PASTICHE, CULTURA MATERIALE ALLA VERONELLI. Un Viaggio gastronomico Triestino per Luigi Veronelli

Vigneti friulani, passeggiate veronelliane. EMOZIONE A TRIESTE PER LA PRESENTAZIONE DI *PASTICHE, CULTURA  MATERIALE ALLA VERONELLI.  Viaggio monografico tra sensibilità e pensiero dedicato al primo giornalista gastronomico italiano. 

Trieste Un incontro per riscoprire il sapore delle tradizioni, lasciandosi guidare dal genio di Luigi Veronelli, padre della critica gastronomica italiana e fondatore del Seminario Permanente Luigi Veronelli. Sabato 7 febbraio, la Libreria Lovat di Trieste, ha accolto con questo spirito la presentazione di *Pastiche, Cultura materiale alla Veronelli, il volume che il Seminario Permanente ha realizzato in nome del rivoluzionario giornalista a dieci anni della sua scomparsa.   

Una serata densa, per rammentare con letture libertarie lo spirito arguto e controcorrente che attraversò più volte i colli friulani, narrandone eccellenze enologiche e culinarie, con la lievità e l’acume propri di un grande intellettuale del Novecento.

«Luigi Veronelli del vino amava i filari e gli artigiani, le zolle di terra e i piatti contadini. Era uomo libero di sensi e di pensiero, che per mezzo secolo ha dedicato ogni sua energia e competenza all’agricoltura e alla gastronomia d’Italia e del mondo. Per questo nasce *Pastiche, per non dover tumulare nessuna idea veronelliana, nemmeno la più scomoda. Non un progetto commemorativo, quanto piuttosto un racconto inteso che, grazie al contributo di autori diversissimi, intende tracciare il profilo del filosofo che assaggiava, del contadino che scriveva e del giornalista che ha fatto d’ogni bicchiere un racconto vivo di luoghi e persone» – ha commentato Andrea Bonini, direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, intervenuto nel corso della presentazione con la curatrice della pubblicazione Simonetta Lorigliola.

E tra i luoghi dell’anima dell’indimenticato critico, ecco il Friuli, terra di attraversamenti e commistioni, tra persone, animi e culture. Un piatto complesso, da cui il giornalista era di volta in volta, sconvolto e affascinato. «Attraversava con il cuore i ristoranti e i vigneti della nostra terra e quel cuore che lasciava in dono solo ad alcuni significava che lui aveva mangiato in quel posto, forse anche una semplice minestra, ma che, in quel momento e così realizzata, quella minestra era stata indimenticabile. Ecco, noi qui, dobbiamo puntare a quella minestra, prendendo atto del mutamento e legandolo a momenti di resistenza, in un continuo esercizio di ingegno» – ha rammentato Josko Sirk, tra gli autori della monografia, patron de La Subida di Cormons, luogo senza dubbio veronelliano, nel suo amare lealmente la terra, volgendo lo sguardo al futuro.

Al suo fianco, lo scrittore spagnolo  J. A. Gonzalez Sainz, che nel pezzo dedicato a Veronelli in *Pastiche scrive: «Quando morì Luigi Veronelli io mi stavo curando per
lo stesso cancro che se l’è portato via. Facevo passare il tempo in un caffè di Udine prima di andare a ritirare il risultato di alcune analisi, e lessi la notizia. Ricordo il tavolo esatto del caffè a cui ero seduto; ricordo che leggendo la pagina gridai a me stesso “no”, “lui no”, “proprio lui no”. Chi nella vita ha bevuto con vera gioia non dovrebbe morire mai».

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