Paganese-Catania: entusiasmo contro necessità

Una gara di notevole importanza, quasi uno spartiacque per il Catania, bisognoso come non mai di punti pesanti per la corsa ai playoff.

necessità

Chi ad inizio stagione avrebbe mai potuto pensare che la trasferta di Pagani per il Catania avrebbe assunto un’importanza capitale? Quale “nostradamus” avrebbe mai avanzato l’ipotesi che il cammino rossoazzurro verso l’obiettivo minimo stagionale, i playoff, vivesse un pomeriggio determinante non contro Lecce, Foggia o Matera, bensì contro la “piccola” Paganese? Chiunque abbia solo pensato a risvolti del genere merita un premio per lungimiranza. Invece, paradossalmente, il Catania si ritrova solo davanti allo specchio delle ambizioni. Lo stadio “Marcello Torre” come palcoscenico inatteso, che farà da contorno ad un pomeriggio che molto dirà sul prossimo futuro rossoazzurro. Credere, inseguire, aspirare con legittimità ai playoff o “mollare gli ormeggi”, lasciarsi andare in attesa di periodi più felici? Gli etnei non hanno altro risultato utile al di fuori della vittoria, i campani attraversano un momento di forma scintillante e credono fortemente nella possibilità di insidiare le contendenti alla postseason. Il Catania resta abbarbicato al proprio blasone, al proprio organico ricco di qualità, ma privo d’identità; la Paganese è pronta a venire spinta da un ambiente che coltiva un piccolo sogno, dopo aver visto le streghe del dilettantismo appena sette mesi fa. Un pomeriggio di necessità.

Necessità di vincere sulla sponda etnea, di confermarsi su quella campana. Due tecnici bravi e preparati a confronto. Gianluca Grassadonia è conosciuto bene da Lo Monaco, che lo scelse nel suo passato messinese. E’ cresciuto, migliorato sotto molti aspetti, specie nella lettura di certi momenti delle partite. A Pagani sta trovando la propria dimensione a suon di traguardi raggiunti e campionati importanti. Le sirene di palcoscenici ben più altisonanti non mancano, per il momento però si pensa alla Paganese. Giovanni Pulvirenti è stato confermato sulla panchina del Catania fino al termine della stagione, nonostante la sconfitta di Lecce. Occasione più unica che rara per lui, che con le formazioni giovanili rossoazzurre ha fatto vedere cose ottime. La speranza è che possa ripetersi, anche se la Prima Squadra è ben altra cosa. Non si tratta solo di scelte tattiche, di optare per un sistema di gioco piuttosto che per un altro: c’è un calderone di pressione pronto ad esplodere.

4-2-3-1 per gli azzurrostellati, probabile 4-3-1-2 per gli etnei, considerate le assenze che falcidiano il reparto arretrato, specie le fasce. Out Djordjevic, Di Cecco e Baldanzeddu, torna Gil: ecco perché la difesa a quattro con il dirottamento di Marchese sulla fascia sinistra è più di un’ipotesi. Mediana che vedrà il ritorno dal 1′ di Scoppa, a lui verranno affidate le redini di una manovra mai scintillante in questa stagione, sempre insipida e priva della giusta imprevedibilità. Le cose con l’argentino in campo non sono mai state del tutto diverse, ma le sue geometrie, il suo teorico ordine e le qualità che lo contraddistinguono potrebbero fare al caso del centrocampo etneo. L’approccio alla gara sarà il crocevia dei 90′: il Catania sa di avere un tasso tecnico di gran lunga superiore a quello avversario, dovrà utilizzare questa consapevolezza avvolgendo la Paganese con il gioco, non dando spazi ad una formazione che in ripartenza tende a sfogare tutta la propria voglia di stupire. Anche perché i campani nell’uno contro uno hanno molte armi da sfruttare e con cui far male.

Approccio giusto, voglia di sovrastare l’avversario e zero spazi. Da questi tre diktat deve partire il Catania per fare risultato al “Marcello Torre”. Tutto, però, passa dalla mentalità. Presentarsi a Pagani come fatto a Lecce sarebbe delittuoso, oltre che immotivato e inutile. Per battere una compagine così tanto in forma, che vola sulle ali dell’entusiasmo, serve metterle paura, farle capire che il pomeriggio sarà in salita, poco tranquillo. D’altronde, la vittoria è una necessità, senza se e senza ma. Tre punti per riprendere la giusta via, altrimenti sarà meglio porre fine a questo vertiginoso e mai saldo volo pindarico.

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