Palestina: Onu al voto

Lo scacchiere internazionale diviso sulla decisione. In Europa, i Paesi favorevoli sono 15,  i no 10. Russia e Cina favorevoli al riconoscimento di Stato osservatore non membro

NEW YORK – Stasera nel palazzo di vetro della Grande Mela si voterà per decidere se la Palestina diventi da ‘entità no statuale’ a Stato osservatore non membro come la Santa Sede . Lo scacchiere internazionale si presenta piuttosto variegato.  I Paesi europei favorevoli saranno almeno 15 (Francia, Spagna, Danimarca, Irlanda, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Cipro, Malta, Finlandia, Grecia, Belgio); la Germania, la Repubblica Ceca, l’Olanda e la Bulgaria dovrebbero votare contro; la Gran Bretagna ha annunciato che si asterrà. I «no» saranno meno di dieci – inclusi Israele, Canada, Usa e «i suoi paesi satelliti» – tra tutti i 193 Stati dell’Assemblea. Tra i grandi attori internazionali, Russia e Cina si sono detti a favore del riconoscimento della Palestina come Stato osservatore a partire dalle frontiere del 1967 e con capitale a Gerusalemme Est. L’Italia annuncerà questa sera la sua posizione al riguardo. Il ministro degli esteri, Giulio Terzi, secondo quanto pubblicato da La Stampa on line, ha giudicato “sgradevole che l’Ue nonsia riuscita a trovare uan posizione comune, indebolendo in qualche maniera la capacità negoziale dell’Unione.

 

Nel caso del riconoscimento la Palestina potrebbe entrare a far parte di altre organizzazioni gestite dalle Nazioni Unite, adendo alla Corte Penale internazionale contro i possibili crimini di guerra da parte degli israeliani perpetrati nei loro territori. Infatti, lo Stato israeliano teme di essere accusato dalle autorità palestinesi per la violazione della Convenzione di Ginevra (IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra del 12 agosto 1949?) in cui all’articolo 49 recita: “I trasferimenti fondati, in massa o individuali, come pure le deportazioni di persone protette, fuori del territorio occupato e a destinazione del territorio della Potenza occupante o di quello di qualsiasi altro Stato, occupato o no, sono vietati, qualunque ne sia il motivo. La Potenza occupante potrà tuttavia procedere allo sgombero completo o parziale di una determinata regione occupata, qualora la sicurezza della popolazione o impellenti ragioni militari lo esigano. Gli sgombri potranno aver per conseguenza lo spostamento di persone protette soltanto nell’interno del territorio occupato, salvo in caso di impossibilità materiale. La popolazione in tal modo evacuata sarà ricondotta alle sue case non appena le ostilità saranno cessate nel settore interessato. Procedendo a siffatti trasferimenti o sgomberi, la Potenza occupante dovrà provvedere, in tutta la misura del possibile, affinch le persone protette siano ospitate convenientemente, i trasferimenti si compiano in condizioni soddisfacenti di salubritˆ, di igiene, di sicurezza e di vitto e i membri di una stessa famiglia non siano separati gli uni dagli altri. La Potenza protettrice sarà informata dei trasferimenti e degli sgombri non appena essi avranno avuto luogo. La Potenza occupante non potrà trattenere le persone protette in una regione particolarmente esposta ai pericoli della guerra, salvo che la sicurezza della popolazione o imperiose ragioni militari lo esigano. La Potenza occupante non potrà procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della sua propria popolazione civile nel territorio da essa occupato.

Dal canto loro, i palestinesi hanno scommesso sulla vittoria diplomatica. Un’eventuale approvazione della risoluzione rappresenterebbe un’altra vittoria diplomatica perché lo scorso autunno sono stati riconosciuti dall’Unesco, con l’ingresso a pieno titolo della Palestina nell’organismo Onu per Scienza, Educazione e Cultura.

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