale impatto sconvolgente può avere tutto questo in quella vita? Questo il tema complesso affrontato ne “Il Penitente” che denuncia la dimensione squilibrata e spesso inumana della società contemporanea in particolare riguardo la responsabilità della stampa, dei magistrati e la strumentalizzazione, a volte cinica, che si fa della legge senza scrupolo alcuno se la “gogna mediatica” può distruggere la vita di un uomo, e non solo quella, e poco importa se alla fine è vero o meno ciò che appare. Quante volte è successo…? Troppe volte…

Massimo Reale e Luca Barbareschi in IL PENITENTEIl dramma de “Il Penitente” si ispira, infatti, a un caso realmente accaduto; sul palco la vicenda viene scandita attraverso otto scene, otto atti (nell’arco dei totali 90 minuti) in soluzione di continuità, tra l’uno e l’altro un attenuarsi e riaccendersi delle luci, in cui si assiste ai serrati confronti fra i personaggi: tra i due coniugi, Charles (Luca Barbareschi) e Kath (Lunetta Savino), tra il protagonista con il proprio avvocato, Richard (Massimo Reale), ed anche con la pubblica accusa (Duccio Camerini).

In realtà la vicenda teatrale ha inizio ancora prima che lo spettatore se ne renda conto poiché appena si accede in platea, a luci ancora accese e musica in sala dai toni incisivi, si nota subito a sipario aperto, al centro della scena, il protagonista seduto a un tavolo, indossa il kippah ed è intento a leggere un quotidiano. Su Charles giganteggia sospeso, quasi incombe, un enorme cubo su cui vengono proiettate un turbinio di immagini (con un effetto quasi subliminale) tratte dai titoli di giornali e telegiornali. Notizie varie, di famosi casi di cronaca giudiziaria, che riguardano scandali politici, personaggi famosi, casi giudiziari come la vicenda di Sacco e Vanzetti, lo scandalo Watergate, il caso Meredith e l’assoluzione di Enzo Tortora, ingiustamente accusato di fatti mai commessi.  Luca Barbareschi e Duccio Camerini in IL PENITENTE

Una scenografia essenziale con un tavolo triangolare e due sedie su una pedana quadrata, luminosa e leggermente inclinata verso il pubblico che (quasi come su un ring) delimita lo spazio dell’azione ed nello stesso tempo si “porge” verso chi guarda, per coinvolgere lo spettatore e farlo entrare dentro ad una realtà drammaticamente cinica che purtroppo appartiene a tutti, segnata anche dalle notizie che vengono diffuse dall’attuale sistema mediatico in cui siamo immersi. Il tema trattato è quindi già al centro della scena e lo spettatore vi è già dentro ed emotivamente coinvolto quando si spengono le luci in sala e si avvia il dramma.

Il protagonista Charles, un medico psichiatra, si rifiuta di testimoniare in favore di un suo paziente che ha commesso una strage di diciotto persone. Nel protagonista si scatena una crisi professionale e morale poiché ha intenzione di tener fede al “giuramento di Ippocrate” che impone ai medici di mantenere segreto ciò che riguarda un paziente nonostante le varie pressioni: in primis dalla stampa che con amaro sarcasmo Charles definisce – “I giornalisti: i nuovi sacerdoti della comunicazione”; la pressione del suo avvocato, Richard, che gli consiglia di dire ciò che il suo paziente gli ha rivelato e di fare comunque una dichiarazione come anche l’incisiva azione della pubblica accusa che durante l’interrogatorio mette in dubbio anche la sua fede religiosa ebraica, in cui egli aveva cercato conforto e rifugio; il dramma della moglie, Kath, che finirà col crollare sotto il peso della pressione mediatica, crisi su cui influisce anche l’isolamento da parte della società verso chi non si adegua all’ipocrisia del cosiddetto “politicamente corretto”.

Luca Barbareschi in IL PENITENTE

L’attenzione generale viene dirottata su Charles, alla ricerca di un colpevole su cui fare ricadere le responsabilità della tragedia, ed egli (pur non mancando di un finale a sorpresa) viene coinvolto in un sospetto di omofobia verso il suo paziente, per la qual cosa finisce col subire una vera gogna mediatica il cui fine è soddisfare l’esigenza collettiva di sommaria giustizia.

“Ho scelto questo lavoro di Mamet” – spiega Barbareschi, regista e traduttore del testo, – “perché è una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea. “Il penitente” è la vittima dell’inquisizione operata dai media. È ciò che accade all’individuo quando viene attaccato dalla società nella quale vive ed opera, quando la giustizia crea discriminazione per avvalorare una tesi utilizzando a questo fine l’appartenenza religiosa.”

Il-Penitente

Una scelta di campo quella di Luca Barbareschi, certamente non facile, certamente da apprezzare per il valore dei temi affrontati con la consapevolezza dell’alto ruolo che il teatro occupa, che deve continuare a svolgere per la cultura evolutiva della società e sul quale egli stesso ha avuto il coraggio di scommettere in prima persona: “Credo che il teatro sia stato la mia salvezza” ha detto in conferenza stampa aggiungendo “…io sono quello che si dice un sopravvissuto e se sono sopravvissuto è proprio grazie al teatro…” ed è dal profondo significato di questo “sentire” che emerge una grande forza rigeneratrice che può rappresentare il teatro sia per il singolo che per la collettività.

Uno spazio che può indurre a riflettere, ad analizzare e anche a portare alla luce tematiche che scuotono gli animi, argomenti che a volte si tenta anche di occultare, agli altri come a se stessi, ma che è bene fare riaffiorare ed affrontare.

Sensazioni non facili che sono state ben rappresentate e incisivamente trasmesse da tutti gli interpreti nei rispettivi ruoli e, allo stesso modo, ben recepite da tutto il pubblico che restituisce ai protagonisti tale percezione con i calorosissimi applausi finali mentre scorrono intanto le belle note di Hurricane, canzone di protesta del grande Bob Dylan dedicata ad un ennesimo caso di ingiusta condanna, e in scena giganteggia ancora, singolare protagonista, il grande cubo su cui si può leggere dal “Giuramento di Ippocrate” ciò che segue ed ognuno poi tragga le sue conclusioni…:

 “…Ciò che io possa vedere o sentire

durante il mio esercizio

o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini,

tacerò ciò che non è necessario sia divulgato,

ritenendo come un segreto cose simili…”

Con Lunetta Savino e Luca Barbareschi

Lunetta Savino e Luca Barbareschi per GLOBUS Magazine

Teatro Vittorio Emanuele:

Venerdì 22 febbraio 2019, ore 21:00 – Turno A

Sabato 23 febbraio 2019, ore 21:00 – Turno B

Domenica 24 febbraio 2019, ore 17:30 – Turno C

IL PENITENTE

di David Mamet

con Lunetta Savino e Luca Barbareschi

Massimo Reale

e con Duccio Camerini

 

scene Tommaso Ferraresi

costumi Anna Coluccia

luci Iuraj Saleri

musiche Marco Zurzolo

suono Hubert Westkemper

video Claudio Cianfoni, Marco Tursi e Andrea Paolini

dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti

traduzione e regia Luca Barbareschi

produzione TEATRO ELISEO – FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL – NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA

Manifesto Il Penitente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *