Onu adotta la prima risoluzione contro l’infibulazione

Questa partica la subiscono 140 milioni di donne al mondo
L’ambasciatore italiano all’Onu: “Bisogna mettere fine alle mutilazioni genitali femminili nell’arco di una generazione”


NEW YORK – L’infibulazione è una pratica barbara che subiscono ancora oggi  140 milioni di donne nel mondo, arrivando anche nei paesi occidentali tramite il flusso di migranti. Questa pratica è considerata illegale in buona parte del mondo come Europa, Stati Uniti, Canada e in una ventina di paesi africani. Oggi, dopo varie sollecitazioni anche da parte del Parlamento europeo, è arrivata la prima risoluzione di condanna da parte dell’Assemblea generale dell’Onu. A votarla più di 110 paesi, tra cui circa 50 africani, hanno sostenuto la risoluzione che invita gli Stati membri a “integrare le misure punitive con attività di educazione e informazione”.

Il Parlamento europeo aveva già adottato il 14 giugno 2012 il Parlamento Europeo h un’importante risoluzione (2012/2684(RSP)) sull’abolizione delle mutilazioni genitali femminili. Nelle prime righe del documento si legge che le mutilazioni genitali non hanno alcuna giustificazione sanitaria. Ma il Parlamento è andato oltre, invitando le Nazioni Unite, come già aveva fatto l’Unione Africana, ad adottare una risoluzione sullo stesso tema, così da uniformare le azioni prese dai diversi stati membri. Le mutilazioni genitali femminili sono violazioni dei diritti umani, che non possono essere tollerate all’interno della società. È quindi molto importante che la società civile si impegni a sensibilizzare il grande pubblico su questo tema, così da sconfiggere il problema il prima possibile.

Secondo quanto pubblicato dall’agenzia di stampa TmNews, l’ambasciatore italiano all’Onu, Cesare Ragaglini, protagonista nell’impegno contro questa pratica, ha sottolineato che  “Non risparmieremo sforzi per raggiungere il nostro obiettivo: mettere fine alle mutilazioni genitali femminili nell’arco di una generazione. Oggi questo obiettivo appare più vicino che mai”. Ragaglini ha quindi definito la risoluzione uno “strumento potente” contro le resistenze ancore diffuse nel mondo per la messa al bando di tale pratica. “Spetta a noi ora sfruttarla nel modo più efficace”, ha concluso.

 

 

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